palazzo Bentivoglio – 4 – 5 – 6

pal bentivoglio ottocento.jpg

Basta, non ho più tempo e voglia di illustrare il libro su palazzo Bentivoglio capitolo per capitolo.
Qui le puntate precedenti: uno, due e tre.
Ora un rapido sunto delle rimanenti:

4. abbiamo ritrovato i veri affreschi di Ubaldo Gandolfi, e la galleria dipinta da Antonio Bonetti. Bonetti è un artista sfigato, tardo autunno del Settecento. Quelli che piacciono a me. Lo ho un po’ ricostruito.

5. abbiamo ripreso le fila delle decorazioni ottocentesche, già studiate (ma poco). Il soffitto di Felice Giani del 1810, i due di Antonio Basoli (1815 e 1838), e altri ambienti minori.

6. ricognizione delle collezioni che sono transitate nel palazzo. Oggi rimane poco e niente, e le fonti non tramandano notizie di una raccolta importante. Degni di nota soprattutto l’Adorazione dei pastori di Baldassarre Peruzzi e la versione dipinta di Girolamo da Treviso, ora entrambe a Londra.

Su per giù questo è tutto.
Un lavorone, ve lo assicuro.
Del resto, che gusto c’è a farsi trombare senza avere i titoli?

 

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Cantone: “Sull’università siamo subissati da segnalazioni sui concorsi. Però non facciamo un cazzo!”

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Io conosco tante parolacce.
E credetemi, sto facendo una grande fatica a non scriverle tutte.

Ogni tanto qualcuno fa finta di svegliarsi (ricordate?).
Oggi tocca a Raffaele Cantone, come si legge qui, qui, o qui. Dice Cantone: “Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, spesso soprattutto segnalazioni sui concorsi“, e altre varie amenità.
Poi naturalmente svicola subito e si lancia in un attacco alla Gelmini (sempre e comunque giusto).

Non voglio entrare nel merito, non ho la struttura né la competenza“.
Ma certo figuriamoci, perché entrare nel merito?
Perché rispolverare la vecchia obbligatorietà dell’azione penale? (un pensiero al povero Renato Nitti, nostro eroe)

Riepilogo brevemente, rimandando a un vecchio post:
1. il concorso universitario è sempre frutto di un accordo sottobanco
2. solo quando l’accordo è concluso si bandisce il concorso
3. le successive modifiche alle procedure hanno reso questa pratica perfettamente legale, e sempre più facile da mettere in atto

Proprio a causa del punto 3, Cantone dice bene quando afferma di non avere le competenze.
Gli svolgimenti dei concorsi sono pienamente legali.
Se un ordinario scrive che il candidato più idoneo è il suo gatto, non commette alcun reato. E il suo giudizio è insindacabile per legge.
Il reato (abuso d’ufficio, falso ideologico) si commette a monte, quando ci si mette d’accordo preventivamente sul vincitore, ma è quasi impossibile da provare.

Certo, basterebbe che tutti parlassero.
Che tutti dicessero ciò che tutti sanno.
Vai a un concorso con venti candidati e chiedi a tutti: “chi vincerà, e perché?”.
Tutti lo sanno.

Vuoi farlo, Cantone?
Noi siamo qua.

 

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vedere e non vedere – Pistoia

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A me piace vedere tutto.
Ci sono persone che vanno in un posto e chiedono “Cosa c’è di bello da vedere?”
Io voglio vedere tutto. Poi ci penso io a stabilire cosa è bello e cosa no.

Rispetto a qualche anno fa, vedere tutto è sempre più difficile.
Intendiamoci: puoi facilmente consultare un gruppo di disegni al Rijksmuseum di Amsterdam standotene seduto a casa tua.
Ma andare in giro in una città e vedere le cose è sempre più complicato.

Vado a Pistoia. Un giorno feriale, per non trovare casino.
Grave errore, perché il Museo Civico è chiuso il lunedì.
E il martedì.
E anche il mercoledì.

E va beh. Allora faccio il giro di tutte le chiese.
Duomo, S.Andrea, S. Giovanni Fuorcivitas.

Pausa pranzo, e poi Oratorio del Tau.
Altro grave errore:

pistoia-oratorio-del-tau

Questo elegante cartello mi dice che non avrei dovuto mangiare.
Adesso è troppo tardi.
Che faccio? Di solito all’ora di pranzo vado al Museo, così aspetto che riaprano le chiese.
Ma il Museo è chiuso, perché oggi è lune-marte-mercoledì.

Provo in San Domenico, lì di fronte.
Leggiamo il cartello informativo:

pistoia-san-domenico

Illeggibile. Chiesa chiusa.
Tentiamo allora di leggere il cartello allestito per il Giubileo del 2000, di solito sono ben fatti:

pistoia-san-domenico-2

Vabbeh. Niente San Domenico.
Giro a sinistra e mi avvio verso San Paolo.
Chiusa.

Ok, giro ancora a sinistra e tento con la chiesa dell’Annunziata.

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Chiusa. San Pier Maggiore?

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Chiusa.
Uff…

Ma come si fa a lavorare in questo modo?
Se vuoi vedere Giovanni Pisano, nessun problema.
Se vuoi vedere, che so, Giovan Domenico Ferretti, ‘azzi tua.

Per rilanciare un clima costruttivo, un pensiero a un quadro bellissimo che ho visto e che non conoscevo.
Un particolare è in apertura.
Chi indovina avrà una menzione d’onore.

 

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next stop, Bagnacavallo

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A me Cassandra mi fa un baffo.
Anche se mi presento accompagnato dall’artista, che giura “sì, lo ho dipinto io”, niente.
E’ sempre molto meglio una riga tracciata da un ottantenne cieco sul retro di una fotografia di un dipinto che non ha mai visto. Ah, quella sì. Come era bravo, il professore…

E dato che ovviamente nessuno mi ha preso sul serio riguardo questo dipinto, lo metto qui.

Passa presso la casa d’aste Le FLoc’h, a Saint-Cloud, un soggorgo di Parigi dietro il Blois de Boulogne (qui):

École italienne du XVIe siècle, entourage de Bramantino (?)
La Sainte Famille et saint Jean-Baptiste
Huile sur panneau (restaurations), 60 x 47 cm

Lasciamo subito stare Bramantino, che non c’entra nulla.
Si tratta invece di un bellissimo Bartolomeo Ramenghi, detto il Bagnacavallo.
Opera giovanile, cerniera tra gli inizi romagnoli e la successiva fase bolognese.

A confronto posso mettere un piccolo dipinto piuttosto noto, che si trovava in collezione Severi:

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che mi serve più che altro per avvalorare l’attribuzione di un altro dipinto, praticamente ignoto, la cui fotografia si trova nella fototeca Berenson, eccolo qua:

bagnacavallo-collpr

Confronto definitivo. Andate su e giù con la rotellina del mouse per verificare l’assoluta identità del volto della Vergine e del Bambino, della composizione eccetera.

Veniamo ai soldi.
Ha una stima strana 500-4.500. Boh. Vorrà dire che parte da 500, o no?
E’ un po’ da rimettere a posto, magari guardando se il cielo è ridipinto e se dietro c’è ancora qualcosa.

Però una tavola del XVI secolo di attribuzione sicura credo valga il rischio di 500 euri.

errata corrige

Mi fanno notare che la stima minima non è 500 €, come indicato nel sito da me linkato, bensì 3.500€.
Come ho già detto tante volte, per me 500, 3.500, o 3.500.000 sono esattamente la stessa cosa, quindi non è un mio problema.
Io consiglio ugualmente, fate voi i vostri conti.

 

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palazzo Bentivoglio – 3

colonna palazzo bentivoglio.jpg

Terza puntata dopo la prima e la seconda.

Al piano terreno di palazzo Bentivoglio c’è una piccola sala con soffitto affrescato.
E’ noto da qualche decennio, ed è sempre stato attribuito a Ubaldo Gandolfi, perché uno scrittore settecentesco (il mio grande amico Marcello Oretti) diceva che nel palazzo c’era una “galleria” dipinta da Ubaldo.
La sala che ospita l’affresco è un piccolo ambiente quadrato. Impossibile definirlo una “galleria”. Ma niente da fare: doveva essere Ubaldo, ed è stato (finora) Ubaldo.

Poco importa che, alzando gli occhi, l’affresco si riveli di un secolo più antico.
Chi fa più caso a queste cose?
E poi, diciamolo: che palle queste opere d’arte, che con la loro evidenza stilistica (pfui!) cercano di minare le costruzioni mentali degli storici.

A farla breve, grazie a tecnologie sofisticatissime (guardandolo), mi sembrava Angelo Michele Colonna.
Allora sono andato a prendere un libro di Ebria Feinblatt che si chiama Seventeenth-Century Bolognese Ceiling Decorators, dove alla fine è pubblicato un manoscritto nel quale Colonna elenca le proprie opere.
E lì c’era scritto: “un sfondato in una sala de’ sig.ri Bentivoglio”.
Et voilà.

Poi la tiro un po’ in lungo su questioni di cronologia eccetera.
Però l’affresco, con Prometeo che ruba il fuoco, è davvero bellissimo.

 

 

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ho falsato quando avrei dovuto verare

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Giochiamo a “vero o falso” con questo quadro che passa a Ginevra (qui):

Ecole italienne
Vierge à l’enfant sur fond or
tempera et or sur panneau, 34×22 cm

La risposta è già nella vaghezza con cui è presentato, e anche nel prezzo, mille franchi (che poi non è pochissimo).
Quindi possiamo escludere la malafede.

Però è un falso interessante, perché è ben fatto a livello di pittura ma tutto sbagliato a livello materiale.
Se cliccate sull’immagine in alto o qui dovrebbe aprirsi (credo) un file di maggiori dimensioni.
E lì si vede che la pittura si spacca in un modo che nulla ha a che fare con i dipinti del tempo.

Io metto la crocetta su falso.
Questa era facile.
Ma chissà quante volte ho verato quando avrei dovuto falsare.

true false.jpg

 

 

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Cantarini ≠ Cignani

cantarini cignani.jpg

Passa a Montecarlo un disegno in apparenza senza grandi pretese (qui, è il lotto 200, bisogna scorrere fino alla fine):

SIMONE CANTARINI (1612-1648), ENTOURAGE
Fragment d’une composition représentant des anges aux pieds de la Madone
Dessin à la sanguine sur papier, Pliures, déchirures et manques, 41 x 28 cm

E’ piuttosto grande, oltre 40 cm di altezza, e parte da 700 €, segno che ci credono abbastanza.
E allora tanto vale dire cos’è veramente.

Non tutti i disegni a matita rossa sono di Cantarini.
Nella fattispecie, quello di Montecarlo è una copia dalla Assunta di Carlo Cignani affrescata nel Duomo di Forlì.
Ecco il suo bel confrontino:

cfr cignani.jpg

Poi non saprei dire se il foglio proviene effettivamente dalla affollata bottega forlivese di Cignani, oppure è una copia apolide come tante.
La seconda ipotesi mi pare comunque più probabile.

Insomma, niente 700 €.

 

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