il ritorno del Poppi

poppi pananti.jpg

Dopo qualche anno di assenza, ricompare una copia da Poppi della quale avevamo già parlato quale tempo fa (qui).
Ricordo che aveva un’incredibile tragicomica expertise di Bodart a favore di Cigoli.
Adesso ovviamente passa, da Pananti, per quel che è (qui):

SCUOLA FIORENTINA SEC. XVII
Deposizione dalla Croce
(da Francesco Morandini detto il Poppi)
Olio su tela, cm. 129×101

Non so se per merito mio. Spero di no, perché era proprio semplice semplice.
Però non posso nascondere una certa soddisfazione.

 

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Cesare Baglione – atti del convegno

baglione sala

Chi si ricorda il piccolo convegno su Cesare Baglione, tenutosi un annetto fa alla Rocca di Sala Baganza (qui)?

Il prossimo sabato, alle 10.30, nella stessa sede, verrà presentato il volume che contiene gli atti, curato dal sottoscritto.
Tutti convocati, ovviamente, con obbligo di firma.
Anche perché la location (!) è meravigliosa, nonostante ancora soffra i danni del terremoto del 2012.

 

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Michiel Sweerts – 11267%

sweerts pandolfini

Buongiorno, sono un neo iscritto al suo blog, che trovo molto interessante, volevo sapere cosa ne pensava di un quadro fiammingo andato venduto all’asta Pandolfini del primo marzo, base d’asta 3000-5000 euro aggiudicato a oltre 300.000 euro !!!!! secondo me un quadro caruccio, ma forse si nasconde un capolavoro che io non riesco a percepire.
Grazie

Prendo spunto da un commento di un lettore per riguardare l’exploit del quadro passato da Pandolfini come Scuola Fiamminga (qui):

Scuola fiamminga, sec. XVII
RITRATTO DI GIOVANE CON PIPA
olio su tela, cm 58×40
Il dipinto può confrontarsi con quello di medesimo soggetto, già attribuito a Michiel Sweerts al Fogg Art Museum di Cambridge (Mass.) e precedentemente a Barent Fabritius da J. Rosenberg.

La spiegazione, in apparenza, è molto semplice.
Qualcuno (più di uno, evidentemente) ha pernsato che il quadro Pandolfini fosse la versione originale, e quello Fogg una copia.
Vediamo il quadro Fogg (qui):

sweerts harvard

Certo, bisognerebbe vederli accanto eccetera.
Ma c’è più di una possibilità che abbiano ragione, perché il quadro Pandolfini sembra di qualità migliore.
Nella versione Fogg il disegno della bocca è grossolano, il chiaroscuro sul collo incerto, le palpebre segnate con troppa forza.
Viene il dubbio che l’attribuzione a Barent Fabritius (fratello di Carel) nasca da questa interpretazione maldestramente baroccheggiante di un originale di Sweerts.
E in effetti il dipinto Pandolfini fa molto più Sweerts. Se poi sia l’originale, o un’altra versione in stile Sweerts di un autoritratto di chissà chi, questo non lo so. Però lo credo, perché anche lui ha i suoi momenti di stanca: la spalla completamente piatta, la pipa ridotta a un bastoncino bianco eccetera.

A volte è meglio l’uno, a volte è meglio l’altro.
Tipica situazione da repliche da un originale perduto.

 

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pittura napoletana

codazzi

Con l’ormai consueto ritardo, è uscito il catalogo della mostra napoletana I Tesori Nascosti.
Dentro ci sono anche alcune mie schede.
Si possono leggere tutte su Academia (qui).

1. una bella Santa Caterina di Leonardo Grazia, autore del quale abbiamo già parlato di recente (qui).
2. un San Mattia di Marcantonio Bassetti, bellissimo, già riconosciuto da Zeri ma che passava per napoletano (e che sulle prime aveva ingannato anche me).
3. un quadro di Codazzi e Spadaro, pubblicato già da Briganti e poi da tutti quelli che lo hanno seguito, ma che nessuno aveva mai visto. Riemerge qui per la prima volta dopo un secolo.
4. un quadro di Domenico Gargiulo, già riconosciuto sul mercato.
5. due Madonne col Bambino di Paolo De Matteis, estreme, datate rispettivamente 1727 e 1728.

E anche questa è fatta.

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Marco Pino ≠ Federico Zuccari

pino zuccari wannenes

Il catalogo Wannenes, lo diciamo sempre, è di una prolissità insostenibile.
Leggi leggi, alla fine hai l’impressione che vogliano impapocchiare dicendo che non è sicuro, però è molto probabile, non si sa mai, ma è praticamente certo. Io però non l’ho detto. Ma è ovvio che… E così via.

Quindi le (rare) volte che l’attribuzione è secca, senza giri di parole, vuol dire che è proprio così.
E invece no.

Vediamo ad esempio questa Resurrezione data di netto, pam, a Federico Zuccari (qui):

FEDERICO ZUCCARI
(1542 – 1609)
Resurrezione di Cristo
Olio su tavola, cm 55X43

Federico Zuccari? Mica un nome da poco, per un quadrino tutto sommato modesto.
Però belloccio, con una certa personalità.
Che però non è la personalità di Federico, bensì quella di Marco Pino.
E’ un prodotto della sua bottega che ripete alcuni moduli tra i suoi più famosi.
Basti l’esempio della sua celeberrima Resurrezione della Galleria Borghese:

pino borghese

Un quadro magnifico, lo guarderei sempre.
Per i più scettici, il confronto di due figure di soldati ai piedi del sepolcro, riproposte in controparte.

pino zuccari cfr

Va bene che Pino e Zuccari lavorano fianco a fianco nell’Oratorio del Gonfalone a Roma, però si tratta pur sempre di due personalità separate.
E nemmeno tanto comunicanti.

 

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Antonio Balestra e Annibale Carracci

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Ho letto il catalogo della mostra su Antonio Balestra dell’anno scorso, Antonio Balestra nel segno della grazia, a cura di Andrea Tomezzoli.
A un certo punto parla di due soffitti provenienti da Ca’ Zanobi, una Flora e una Allegoria non ancora decifrata.
Note da tempo, sono passate sul mercato nel 2010 e adesso sono in collezione privata.
La prima è quella in apertura, l’altra eccola qua:

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Tolmezzoli (pp. 5-6) si stupisce molto del fatto che un passo di Lione Pascoli le citi in stretta connessione con l’allegoria delle Ricchezze della Terra per il Palazzo Mercantile di Bolzano, datato 1698.
Una cronologia molto alta quindi, quasi agli esordi dell’opera di Balestra a noi nota.

Poche pagine dopo (p. 26), Rodolfo Maffeis (che dalla sua nuova posizione ha evidentemente accesso a nuove occasioni di lavoro, beato lui) prende rapidamente in considerazione il telero di Bolzano (“la natura dalle cui poppe Pallade spreme il latte sopra il globo terracqueo”, per usare le parole di Balestra stesso), e ne sottolinea le citazioni classicheggianti da Annibale, con il confronto qui sotto:

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L’affresco a destra è ovviamente l’Ercole in riposo di Annibale Carracci nel Camerino di Palazzo Farnese.

E’ chiaro, anche stilisticamente, che le Allegorie Zenobi sono giovanili. Il punto è: tanto giovanili quanto il quadro di Bolzano?
Non lo so, ci penseranno gli espertoni veneti.
Da parte mia penso di sì, anche perché fa riferimento agli stessi modelli culturali. Nella fattispecie, Annibale.
Mi sembra non sia stato notato che la Flora riprende il dipinto di analogo soggetto già in Palazzo dei Diamanti a Ferrara, e oggi alla Galleria Estense di Modena.

carracci modena.JPG

Stesso soggetto, stessa impostazione, stesso scorcio, stessi colori, stesso seno scoperto, stesso modo di guardare lo spettatore.
Eccetera.

carracci cfr.JPG

Una citazione molto precisa, che mi sembra derivi dallo stesso atteggiamento mentale del quadro di Bolzano, che quindi non mi pare disagevole riferire agli stessi anni.
Poi Bolzano è più macchinoso, Zanobi più bello e più libero (anche perché il soggetto è nettamente più congeniale a Balestra). Ma questo, come dicono i giovani, ci sta.

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who likes Peruzzini?

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Che merito c’è ad attribuire un quadro ad Antonio Francesco Peruzzini?
Nessuno: con un po’ di allenamento lo può fare anche un bonobo.
Peruzzini fa sempre lo stesso quadro, con qualche variante. E ne produce a centinaia.
Eccone uno da Lempertz (qui):

Italienischer Meister des 18. Jahrhunderts
Küstenlandschaft mit stürmischer See
Öl auf Leinwand (doubliert). 90 x 71 cm

Quanti Peruzzini avrò visto?
Decine.
Ma quanti esposti in un Museo?
Boh. Forse nessuno. Me ne ricordo diversi in Palazzo Bianco a Genova, in una mosrta dedicata a Magnasco.
Ma erano quasi tutti di un mercante privato, appunto. Canesso, tanto per non far nomi.

Ecco, questi sono i pittori che non mi piacciono per niente.
Gli studi quasi li ignorano, e giustamente, perché sono tutt’altro che notevoli (con tutto il rispetto).
Il mercato invece li idolatra, ben sapendo che sono una riserva inesauribile.

O forse è solo una questione di gusti.
A me Peruzzini proprio non piace.
Per chi è di avviso contrario, con 4mila euri te lo porti a casa.

 

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