Ludovico Carracci – c.v.d.

ludovico carracci rotterdam

Ricordate questo bellissimo quadro, che partiva da quattro spiccioli e ha fatto 400mila e passa euri (qui)?
Spero di sì, era indimenticabile.

Io, modestamente, avevo detto che era Ludovico Carracci.
E altri devono avere avuto la mia stessa idea, visto il risultato.

Avevo anche detto che il quadro meritava un articolo, e non un post inutile.
E anche qui la stessa idea è venuta a qualcuno:

https://www.academia.edu/39092313/La_Notte_di_Ludovico_Carracci_2017_2019

Lo so cosa state pensando, ma è tempo perso.
Non troverete il mio nome in questo interessante articolo, anche se il mio post uscì un’ora dopo la fine dell’asta, e anche se questo cavolo di blog (checché ne dicano) lo leggono tutti.
Quando c’è da darmi del cretino, sono tutti lettori attenti.
Altrimenti, tutti molto svagati.

Comunque sono d’accordo, anche per me è un piccolo capolavoro di Ludovico.

 

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Karel Philips Spierinck

spierincks.JPG

Per fare bella figura, devi attribuire il quadro subito, entro 10 secondi.
Altrimenti vedi passare la scritta negli occhi degli astanti: “Guarda, guarda, dicono che studiano tanto poi…“.

Chi ne è capace, beato lui.
A volte riesce anche a me. Spesso no.

Ad esempio, per capire l’autore di questo quadro bellissimo ci ho messo quasi due anni.
E per giunta non da solo, ma grazie all’aiuto di Matteo Beccari che adesso ne ha tratto un articolo sul Burlington Magazine, nientemeno (pp. 595-598).

Lui è Karel Spierinck, o Carlo Fiammingo, nato a Bruxelles e operoso a Roma nella cerchia di Poussin e Duquesnoy. Siamo verso la fine degli anni trenta del Seicento, dato che campa anche poco, poveretto (1609-1639).

Quando ho pronunciato il suo nome, il quadro mi ha guardato e mi ha detto: “Finalmente”.
Grande soddisfazione, devo ammettere…

 

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Girolamo da Santacroce

tajan girolamo santacroce

Quando ho visto il titolo, mi si è scaldato il cuore vedendo che si comincia a riconoscere (id est a smettere di far finta di non riconoscere) Francesco da Santacroce (qui, qui, qui, qui eccetera).
Poi ho guardato meglio e ho visto che si trattava di Girolamo, non di Francesco.
Vabbeh, prendiamolo come un punto di partenza.

Mi si dirà: “Beh, potevi dare un’occhiata anche al quadro”.
L’ho fatto, ma dall’immagine piccola non avevo capito molto, perché il dipinto è molto sporco.
Lo presenta Tajan (qui):

ATTRIBUÉ À GIROLAMO SANTACROCE
(SAN PELLEGRINO, VENISE, ACTIF ENTRE 1503-1556)
LA VIERGE À L’ENFANT ENTRE SAINT JEAN BAPTISTE ET SAINT JÉRÔME
Panneau de peuplier, une planche, renforcé, Restaurations anciennes, petits manques et accidents, Cadre français époque Louis XIV, 55 x 69 CM

Io direi tutto giusto.
Anzi, ho l’impressione che la dicitura “attribué” se ne andrà insieme allo sporco, dopo una bella pulitura, la rimozione dei listelli, le integrazioni nelle piccole cadute eccetera.
Secondo me verrà fuori un bellissimo quadro.

Non è regalato, perché ne vorrebbero 8.000 euri, per cominciare.
Ma tanto a me…

 

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el Chiaveghino

juanes chiaveghino cambi

Una volta scrissi un post sul Chiaveghino (qui).
Quindi è uno dei nostri, cerchiamo di trattarlo come si deve.
Per esempio, non appioppiamogli dei quadri strani, tipo questo di Cambi (qui):

Andrea Mainardi detto il Chiaveghino (Cremona 1550-1620 ca)
Cristo sacerdote che spezza l’ostia
olio su tavola, cm 53×42

Non so neanche da che parte cominciare, perché non mi sembra che abbia nessun punto in comune col Chiaveghino.
Non riesco proprio a capire come mai sia stato tirato in ballo.

Io naturalmente non so chi sia l’autore, né mi interessa trattandosi di un dipinto di qualità molto andante.
Però so che non è cremonese, ma spagnolo.
Lo so perché è una copia dalla parte centrale dell’Ultima cena dipinta da Juan de Juanes per il refettorio del convento di Santo Stefano a Valencia (oggi al Prado):

juan de juanes prado

Direte voi: c’è una bella differenza!
Prima di tutto guardiamo la forma del calice per verificare che il prototipo è proprio quello.
Però è vero che sono due immagini molto diverse. Perché?
Perché il quadro di Juan, che è del 1560 circa, divenne immediatamente famosissimo (e lo credo bene: è un capolavoro), e fu replicato innumerevoli volte.
Non siamo neanche certi che il mediocre pittore del quadro Cambi conoscesse direttamente l’originale di Valencia, è molto più probabile che si sia basato a sua volta su una copia.

Nel Seicento ovviamente si tende a isolare la figura di Cristo, trasformando l’immagine in una icona cattolica celebrante il miracolo dell’eucarestia e della transustanziazione.
Si noti il calice colmo di vino, particolare assente nel prototipo.

Io capisco non conoscere i maestrucoli, i pittori minori, provinciali…
Ma occuparsi di arte senza conoscere i grandi capolavori della pittura europea, che senso ha?

 

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da Bononi, a Roma, a Fracanzano

bononi fracanzano meeting

Continua il viaggio del Trionfo di Bacco, che una trentina di anni fa era stato riferito a Carlo Bononi. Ne parlammo qui.
Koller lo aveva ripresentato come scuola romana del Seicento.
Adesso ripassa da MeetingArt (qui, il lotto è il 354):

FRANCESCO FRACANZANO (cerchia di)
[Monopoli 1612 – Napoli 1656]

Il trionfo di Bacco
olio su tela, 56×88,5 cm

Boh. Questo cambio di prospettiva mi convince poco.
Sarà che Fracanzano di questi tempi mi pare decisamente inflazionato, ma non vedo molto di napoletano in questa tela.

Da Koller volevano 3.000, oggi 4.000.
Mah…
Vediamo se ci viene qualcosa in mente.

 

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Alberto Carlieri

carlieri cabral

In tanti anni di sito, credo di non aver mai parlato di una veduta architettonica.
Non mi addentro spesso nella pittura di genere: vedute, battaglie, nature morte… anche perché ci capisco il giusto. E non sono il solo, perché cercando un po’ in giro il casino è totale, e l’entropia attributiva in continuo aumento.

Però ogni tanto mi pare di riconoscere qualcosa, specialmente quando si tratta di artisti particolarmente caratterizzati.
Credo sia il caso di questo quadro che passa in Portogallo (qui):

Italian school, 18th C.
Figures next to a classic colonnade
oil on canvas, restoration, Dim. – 98 x 134 cm

La simmetria dell’architettura, il punto di fuga centrale che coincide con la statua, il colore delle colonne, la luce bianca e nitida, le figurine chiare in gruppi nettamente spartiti…
Secondo me si tratta di Alberto Carlieri, romano allievo di Andrea Pozzo (dal quale prende le tonalità schiarite).

Non è regalato perché vogliono 3.500 euri, ma comunque è ampiamente sottostimato.

E poi, così en passant, è pure un bel quadro, non soltanto una mazzetta di soldi incorniciata.

 

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Girolamo da Carpi – due passi (a tentoni) nella cultura

girolamo carpi cambi

A forza di parlare di stile, di copie, di modelli, rischiamo di perdere di vista il contesto culturale.
I miei amici me lo hanno anche scritto sui verbali, che sono capace solo di “precisazioni per lo più attributive ma cui difetta il respiro storiografico”.
Un praticone, insomma. Un analfabeta che spara nomi un po’ a casaccio, azzeccandoci ogni tanto (per la legge dei grandi numeri), ma del tutto ignaro di quello che succede intorno ai quadri.
Uno che sa scrivere (male, questo lo ammetto), ma che non sa leggere, che “es cosa muy nueva” come diceva uno scrittore spagnolo barocco (l’avrò letta dentro un Bacio perugina, non crediate…).
Che carini.
Ma io sono scemo veramente: alla mia età ancora non ho imparato l’arte di comporre un mosaico senza riuscire a distinguere le tessere.

Mi arrischio allora, forte della mia ignoranza, a guardare questo quadro (qui):

Gerolamo Da Carpi (Ferrara, 1501 – 1556), copia da
Allegoria del Caso e della Penitenza
olio su tela, cm 205×109
Copia del dipinto eseguito da Gerolamo da Carpi negli anni Quaranta del Cinquecento per la sala della Pazienza del Castello di Ferrara su commissione del duca Ercole II. L’iconografia, alquanto originale, risente del clima erudito e raffinato del Rinascimento ferrarese, traendo ispirazione dai trattati di iconologia diffusi da Andrea Alciati e Achille Bocchi.

Tutto giusto, è proprio una copia dal quadro di Girolamo da Carpi oggi a Dresda.
Giusta anche la datazione, perché ci sono dei pagamenti per quella serie di quadri al 1541-1542, quindi su per giù siamo lì.
Quindi possiamo depennare il nome di Bocchi.
Le Symbolicae Quaestiones di Achille Bocchi usciranno soltanto nel 1555 (alla vigilia della morte di Girolamo da Carpi), e verranno ristampate nel 1574.
Più centrato il nome di Andrea Alciati, i cui Emblemata divero la luce nel 1531, e furono più volte ristampati nella prima metà del Cinquecento. Tuttavia nel suo libro non si accenna a una raffigurazione di questo tipo.

Non ce ne stupiamo, perché l’iconografia del quadro di Girolamo da riferimento a una cultura (se mi è permesso usare questa parola) più antica, ovvero quella della Mantova post-mantegnesca.
Basti qui ricordare il celebre affresco di Palazzo San Sebastiano:

occasio mantegna

La ragazza con il lungo ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca calva è l’Occasione (e non il Caso!!), che va afferrata al momento del suo passaggio, e una volta passata non può più essere ghermita.
Si tratta di un tentativo di restituire forma visiva alla poesia antica (in questo caso un epigramma di Ausonio), secondo un’operazione del tutto simile alla Calunnia di Leonbruno, o alle varie raffigurazioni della Famiglia del satiro (entrambe descritte da Luciano).

Diverso il meccanismo dell’emblema, che genera significato dall’interazione tra motto e immagine.
Ovviamente vi sono applicazioni più precoci, a monte di tutte le opere qui considerate, a partire ovviamente dalla Hypnoerotomachia Poliphilii.

Ma io ormai dopo avere scritto Hypnoerotomachia tutto d’un fiato sono già sudato fradicio, quindi torno a giocare con le mie figurine.
Ci pensino i grandi, con il loro “respiro storiografico”.

 

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Mazzola Bedoli in Fiandra

Abbiamo parlato da poco, di nuovo, dell’abitudine di sbattere in Fiandra tutto quello che non ci soddisfa.
Panneggio un po’ rigido? Fiammingo del XV secolo.
Culo un po’ flaccido? Fiammingo seguace di Rubens.
Paesaggio frondoso? Fiammingo, senza dubbio.

E così finisce in Fiandra anche questo quadro, da Wannenes (qui):

PITTORE FIAMMINGO DEL XVI – XVII SECOLO
Gesù Bambino e San Giovannino
Olio su tavola, cm 38X52

Però i paesaggi li sanno fare anche da altre parti.
A Parma, per esempio, li fanno benissimo.
Credo lo dimostri questo quadro, che passò a Sotheby’s una decina di anni fa (qui):

Somiglia, eh?
Era un bel quadro di Girolamo Mazzola Bedoli, la cui composizione era già nota grazie a una ulteriore versione pubblicata da Mario Di Giampaolo nella sua monografia sul pittore.
Insomma, una cosa già arcinota.

Certo, non si può ricordare tutto.
Quella cosa, ad esempio, dov’è che l’ho messa…

Sarà in Fiandra di sicuro.

 

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comprare expertise da Sotheby’s – Prospero Fontana

Come ho già detto a più persone, non mi piace per niente l’asta online di Sotheby’s.
Non ci vedo molto di appetibile.
Però è interessantissimo vedere come quadri decidamente di serie B, che infatti sono finiti relegati in un’asta di seconda fascia, si trascinino dietro expertise altisonanti.
Alle quali però, evidentemente, non crede più nessuno.

Riemergono ancora una volta questi due rami, appioppati al nostro amico Prospero Fontana (qui):

PROSPERO FONTANA
Bologna 1512 – 1597
ADORATION OF THE SHEPHERDS
ADORATION OF THE MAGI
a pair, both oil on copper
each copper: 20⅝ by 9½ in.; 52.5 by 24.3 cm.
each framed: 25½ by 14 in.; 64.8 by 35.6 cm.

Ma Fontana dipinge su rame? Boh. A memoria non me lo ricordo, ma potrei sbagliare.
Quello che so per certo, è che Fontana è un gran copione.
Copia da Vasari, copia da Primaticcio…
Però non è scemo. Copia dai disegni dei suoi amici, si sceglie bene le fonti. Aggiornatissime ed esclusive.
Mica copia dalle incisioni, come fan tutti.

E come fa anche l’anonimo autore dei due dipinti Sotheby’s.
Ecco una piccola dimostrazione:

Il primo è un collage di incisioni: il gruppo in basso viene dalla stampa di Agostino Carracci d’après Baldassarre Peruzzi (1579), mentre gli angeli in alto dalla altrettanto famosa Annunciazione con profeti di Cornelis Cort d’après Federico Zuccari (1571).

E andiamo avanti con il secondo:

Il secondo non fa neanche lo sforzo di mimetizzarsi, e copia semplicemente l’Adorazione dei pastori di Cort d’après Federico Zuccari (1567), variando il gruppo centrale per renderlo simile al suo pendant.

Ecco qua come stanno le cose.
Aspetta, non mi ricordo, c’era ancora una cosa… cos’era pure?

Ah, lo stile!
Dimenticavo.
Con Fontana non c’entra un’ostrega.

Morale: 30mila dollari per comprarsi una bella expertise!
Buona lettura…

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Carlo Antonio Procaccini

Non sono arrivato in tempo a segnalare questo bel rame che passava da Lempertz (qui):

Flemish School circa 1600
Rest on the Flight into Egypt
Oil on copper. 32 x 48 cm

Loro dicevano scuola fiamminga, e in effetti l’apertura del paesaggio e la minuzia nella resa delle foglie e dei dettagli botanici in primo piano potrebbe far propendere per quella ipotesi.
Ma la pittura, ad evidenza non è fiamminga.

In più, la composizione deriva in controparte dall’incisione di Camillo Procaccini del 1593, eccola:

Secondo me, facendo due più due, l’autore era Carlo Antonio Procaccini, l’ultimo dei figli di Ercole il vecchio, fratello dello stesso Camillo e di Giulio Cesare.
Negli ormai numerosi quadretti di paesaggi con figure che gli sono stati riconosciuti, spesso indulge a un trattamento “alla fiamminga” delle frasche, e a una tavolozza del tutto compatibile con quella del rame Lempertz.

Dirò di più: spesso questi quadri di Carlo Antonio mancano di spessore, risultano un po’ stucchevoli nella loro piacevolezza decorativa.
Questo invece, grazie alla solidità dell’invezione di Camillo, aveva una personalità decisamente più spiccata.

Partiva da 5.000, ne ha fatti 6.000.
Per me, un ottimo acquisto.

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