Tobia, Elia e il navigatore satellitare

elia tobia

La casa d’aste Enchères Côte d’Opale è così piccola che non ho trovato nemmeno il loro sito.
Prendiamola come una giustificazione per questa buffa svista iconografica (qui):

Ecole flamande du XVIIème siècle
Tobie et l’ange
Huile sur cuivre 24,3 x 17,8 cm

Tobia?! Ma Tobia è un ragazzo, quasi un bambino, quando se ne parte di casa con l’arcangelo Raffaele!
Stanno in viaggio un bel po’, a quanto pare. Giusto il tempo di farsi crescere un bel barbone fluente e canuto.
E in effetti Tobia è lì che sembra pensare: “Secondo me ci siamo persi”…

In effetti non è Tobia (ma va?).
E’ il profeta Elia, che dopo aver sterminato i sacerdoti di Baal, si rifugia nella città di Bersabea.

Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: “Alzati e mangia!”. Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. (1Re, 19, 4-6)

Avete presente quel quadro famoso del Moretto, in San Giovanni a Brescia?
Ecco, è lo stesso episodio.

hh

 

 

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Leonardo Grazia: panettone o colomba?

grazia-sothebys

Chi si ricorda di questa bella Lucrezia di Leonardo Grazia da Pistoia?
Passava anonima da Sotheby’s lo scorso Natale (qui).
Costava 4.000 sterline, e io ne riconoscevo l’autore e la consigliavo caldamente.
Un regalo di Natale ai ricchi, con i migliori auguri.

Un regalo apprezzato, evidentemente, perché ha fatto più di 40.000 sterline, e adesso torna da Christie’s (qui), al doppio:

Leonardo Grazia, called Leonardo da Pistoia (Pistoia 1503-after 1548 ?Naples)
Lucretia
oil on panel, 104 x 69.7 cm
Estimate USD 80,000 – USD 120,000

Da notare la giusta attribuzione.
Tutto merito del dr. Louis Waldman, che insegna all’Università di Austin, in Texas. Per chi non se lo ricorda, è quello che una ventina d’anni fa ha trovato il nome del Maestro dei Pasesaggi Kress (qui).
Nella scheda che lo accompagna dice che è proprio Leonardo, che è bellissimo eccetera.
E che lui, bontà sua, conferma l’attribuzione.

Per carità, l’attribuzione era facile e tutto quanto.
E poi l’avevo detto io che era un regalo.
E poi siamo sotto le feste e siamo tutti più buoni.
Epperò siete proprio bastardi, lasciatevelo dire.

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c’era una volta Giovanni Battista Naldini

naldini moncalvo pillon turquin

Questo quadretto che passa da Pillon a Parigi (qui) mi ricorda una vecchia favola:

ÉCOLE ITALIENNE, vers 1600, suiveur de MONCALVO
LA PRÉSENTATION AU TEMPLE
Panneau de chêne ovale (Ajouts sur les côtés), 26 x 17,5
Expert : cabinet TURQUIN

Cosa fa il cabinet Turquin? Offre consulenza alle case d’asta che non hanno un dipartimento di dipinti antichi.
Allora un giorno scrissi a monsieur Turquin dicendogli: “Non è che avete bisogno di un occhio in più?”, evitando di aggiungere “dato che più della metà delle vostre attribuzioni sono farlocche?”.
Turquin, gentilmente, mi rispose di starmene a casa mia e di non disturbarlo più.

Poco male.
Allora scrissi un bellissimo progetto per un istituto di ricerca tedesco, ma con sede a Firenze.
Argomento, Giovanni Battista Naldini e più in generale l’ultima stagione del manierismo fino alle soglie del XVII secolo.
Come si vedrà, Naldini ha gran bisogno di essere studiato.
Gentilmente, mi risposero di starmene a casa mia.

Ma torniamo al quadro.
Turquin, nella sua autosufficienza, spara il nome del Moncalvo, probabilmente senza neanche sapere chi è. Un minima conoscenza dell’artista dovrebbe essere sufficiente a impedire di buttarsi dalla rupe così alla cieca.

Si tratta invece di una copia da Naldini.
Il capostipite è la pala di Santa Maria Novella, eseguita nel corse delle ristrutturazioni vasariane degli altari laterali.
Eccola, bellissima:

naldini s.m.n

Poi, come sempre, Naldini ne trasse altre versioni. Tra cui una di piccole dimensioni che non conosciamo (o almeno, io non conosco) e che servì da modello al quadro Pillon.
A titolo di esempio, metto il quadro della Galleria Nazionale di Perugia, che ha una disposizione dei personaggi più simile:

naldini perugia

Morale della favola?
Non riuscite da soli a trarre la morale della favola?

Ahi ahi, se non ci riuscite vi perdete il lieto fine.

 

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Salvi, Reni, Dolci, Duran

sassoferrato reni dolci duran 1.JPG

La casa d’aste Duran di Madrid ogni tanto ha delle belle cose.
Una volta ad esempio passava un bellissimo ritratto veneto, probabilmente Pozzoserrato. Lo segnalai a un grosso antiquario fiorentino-newyorkese. Lui lo comprò a prezzo infimo, tutto contento.
Poi non l’ho sentito più. Un grande, anche lui. Come tanti.

Belle cose talvolta, dicevo.
Loro però non ci capiscono niente. Ma niente, eh?
Per dimostrarlo, si guardi la foto in apertura (qui).

Seguace di Sassoferrato.
Ma come, non è una copia da Guido Reni?
Sì, l’invenzione è di Guido, ma bisogna dire che ci sono anche degli esemplari riferibili all’ambito di Sassoferrato (non questo, ovviamente).
Quindi è un’opinione che, nella sua follia, si potrebbe persino giustificare tirando n ballo un eccesso di raffinatezza.

E invece…

sassoferrato reni dolci duran 2.JPG

Allora non è eccesso di raffinatezza.
E’ che proprio non ci capisci niente.
Questa copia da Carlo Dolci (qui) è una delle composizioni più replicate al mondo, al pari della precedente.
Se lavori in casa d’aste ne vedrai almeno quattro o cinque all’anno, dell’una e dell’altra.

Ma quello che impressiona sono i prezzi.
Settemila. Ventimila. Olé. Senza capirci un’ostia, ma sì, che ce ne frega.

Sai cosa, io gli manderei Duran in persona.
Ma quello vero

duran manos de piedra.jpg

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Philippe de Champaigne ≠ Frans Francken II

francken craig.JPG

Ci possono essere attribuzioni approssimative, superficiali, banali.
Talvolta in malafede, talaltra semplicemente sbagliate.

Poi, ogni tanto, ci si imbatte nel delirio puro.
E’ il caso di questo dipinto che passa a Parigi, da Crait + Müller (qui):

Ecole Française du XVIIème, suiveur de Philippe de CHAMPAIGNE
La Crucifixion
Panneau, une planche, renforcé, 54 x 42 cm

Philippe de Champaigne?! Mon Dieu.
Non riesco nemmeno a commentare, quindi dirò subito che si tratta della bottega di Frans Francken II.
E’ prodotto arci-tipico, che spetterà a uno dei suoi numerosissimi congiunti e discendenti, che continuano a sfruttare le invinzioni del caposcuola per decenni.
Basterà il confronto con un altro quadrino di pari qualità passato da Christie’s nel 2002, come bottega di Francken:

francken sotheby's.JPG

Uniche differenze, la scena centrale e quella della grisaille di destra, un Cristo al Limbo invece della Crocifissione.

Forse mi si dirà: perché parlare di “delirio” per una confusione tra due artisti tutto sommato minori? La solita spocchia!
Primo: non sono due artisti minori. Champaigne è il più importante pittore barocco francese, un gigante. Francken è uno dei pittori che ha avuto maggior successo commerciale nella storia.

Secondo, e più importante. E’ vero che se lavori nel mercato puoi permetterti alcune lacune. Ad esempio, puoi avere una conoscenza approssimativa della cronologia di Raffaello.
Tanto un Raffaello inedito non ti capiterà mai per le mani.

Ma Francken lo devi conoscere.
Non fosse altro per la sua diffusione, per la sua importanza nel fissare alcune tipologie che si ripeteranno per secoli, e che daranno forma a uno tsunami di tavolette fiamminghe che inondano il mercato.
Se non riconosci Francken al volo, vuol dire che non hai frequentato nemmeno le botteghe più umili.

Se poi lo confondi con Philippe de Champaigne, allora siamo veramente al delirio.

Comunque parte da 800 €.
Ci farei più di un pensierino.

 

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Giuliano Poletti & BJ (in senso figurato)

poletti

Il perito agrario Giuliano Poletti ha detto che Nel lavoro si creano più opportunità giocando a calcetto che a spedire curricula (qui).
Non starò a fare speculazioni politiche. Dirò solo che per questi personaggi, a mio avviso, la morte non è una punizione sufficiente.
Ovvio, in senso figurato.

Ma dato che voglio essere costruttivo, mi permetto di suggerire, come metodo di ricerca di un impiego, un bel pompino ben fatto.
Ovvio, in senso figurato.
A scanso di equivoci, chiarisco che NON INTENDO DIRE che i posti di lavoro (specie nel settore della Storia dell’Arte) si regalano in cambio di prestazioni sessuali.
Insisto: NON INTENDO DIRE che per la carriera è più importante frequentare la camera da letto che non la biblioteca.

Se così fosse, la situazione sarebbe ancora più viscida e squallida di quella tracciata da quel cretino di Poletti.

 

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il ritorno del Poppi

poppi pananti.jpg

Dopo qualche anno di assenza, ricompare una copia da Poppi della quale avevamo già parlato quale tempo fa (qui).
Ricordo che aveva un’incredibile tragicomica expertise di Bodart a favore di Cigoli.
Adesso ovviamente passa, da Pananti, per quel che è (qui):

SCUOLA FIORENTINA SEC. XVII
Deposizione dalla Croce
(da Francesco Morandini detto il Poppi)
Olio su tela, cm. 129×101

Non so se per merito mio. Spero di no, perché era proprio semplice semplice.
Però non posso nascondere una certa soddisfazione.

 

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