Giacinto Brandi vs Carlo Bononi

Il mondo è globale, giusto? Tutto interconnesso, giusto?
Solo in discipline arcaiche, come la Storia dell’arte, permangono campanilismi vecchi di secoli.
Quel tal pittore è anconetano, perché nato ad Ancona, dicono ad Ancona; no, è teramano, perché si è formato a Termano, ribattono a Teramo.
Questa idea l’ha avuta prima Tizio, a Vicenza; no, spetta a Caio, a Padova.

E quindi che facciamo con questo quadro (di nessun interesse) che passa adesso a Siviglia (qui)?

Escuela espanola s. xix
San Bruno en meditacion
oleo sobre lienzo, 126 x 93,5 cm
Copia da obra original realizada hacia 1630 por Carlo Bononi que se conserva en el Museo Nacional de Escultura de Valladolid.

Bononi 1630? Strano, a me pare tutto diverso.
Andiamo allora a Valladolid, dove c’è veramente un quadro del tutto simile, eccolo:

C’è anche una scheda approfondita sul sito del Museo (eecola qua, poi cercate: “Bononi”)
Scopriamo che l’attribuzione a Bononi nasce dal confronto con un quadro della Fondazione Cassa di Risparmio di Ferrara (ora Fondazione Estense), che era appunto attribuito a Bononi.
Eccolo qua, con la sua scheda relativa:

Nel frattempo però a Ferrara l’ipotesi Bononi poerdeva forza, perché era evidente che si trattava di un’opera più tarda (Bononi muore nel 1632).
Zeri quindi suggeriva di spostarsi nell’ambito di Giacinto Brandi, ipotesi poi accolta nel catalogo della Pinacoteca di Ferrara del 1992 (ecco dove lo avevo visto…).

Però agli spagnoli nessuno ha detto nulla, evidentemente!
Per loro è ancora Bononi.
Quindi che si fa? Chi ha ragione?

Boh.
Io sto con Giacinto Brandi. O meglio, con il partito non-Bononi.
E il fatto che ne esistano diverse versioni depone a favore di Brandi (come già abbiamo visto).
La cosa sicura è che l’originale deve ancora riemergere, perché tutte le versioni che ho illustrato hanno una qualità mediocre (a parte quella in asta, che è proprio bruttina).

Quando succederà, teniamoci pronti.
Bononi o Brandi?
Italia o Spagna?


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sir Richard Southwell, I presume

Come non mi stanco mai di ripetere, non si può sapere tutto.
Tuttavia penso (ma mi guardo bene dal dirlo in pubblico) che qualcosa bisogna pur sapere, anche se oggi non è più di moda.Passa da Boetto questo quadro (qui) (se non funzione, come spesso accade con Boetto, il lotto è il 240):

Scuola fiamminga sec.XVII
Ritratto di uomo con cappello
olio su tavola, cm. 40×50

“Uomo con cappello”, come un anziano automobilista.
E invece lui è sir Richard Southwell, deputato, Maestro dell’Armeria e Consigliere Privato della corona di Inghilterra.
Lo so perché conosco il suo faccione.
Me lo ha fatto conoscere Holbein, con il suo quadro degli Uffizi:

No, dico: Hans Holbein.
Che era di Augsburg, altro che fiammingo.
Altro che uomo col cappello.

Mah…

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Mulinaretto e Bertolotto

Torniamo a essere un po’ costruttivi, anche perché (come sempre) i miei post polemici come quello scorso non raccolgono il minimo interesse.
Del resto se le cose vanno così, un motivo ci sarà.

Ecco allora due quadri che passano alla casa d’aste Lucas, a Milano.
Nella stessa asta ci sono anche un paio di dipinti con mie attribuzioni, incredibile!
Entrambi sono genovesi, uno già attrinuito e uno no.

Questo è il primo, un ritratto (qui):

Giovanni Maria delle Piane detto il Mulinaretto
(Genova 1660 – Monticelli d’Ongina 1745)
Ritratto di nobildonna
Olio su tela, 102 x 74 cm

Anche se finora non ne abbiamo mai trattato, mi piace molto il Mulinaretto.
E’ tra i pochi ritrattisti che sopporto, grazie alla vivacità che sempre mette nelle sue figure.
Anche questa signora, intruppata nei vestiti buoni e sotto il parruccone torreggiante, ha un occhio vispo e un sorrisetto ironico degni di nota.

Prezzo insolitamente alto per Lucas (5.500 €), ma come al solito non è un mio problema.

Il secondo invece passa senza nome, ma attribuito a un pittore genovese (qui):

Scuola genovese del XVII secolo
Martirio di San Lorenzo
Olio su tela, d 100 cm

Quando vedo scritto “scuola genovese” (che è giusto), di solito non ci provo neanche, perché gli specialisti di pittura genovese sono super-agguerriti, e hanno sempre un nome per tutto (del resto i pittori genovesi del Seicento sono infiniti).
Quindi se non ci arrivano loro vuol dire che è davvero difficile uscire dall’anonimato.

In questo caso però vorrei fare il nome di Giovanni Lorenzo Bertolotto.
Mi pare che portino a lui le anatomie più ammorbidite, dove i ricordi di Langetti si addolciscono in forme più allisciate e nel gusto per la composizione scenografica.

E’ anche un bel quadrone, un metro di diametro.
E costa ancora più dell’altro: 6mila euroni, olé.

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Metodi di reclutamento

Bella e istruttiva la lettura dell’articolo della Repubblica sul docente condannato (non accusato, o indagato: condannato) per molestie sessuali.
E’ un reato comune (fin troppo): non voglio certo dire che i docenti lo commettono più degli altri. Anzi, spero sia vero il contrario.
Ma soprattutto mi dispiace, davvero, dico davvero, per le studentesse.

Voglio però soffermarmi su alcune frasi.

Si dichiarò disponibile a farmi da relatore per la tesi, mi propose di nominarmi sua ‘assistente’
Ecco, in una riga, la morale del reclutamento.
La ragazza, schifata, ha giustamente denunciato. E altre con lei.
Se non lo avesse fatto, non sarebbe difficile immaginare il prosieguo della sua carriera.

Denunce che hanno portato un docente di 70 anni (!), già in pensione ma che ancora teneva corsi, ex direttore di dipartimeno, alla condanna
E questa è la moralità dei colleghi.
Cosa posso aggiungere?
Che non si sapeva che il direttore toccava il culo alle ragazze?
Cristo santo, che vomito.

Bisognerebbe anche ragionare sul fatto che quello che succedeva con questo professore era risaputo. Ma è così anche in altre situazioni: su questi fatti cala il silenzio. (è l’avvocato Milly Virgilio, che parla)
Ma certo che era risaputo.
Il boss commette un reato, i picciotti tacciono.
Poi prenderanno il posto del boss.

Adesso basta, se no mi incazzo veramente.
Ma Danieli, che c’entra tutto questo?
Che c’entra un vecchio bavoso con Settori Scientifici Disciplinari, Abilitazioni Scientiche Nazionali, Procedure Comparative…

Se non ci arrivate da soli, ragazzi, è ora di cambiare blog.

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Domenico Campagnola

Torniamo un po’ ai vecchi tempi, a fare quello che sappiamo fare meglio, ovvero guardare un quadro e dire di chi è.
Mi piace molto questo dipinto che passa da Schlosser, a Bamberga (qui):

Venetian master of the 16th century
Saint Jerome as a Penitent
Oil on canvas, relined. 102,5 x 90 cm

Tutto giusto, direi.
E’ certamente un veneto (più che veneziano in senso stretto), lo vediamo senza timore di sbagliarci dalla profondità del colore, dalla ricchezza del paesaggio.
E anche il san Girolamo ha una impostazioe tizianesca che certifica l’appartenenza a quell’area geografica.

Ma Tiziano non lavora solo a Venezia.
E comunque il suo raggio di influenza è ben più ampio.

A farla breve, non mi sembra che siamo a Venezia, bensì a Padova.
E l’autore del nostro quadro mi sembra proprio Domenico Campagnola.
Oggi è celebre soprattutto per i suoi numerosissimi disegni di paesaggio (perfettamente confrontabili con il quadro Schlosser), ma è anche un pittore di figura.
E secondo me questo San Girolamo ha tutti i suoi tratti tipici: il bel testone tizianesco, il panneggio che quando colpito dalla luce tende a sbiancarsi, gli alberi dalle chiome foltissime e tondeggianti, le montagne grandi appuntite isolate e azzurre.

Costa un po’, 6mila, ma è pittore raro.
Per padovani appassionati.

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I due Ercole e le ragioni una mostra

Non ha molto senso dirlo adesso, ma non ho avuto tempo di farlo prima.
Quindi non potete intervenire, ma solo rimpiangere di non essere intervenuti al convegno L’età di Borso d’Este tenutosi a Ferrara in questi tre giorni.
Molti interventi, e gran finale con il dott. Danieli.
Breve relazione su Ercole de’ Roberti e su tutto quello che di lui è andato perduto durante i suoi ultimi anni trascorsi a Ferrara (1486-1496).

Si è trattato soprattutto di ricordare le grandi imprese estensi di Ercole, che per forza di cose non potranno essere presenti alla grande mostra Ercole de’ Roberti e Lorenzo Costa che aprirà l’anno prossimo.
Ma di questo parleremo a tempo debito, molto presto.

Ecco il programma:

Ma tanto ormai è andato…

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Giacinto Brandi ≠ Giovanni Stefano Robatto

Quanti sono i pittori barocchi genovesi?
Tantissimi, danno veramente l’impressione di un tesoro inesauribile.
Questo però non significa che abbiamo dipinto tutti i quadri del mondo, e che si possa attribuire loro qualsiasi dipinto che non conosciamo (anche se la tentazione è forte).
Questo però è un po’ l’atteggiamento delle case d’asta genovesi.
Adesso faccio l’esempio di Cambi, con questo quadro (qui), ma vale anche per le altre:

Giovanni Stefano Robatto (Savona, 1649 – Savona, 1733)
Carità di San Tommaso di Villanova
olio su tela, Largh. 90 – Alt. 140 Cm

L’impressione è che, per qualsiasi quadro, ci sia un pittore genovese papabile.
Ma anche altre città hanno dato i natali a numerosi pittori, o li hanno ospitati.

Quanti sono i pittori barocchi romani?
Tantissimi, danno veramente l’impressione di un tesoro inesauribile.

E basta guardare la ragazza in basso a destra che rivece l’elemosina per capire che siamo dalle parti di Roma, più precisamente di Giacinto Brandi.
Dato che il soggetto è individuato correttamente, basta fare una ricerca su internet per vedere che il modello è diffuso nell’ambiente di Brandi.
Ecco allora il quadro della chiesa di Sant’Oliva a Cori, provincia di Latina, che Federico Zeri assegnava appunto a Brandi:

Oppure il quadro, più bruttino, passato sul mercato qualche annetto fa, con un più corretto riferimento allo stesso Brandi:

E altri ancora, per i quali rimando alla monografia di Guendalina Serafinelli.
Anzi, se qualche anima buona ha qualche peccato da farsi perdonare

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como un perro por carnestolendas

Aggirandosi per la Mancha, don Quijote e Sancho affrontano avversari improbabili, ma soprattutto combattono con la fame.
Quando arrivano a una locanda, mangiano e bevono a più non posso.
Ma non hanno di che pagare, e quindi il povero Sancho viene preso e fatto saltare con una coperta dai gestori e dagli altri clienti.
Chissà che brutta recensione su Tripadvisor avrà lasciato…

E’ questo il soggetto del quadro che passa da Dreweatts (qui):

RODRIGO DE LOSADA (SPANISH 19TH CENTURY)
THE TRAMPOLINE
Oil on canvas
Signed and dated ’88 (lower right)
50 x 60cm (19½ x 23½ in.)

Non ci si può sbagliare.
Chi altri potrà mai essere quel tizio in armatura che guarda da dietro il muro, se non il Cavaliere dalla Triste Figura?
E’ una delle ultime scene divertenti della prima parte del romanzo, poi attacca la pallosissima parte pastorale con gli amori dei due giovani, che non mi ricordo neanche più come si chiamino.
Poi per fortuna c’è il secondo tomo, che è bellissimo.

Dedicado a todos aquellos que se han sentido como un perro por carnestolendas.

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Veronese vs Palma il Giovane

Ecco che passa questo disegno a Parigi, con una attribuzione che probabilmente sarà quella giusta (qui):

Palma le jeune (1548-1628) attribué à
Scène religieuse: un ange soutenant un moine
Plume et encre brune, dans un cadre en bois ancien, 18,5 x 13,5 cm

Secondo me non è un “monaco” a essere sostenuto, ma qualcuno di grado superiore, ovvero Gesù.
Quindi non “scena religiosa”, ma Cristo nell’orto.
Il pensiero corre subito alla tela del Veronese a Brera (metto solo il dettaglio della parte sinistra):

Eh, ma è tutto diverso. Il busto di Cristo nel quadro cade in avanti, mentre nel disegno di appoggia all’angelo; la testa dell’angelo nel disegno è reclinata verso il basso, mentre nel quadro guarda verso la luce…
Ma Veronese ha sempre una seconda versione (almeno). Non ha la produzione sterminata di Tintoretto (o di Palma!), ma è molto più prolifico di quanto si pensi, specie negli ultimi anni, quando gli aiuti di bottega si fanno più efficienti.
Quindi andiamo a vedere la tela di Palazzo Ducale a Venezia, sempre degli anni ottanta, come anche quella di Brera:

Ecco, già meglio.
Anche qui la corrispondenza non è perfetta, ma se dovessi pensare a una prima idea per qualcosa, questa mi sembrerebbe l’ipotesi più adatta.

E qui sorge allora la domanda principale: il disegno, per stile, tecnica e quant’altro, può essere di Veronese, piuttosto che di Palma?
Boh.
Ci sono molti disegni di Veronese eseguiti solo a penna, con questo tratto spezzato e rapido, con corti tratti paralleli per segnare le ombre.
Se volessimo essere pignoli, potremmo notare che di solito il tratto è un poco più sottile.

Però l’ipotesi Palma è ancor meno soddisfacente, perché il suo segno tipico, che si può apprezzare in un miliardo di fogli, qui non riesco proprio a vederlo.

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Genova 1630

Vedo con piacere che torna sul mercato questo dipinto, presso Artcurial (qui):

Ecole génoise vers 1630
Le Christ conduit aux outrages
Toile, 85 x 77 cm

E’ passato un po’ di tempo da quando si era affacciato per la prima volta, con una attribuzione a Lionello Spada forse anche comprensibile, ma comunque incongrua.
E’ tutto scritto nella scheda di Artcurial, non sto diffondendo informazioni riservate.

Quando me lo avevano mostrato (non certo Artcurial, che non mi fila neanche di striscio), avevo detto che l’ipotesi Spada non era percorribile, e che mi sembrava piuttosto genovese.
Ci sono stato sopra un bel po’, ma alla fine non ne ho cavato nulla di più preciso, con mio dispiacere perché già allora si vedeva che era un dipinto di qualità.

Adesso vedo che torna, molto migliorato grazie al restauro, mantenendo l’indicazione a favore dell’ambiente genovese.
E riguardando lo sgherro a destra, con una pennellata energica tra De Ferrari e Assereto, devo dire che non ho cambiato idea.

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