il matto

La gente è strana, o sono io strano?
Se pubblico un articolo su un Caravaggio dipinto sulla carta igienica, o su un Leonardo in poliuretano espanso, si smuovono le acque, fioccano le visite e i commenti.
Se invece accenno a un cancro mafioso che si sta mangiando il paese, come ho fatto l’altro giorno, disinteresse totale.
Silenzio di tomba.

Eppure nessuno mai si comprerà un Caravaggio o un Leonardo.
Al contrario, tutti vanno dal medico.

A me, almeno nel momento del bisogno, interesserebbe di più sapere se chi mi opera è lì perché è andato a letto con l’ex primario, piuttosto che l’autografia di un quadro in casa di uno sceicco al quale (lui per primo) non importa un fico secco.

Boh.
Sono io che sono strano, certo.
Però ho sempre l’impressione che se le cose vanno così, è perché a tutti va bene così.

E allora, dal mazzo di tarocchi della mia fototeca personale, tiro fuori l’unica carta che possiedo.

Il Matto.

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l’ordine delle cose

Non so voi, ma io sono COMPLETAMENTE d’accordo con la linea di difesa del ch.mo prof. Niccolò Marchionni (ordinario MED/09).
La sposo in toto.

Come sapete, il prof. Marchionni e altri si erano messi d’accordo sul nome del vincitore di un concorso.
Poi avevano bandito il concorso, e avevano fatto vincere il loro amico.
Uno dei trombati, Anna Maria Zignego (la “femmina dal curriculum pesante”), si è incazzata.
Poi è scoppiato il bubbone, il rettore dell’Università di Firenze è stato deposto (ma ha già fatto ricorso) eccetera.
Vorrei dirvi di cercare la storia da soli, ma casualmente è quasi scomparsa dai siti di informazione.
Se ne trova qualche traccia qui (cronaca locale, mi raccomando!), qualche nome qui. Ma poca roba. La sabbia si deposita molto in fretta.

Insomma, la commissione (Roberto Bernabei, Claudio Borghi e Marchionni, il presidente) si trova per qualche giorno nella bufera.

Poi evidentemente Marchionni ha parlato con un suo amico avvocato, magari ordinario pure lui, che gli ha ricordato che è tutto a posto.
Niccolò, tu hai il DIRITTO di far vincere chiunque. Abbiamo fatto le leggi apposta.
Se la forma è a posto, se le scandenze sono rispettate, se le firme sono vergate negli appositi spazi… non c’è femmina, non c’è giornalista, non c’è magistrato che possa fare niente.

Sei tu la commissione? E allora il giudizio della commissione è INSINDACABILE.
Insindacabile per LEGGE, capisci Niccolò?
Stai tranquillo che sei in una botte di ferro.

E questa mattina Marchionni ci ha riflettuto, e da persona intelligente (ordinario), ha detto:

1. “resto convinto che la sua [della femmina Zignego] candidatura avesse meno prospettive di quella del suo concorrente”
[trad: “mi ha detto il mio amico avvocato che la decisione spetta solo a me, che io faccio il cazzo che mi pare, quindi me lo puppate, con la vostra inchiesta”]

2. “In altri atenei probabilmente [!] avrebbero trovato le stesse cose. Certe dinamiche sono nell’ordine delle cose”.
Questo non lo traduco neanche, perché è troppo efficace nella sua chiarezza cristallina.
Noi facciamo così.
Qui e dappertutto.
E’ il nostro campo, il nostro business, queste sono le nostre regole.
Chiaro, ci sarà qualche danno collaterale.

“Certe dinamiche sono nell’ordine delle cose”.
E’ la frase che può pronunciare il mafioso che, mentre sei inginocchiato e bendato, ti avvicina la pistola alla nuca.

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Bouguereau copia Correggio

Si può consigliare di acquistare una copia, dopo tutte le crociate che abbiamo condotto?
Ma certo.
Del resto, questo è il bello della Storia dell’Arte. Si può fare tutto.
Tutto.

E allora, vai con la copia.
Passa in una piccola casa d’aste di Lione (qui):

William Adolphe Bouguereau (1825-1905)
Femme et enfant
Huile sur papier collé sur toile, 28 x 34 cm
Porte le cachet atelier William Bouguereau au dos sur le châssis et sur la toile
Provenance: atelier de William Adolphe Bouguereau
Au dos, envoi de Mme Vincens- Bouguereau à Gally (dame de compagnie de Madame Vincens-Bouguereau) “en souvenir de notre affection”

Bouguereau, anche se su questo blog non ne trattiamo, lo conoscete tutti.
E’ quello che ha fatto questi:

Ma ha fatto anche di peggio.
Di questo, ne vogliamo parlare?

Ma torniamo a noi.
Bouguereau era il più celebre pittore accademico del suo tempo.
Gran eminenza dei Salon, prima da concorrente e poi da giudice, segnò un’epoca intera e fu veramente (senza scherzi, questa volta) un grande pittore.

Per diventare un grande pittore bisogna studiare.
E lui cosa studia?
Gira per l’Italia e studia gli antichi maestri.
Va anche a Parma, e copia la Madonna della scodella di Correggio, oggi alla Pilotta. Eccola:

Quindi alla fine, chi lo deve comprare questo quadro?
Gli appassionati di Bouguereau?
Gli appassionati di Correggio?

Non lo so , però secondo me è una testimonianza interessante.

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Ottmar Elliger II

Consiglio per gli acquisti, ma solo per tasche capienti.
Però approfitto per introdurre un pittore bellissimo che (immagino) pochi conoscono.
Il quadro passa da Neumeister (qui):

Ottmar Elliger
1666 Hamburg – 1735 St. Petersburg
Der Tod der Sophonisbe
Öl auf Lwd. 45,5 x 40,3 cm
Reste der Signatur.

Forse non lo conoscono molto bene neanche loro, perché in una sola didascalia riescono a confondere tre generazioni di pittori.
L’autore del quadro non è il capostipite della famiglia, bensì il figlio Ottmar Elliger II.
Il quale in effetti nasce ad Amburgo nel 1666, ma muore ad Amsterdam nel 1732.
Quello che muore (giovane) a San Pietroburgo nel 1735 è suo figlio, Ottmar Elliger III.

Vabbeh. Almeno hanno azzeccato il cognome, facciamocelo bastare.
Nonostante abbia passato quasi tutta la vita ad Amstedam, Elliger si porta dietro il ricordo del barocco tedesco, e in alcuni quadri particolarmente vibranti (come questo) consuona stranamente con il napoletano Giacomo Del Po (con il quale su per giù condivide gli estremi biografici, 1654-1726).
Poi i panneggi sono più consistenti, i colori più argentei eccetera… ovviamente, dato che sono due pittori diversi.

E’ un po’ caro (10mila euri), però mi pare una delle sue cose più belle transitate sul mercato.

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Michelangelo, maschi vs femmine

Tra gli affettuosi complimenti che i miei amici mi rivolgono, il più recente è quello di “accettare come originali palesi copie”.
Io.
Proprio io.
Che carini…

Chissà cosa diranno allora guardando questo disegno che passa da Cambi (qui):

Scuola del XVI secolo
Figura femminile seduta
penna e acquerello bruno su carta, mm 250×140

Chissà con quale gravità solleveranno il sopracciglio, leggendo quel “figura femminile”.
Chissà con quanta indignazione riapparirà subito alle loro menti il prototipo, scolpito nei loro intelletti infallibili.
Ecco allora l’Ignudo di Michelangelo sulla volta della Sistina:

Così celebre che, in effetti, c’è anche caso che i miei amici lo conoscano davvero.

Ahi ahi ahi, chissà allora i fiumi di lettere indignate che adesso si riverseranno su Cambi.
Chissà come arderanno le temute loro parole indomabili, temprate nel fuoco della loro etica implacabile.

Oppure non succederà un cazzo.
Sì, forse non succederà un cazzo.

Vabbeh. Si è fatta una certa.
Tra una truffa telefonica a un anziano e uno scippo nel sottopasso della stazione, me ne torno a spacciare copie.

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Andrea Locatelli, eterozigoti

Hai presente quando conosci una persona intelligente, e poi ti dice che ha una sorella, e tu pensi allora sarà intelligente anche lei, e invece no?
E dici boh, non saranno fratelli forse…

Mi viene in mente guardando l’asta di Bertolami, e i due quadri dati ad Andrea Locatelli.
Il primo (che è questo) è più di un metro quadrato, e costa 13mila euri.
Dovrebbe essere il fratello buono, il primogenito.
Grande formato, prezzo sostenuto…
Eppure a me sembra di una pesantezza funebre. Tratto bloccato, toni grigi… tutto il contrario di Locatelli, del suo gorgoliare d’acque, delle sua freschezza di primavera inoltrata.

Ecco allora l’altro fratello (qui):

ANDREA LOCATELLI (Roma, 1695 – 1741), ATTRIBUITO
Paesaggio con grande arco roccioso e figure
Olio su tela, cm. 108×101,5

Che è grande uguale e
a) costa meno della metà
b) è molto più bello
Che non sono esattamente due dettagli trascurabili.

Certo, rispetto al Locatelli più tipico, questo è meno pacato nella composizione: gli alberi sembrano i suoi, ma l’arco di roccia così incombente suscita un filo di inquetudine che ricorda Salvator Rosa (come correttamente notato nella scheda).

Insomma, tra i due Locatelli, io mi butterei deciso sul secondo, senza esitazioni.
Poi con i 7mila che mi avanzano, penserò cosa fare…


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Girolamo da Treviso

La Biblioteca Hertziana e la Sapienza organizzano un piccolo convegno sulla pittura a monocromo.
Qui c’è il sito della Hertziana con tutte le informazioni.
E qui c’è il pdf con il programma.

Il mio intervento si intitola:
“Di marmo a olio contrafece tutte le storie della vita sua”. I monocromi di Girolamo da Treviso in San Petronio a Bologna
e parla delle scene a olio su muro dipinte da Girolamo da Treviso nella cappella Saraceni in San Petronio a Bologna, tra il 1525 e il 1526.

Sono firmate e documentate, per cui non mi esibirò in questioni di stile e cronologia.
Però sono stato dentro la cappella con la mia macchinina fotografica, e alcune cose viste dal vero non sono come ce le mostrano.

Resta il fatto che, a mio modesto avviso, il povero Girolamo non ha ancora trovato il posto che gli spetta.

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l’importanza del blog per Meeting Art

Vi ricordate la copia da Gérard Seghers che passava come scuola toscana da Boetto qualche tempo fa (Gerard Seghers in Toscana)?
Rieccola da Meeting Art.
Sempre come scuola toscana?
Eh no, brillantemente riconosciuta come derivazione dal dipinto del Prado (qui):

GHERARD SEGHERS b. 1591 d. 1651 (seguace di)
Cristo in casa di Marta e Maria
Olio su tela, 135×189,5 cm
L’opera in esame, coeva all’originale, riprende un modello del noto pittore fiammingo della fase “caravaggesca” ora conservato a Madrid al Museo del Prado.

Questo è il metodo:
– se uno storico dell’arte dice una puttanata micidiale, evidentemente truffaldina, la si riporta con deferenza sperando di inchiappettare qualche cliente sprovveduto (o magari mi sbaglio io: in questo caso compratevi questo meraviglioso Agostino Carracci!!);
– se io dico una cosa giusta, la si copia ma si ha gran cura di nascondere la fonte, che non si sa mai che i miei amici se la prendano.

Un caldo ringraziamento, e passiamo oltre.

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Malosso ≠ Simone Barabino

Asta molto variegata, come al solito, da Meeting Art.
Tra le altre cose, passa questo quadro, riferito con cautela a Simone Barabino (qui):

Simone Barabino (attribuito a)
Il commiato di Cristo da Maria Vergine
olio su tela, 87,5×76 cm

Il soggetto è giusto, e tutto sommato anche la cronologia, sebbene leggermente più avanzata del dovuto.
Quello che è clamorosamente sbagliato è invece l’attribuzione.
Niente a che fare con Barabino, né con Genova.

Inconfondibili quegli accostamenti rosa-azzurro, quella consistenza dei panneggi, quei mascelloni induriti dei personaggi femminili.
Quindi non Barabino, bensì Malosso.
Malosso tutta la vita.
A me sembra così riconoscibile, ma non è la prima volta che lo troviamo nascosto (vedi qui).

Ma è solo la mia parola contro la loro.
Sì, ma io posso portare una prova, ovvero il quadrone della cattedrale di Lodi, firmato e datato da Malosso nel 1600, tondo tondo:

Cambiato il fondo, aggiunta la tenda verde e la figura di Giovanni Evangelista sulla destra.
Ma il gruppo principale è identico, come si vede facilmente.

C’è un po’ di intervento della bottega, ma alla fine non è male.
Roba per appassionati cremonesi.

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“On the barone” – how they see us

Su un piccolo periodico locale (la London Review of Books) un docente di una scuoletta secondaria (John Foot, dell’University College of London) ha scritto un articolino sulla situazione universitaria italiana (leggetelo qui), dal titolo On the Barone.

Partendo dalla vicenda di Luis Suarez, si dice non-sorpreso (“unsurprised”) di come si sono svolte le cose.
Estrapolo alcune frasi, con la traduzione.*

All posts and other privileges pass through the baroni. Without a barone on your side, you may as well pack it in.
Tutti i posti e gli altri incarichi passano dai “baroni”. Senza un “barone” al tuo fianco, puoi anche fare le valigie.

In practice, concorsi are usually fixed. They are designed for one person […]. The new researcher or lecturer owes his or her job to the barone, and will remain loyal to them. With time and luck, the new appointees might become baroni themselves.
Nella pratica, i concorsi sono di solito già decisi. Sono bandidi per una persona specifica […]. Il nuovo ricercatore deve il proprio posto di lavoro al barone, e gli rimarrà fedele. Col tempo e con un po’ di fortuna, i nuovi assunti potranno diventare baroni a loro volta.

The mismatch between formal rules and their application is characteristic of Italy.
La distanza (abissale N.d.T.) tra le regole fissate e la loro applicazione è un tratto tipico dell’Italia.

Can these institutions be changed? From time to time there will be scandals, arrests, investigations into cases such as Suárez’s. But they always come to nothing.
E’ possibile cambiera queste istituzioni? Ogni tanto ci sono scandali, arresti (pochissimi N.d.T.), indagini per casi simili a quello di Suarez. Ma non portano mai a niente.

Favouritism and the exercise of power aren’t illegal, or can’t be proved so.
I favoritismi e l’esercizio del potere non sono illegali, o non possono essere dimostrati.

Tutta farina del sacco del prof. Foot.
Non i miei deliri da fallito.

Lo sanno tutti, ragazzi.
Lo sanno TUTTI.

Credo poco nelle critiche al sistema che provengono da chi ha il culo al caldo: fate parlare le vittime, non gli spettatori.
Ma le vittime, nessuno le vuole sentire.
Checcefrega.

* metto la traduzione in italiano in modo che sia comprensibile anche ad alcuni baroni, tipo quello che una volta sentii rispondere “No” a un povero professore praghese che continuava a chiedere “Do you speak…”, “Parlez-vous…”, “Habla…”.
E che poco dopo mi trombò a un esamino per far passare l’amica dell’amica…
That’s the way it goes…

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