Giovanni Baglione ≠ Pieter van Mol

Alcuni pittori mi piacciono, altri meno.
Questione di gusti.
Con alcuni ci si sente in sintonia, altri sembrano incamminati per una strada che porta in un posto che non ci interessa minimamente.

Tra i pittori che amo poco c’è senza dubbio Giovanni Baglione.
Mica che mi abbia fatto qualcosa di male, o che sia un brutto pittore, povero Baglione.
Però… non so, non mi attira.

Questo non significa che gli voglia così male da non risarcirlo di ciò che è suo. E quindi vendiamo un po’ questo quadro che passa in Belgio (qui):

VAN MOL PIETER (1599-1650) / OMGEVING VAN
Extase van St-Franciscus met schedel in de hand
olieverfschilderij op doek 150 x 112

Uno dice: tanto i fiamminghi alla fine sono tutti uguali.
Prendiamo un elenco telefonico di pittori del Seicento, scegliamo a caso un van-der-qualcosa, e molliamo il quadro a lui.
Chi lo distingue van-der-tizio da van-der-caio?

Di solito funziona, a patto però che il dipinto sia fiammingo veramente.
Se invece, come in questo caso, è una copia dal quadro di Giovanni Baglione all’Art Institute di Chicago, il trucco si rivela in tutta la tragica artificiosità.

Trouwens, ecco il quadro di van-der-Baglione:

Pubblicato in Consigli per gli acquisti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

the professor’s here

https://www.eclipse-magazine.it/wp-content/uploads/2010/02/Balanzone.jpg

Forse un particolare allineamento di pianeti.
Forse uno sbandamento da Covid.
Forse una rara malattia del sonno che ha colto i miei amici che non dormono mai.

Sarà quel che sarà, qualcuno è venuto meno all’imperativo di difendere la disciplina dalla mia infausta presenza, e quest’anno terrò il corso di Storia dell’Arte Moderna alla cara vecchia Università di Bologna.

Non sono impazzito, è tutto vero: https://www.unibo.it/sitoweb/michele.danieli/
O almeno credo.
Domani comincio, vediamo subito.

Non so cosa sia successo, non è colpa mia.
Magari è la fine della guerra, o almeno della sua fase più cruenta.

Ma più probabilmente un allineamento di pianeti…

Pubblicato in Fatto o da fare | Contrassegnato , , , , , , , , , , , | 31 commenti

Cristoforo Unterperger?

https://hampel-auctions.imgix.net/auktionen/A124/imgix/Hampel-124055005-1599061117.jpg

Non è niente male questo quadro su rame che passa sempre da Hampel (qui):

Sebastiano Conca, 1676/80 Gaeta – 1764 Neapel, zug.
DER HEILIGE ROMEDIUS VOR DEM BISCHOF VIGILIUS ZU TRIENT
Öl auf Kupfer, verso mit Glas hinterlegt, 53 x 62 cm.

San Romedio doveva andare a Trento, dal vescovo Vigilio. Ma un orso uccise il suo cavallo. Allora Romedio fece sellare l’orso (divenuto miracolosamente mansueto) e andò al suo appuntamento.

Prima di vedere questo quadro non sapevo niente di Romedio, di Vigilio, dell’orso e di tutta la storia.
E secondo me non ne sapeva niente neanche Sebastiano Conca, che nei suoi pochi viaggi non fu mai a Trento.
E dove altro avrebbe potuto conoscerlo, dato che il culto di Romedio fu esteso a tutta la Chiesa soltanto nel 1907, con la canonizzazione (equipollente) di Pio X?
Si aggiunga che non è esattamente il santo più celebre della cristianità.
Alzi la mano chi lo aveva mai sentito nominare.

Le vie del Signore sono infinite, ma a me che Conca dipinga un soggetto simile pare strano.
E poi lo stile non quadra: troppo pesanti i volumi, troppo poco vaporosa l’atmosfera.

Con la pigrizia che rimprovero sempre agli altri, preferisco pensare che possa essere un quadro trentino.
I colori accesi, la presenza fisica delle cose (il cappello posato a terra, lo stesso orso) ricordano un po’ Martino Altomonte, e quella cerchia di tardobarocchi intenti a percorrere avanti e indietro i passi alpini.

Fosse stato per me, io nella didascalia avrei scritto Cristoforo Unterperger.
Magari con un punto interrogativo, non si sa mai…

Pubblicato in Consigli per gli acquisti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti

Volterrano, uno e due

Passa da Hampel questo quadro, che loro dicono essere emiliano (qui):

Emilianische Schule des 17. Jahrhunderts
JOHANNES DER TÄUFER
Öl auf Leinwand. Doubliert. 100 x 74,5 cm.

A me invece non pare emiliano proprio per niente.
Anzi, con quella faccia scommetterei che si tratta di Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano.
Forse è appena un po’ abraso, perché rimangono poche pennellate di luce su capelli, che dovevano in origine risaltare di più (se andate sul sito si ingrandisce bene).
E probabilmente c’è anche qualche intervento della bottega, perché il panneggio non è proprio esaltante.
Comunque tutto sommato è un bel quadro.

Il problema è che vogliono 15mila euri.
Vabbeh, 15mila euri per un bel fiorentino del Seicento… via…
E poi passa come anonimo, con l’attribuzione giusta, sai quanto mi si rivaluta?

Beh, forse non tanto, giudicando da questo altro quadro che passa a Montecarlo (qui):

BALDASSARE FRANCESCHINI DIT IL VOLTERRANO (1611-1689)
Sainte Catherine
Huile sur toile 102 x 84,5 cm
Accompagnée d’une copie d’une lettre de madame Mina Gregori attestant l’authenticité de l’œuvre.

Moooolto più bello del precedente.
La signorina Gregori ha colto nel segno, non c’è dubbio che si tratti del Volterrano più tipico che si possa trovare.
E del resto (anche se la casa d’aste non lo sa) è pubblicato nella monografia dedicata all’artista.
Ma se quell’altro, anonimo e belloccio, partiva da 15mila, chissà questo, di attribuzione sicura e bellissimo.

6.000.
Giuro, seimila.
Non so, io non ci capisco niente evidentemente.
Ma se avessi due soldi da buttare al casinò, punterei dritto su Montecarlo.

Pubblicato in Consigli per gli acquisti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Candido Vitali

Parliamo sempre male di Wannenes, ma bisogna dire che ogni tanto ha anche dei quadri belli. E con i loro prezzi stracciati, sono decisamente invitanti.
E’ il caso ad esempio di questa natura morta (qui):

CANDIDO VITALI (Bologna, 1680 – 1753)
Natura morta con cacciagione, fiori e sporta di vimini
Olio su tela, cm 61X75

Va bene, mi rendo conto che il soggetto è un po’ triste, che avere in casa uccelli morti si presta a facili battute dei vostri amici spiritosi, eccetera eccetera.
Però il quadro è proprio bello.
Abbiamo parlato tante volte del suo alter-ego (qui, qui, qui), questa volta invece è lui in persona.

E con 2mila euri si partecipa alla lotteria.
Non mi sembra per niente male.

Pubblicato in Consigli per gli acquisti | Contrassegnato , , , , , , , , , | 12 commenti

Giulio Cesare Procaccini

https://portal-images.azureedge.net/auctions-2020/neumeister10061/images/e4cbc11a-80bb-4a65-a549-ac2800f7e923.jpg

Ma com’è che questi lombardi del Seicento improvvisamente non li riconosce più nessuno (vedi ieri)?
Forse il loro modo di dipingere non è sopraffino, forse il loro colore non è sempre brillantissimo (no, non lo è)…
Però le loro composizioni sono indimenticabili. I santoni del Morazzone, i San Francesco del Cerano…

E anche l’ultimo del trio, il Procaccini, a composizioni se la cava alla grande.
Basta guardare questo disegno che passa da Neumeister (qui):

Flemish School 17th century
Holy Bishop in Glory
Red chalk drawing, heightened with white on handmade paper. 51.4 x 31.8 cm

Scuola fiamminga… ma no, ma no.
Ricorda piuttosto il quadrone di Procaccini con San Carlo Borromeo conservato a Brera.
O almeno così mi pare: vediamolo un po’:

https://pinacotecabrera.org/wp-content/uploads/2016/11/Procaccini-GC-SanCarloinGloria.jpg

Non strappiamoci i capelli, perché ha tutta l’aria di una copia.
Però le dimensioni impressionano (è più di mezzo metro), e alla fine la qualità non è neanche così bassa.
Direi comunque che rimane una copia.

Vale poche centinaia di euro, che è appunto quel che ne chiedono.

Pubblicato in Consigli per gli acquisti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

tra Morazzone e Montalto

Non ha riscosso molto successo questo quadro che passa tra qualche giorno da Hudson a New York, per cui lo metto qui, vediamo se trova un estimatore (qui):

Italian School
Death of the Medieval Crusader Tancredi
Oi on canvas, unsigned, lined, 62 x 69 in., 74 x 81 in. (frame)

“Italian school”. E fin qui ci siamo.
Potremmo spingerci un po’ più in là, osando “Lombardo del Seicento”.
Federico Zeri infatti pensava che fosse un prodotto della cerchia del Morazzone. Non ho la monografia di Stoppa qui a casa e non posso controllare se lui ne tratta (anzi, se qualche anima buona vuole porre rimendio…)

Io quando l’ho visto ho pensato a Stefano Danedi detto il Montalto, per l’atmosfera soffocante di camera chiusa, per l’espressione così borromaica a metà tra dolore e godimento.
Roba da milanesi del Seicento, appunto…
Forse gli mancano quei ricciolini biondissimi e appuntiti, che sempre compaiono nelle teste dei personaggi del Montalto. O forse non ci sono più, cancellati dal tempo e dai restauri.

Del resto manca anche il comporre roboante del Morazzone: qui la scena è tutto sommato composta e tranquilla.
Anche i colori più smorzati secondo me tirano più verso Montalto.

Chi avrà ragione, tra me e Zeri?
Nessuno dei due probabilmente…
Ricordiamo che gli studiosi lombardi si sono dati un gran daffare per proteggere la disciplina dalla mia nefasta presenza, sbattendomi in mezzo alla strada ogni volta che hanno potuto.
Quindi che ne posso capire io? Sapranno loro.

In ogni modo costa 2mila dollari, e mi pare francamente regalato.
Ci farei un pensierino.

AGGIORNAMENTO:

11.000 + diritti.
Direi che più di uno ci ha fatto più di un pensierino.

Pubblicato in Fatto o da fare | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

tu quoque, Adolfo

Roma, 1901: all’Università La Sapienza viene istituita la prima cattedra italiana di Storia dell’Arte.
L’arte esisteva già da molto tempo, ma l’Università non aveva mai sentito l’esigenza di studiarla, fino ad allora.
Il docente è un signore di Modena, Adolfo Venturi.

Poco dopo, Venturi fonda la Scuola di Perfezionamento (oggi diremmo Specializzazione) in Storia dell’Arte.
Così chi si laurea in Lettere può proseguire gli studi storico-artistici.
Questo schema rimane invariato per 70 anni, prima che comincino ad apparire i primi corsi di laurea in Storia dell’Arte.

Possiamo quindi dire che Venturi è una sorta di fondatore della disciplina.

Con animo grato, accostiamoci dunque a questo quadro da lui espertizzato (qui):

Camillo PROCACCINI (Bologne, 1551 – Milan, 1629)
Vierge au voile
huile sur toile rentoilée, 90×77 cm

A parte il fatto che Camillo non nasce nel 1551 bensì 10 anni dopo (ma questo è colpa di Millon), il quadro non è nemmeno tanto lontano da lui e dalle sue Natività in notturna (Pinacoteca di Bologna, di Brera, e varie chiese a Milano e nel milanese).
Venturi però (come possiamo leggere nella perizia annessa) si fa un po’ prendere la mano.
Allora leggiamo che Camillo in questa tela “merveilleuse” realizzò addirittura “il suo capolavoro” (“executa son chief d’oeuvre”).
Non solo, ma tra tutte le opere ispirate alla Notte del Correggio, questa “est la version la plus délicate”: non solo del Cinquecento, ma “compris celles des années successives”.

Mah.
Andiamo allora a vedere le “beau visage” della Vergine.

Urca.
Vediamo la mano, magari è più “délicate”:

Beh, per essere il “capolavoro” di Camillo, speravo meglio.
E anche per 50mila (!) euro che ne vogliono, mi aspetterei qualcosa di più.

Adolfo, Adolfo, ma che ti è saltato in mente?
Leggere queste cose da parte tua, potrebbe instillare nel lettore poco accorto il sospetto che tutta la tradizione accademica che da te discende (ovvero TUTTA)…

Pubblicato in Consigli per gli acquisti, Ma proprio no | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , | 21 commenti

Alessandro Farnese, obviously

Ma certo che è Alessandro Farnese!
Parliamo del quadro discusso al post precedente.
Lo dice anche la casa d’aste, che è Alessandro Farnese (qui):

After Anthonis Mor and Alonso Sanchez Coello
copy of a 16th century full length portrait of Alessandro Farnese, wearing a suit of armour, with a sword in his hand
oil on canvas, 107 x 71cm

Di più: indica correttamente il modello da cui il quadro deriva.
Di cosa blatera allora quel cretino di Danieli, di copie, di scuola inglese, di Stuart e di altre fanfaluche?
Alessandro Farnese, punto e basta.

Per fortuna internet ci mette un po’ a dimenticare le cose, per cui basta dare un’occhiata alla copia cache della pagina:

https://webcache.googleusercontent.com/search?q=cache:eNZlQHZpdU4J:https://www.the-saleroom.com/en-gb/auction-catalogues/mander-auctioneers/catalogue-id-srmand10117/lot-fb362168-dee8-4393-9582-ac0f00a0fcce+&cd=3&hl=it&ct=clnk&gl=fr&client=firefox-b-d

Da questo blog non ricavo niente, e non mi aspetto niente (figuriamoci).
Per cui, come al solito, mi ringrazierò da solo.

Grazie, caro il mio coglionazzo.

Pubblicato in Consigli per gli acquisti | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | 7 commenti

Alessandro mac Farnese

alessandro farnese suffolk.JPG

A me la Brexit mi sta sullo stomaco.
Non solo perché va palesemente contro l’evoluzione della società (è un po’ come togliere il voto alle donne, o reintrodurre la schiavitù, che era così comoda), ma perché è un monumento alla spocchia, a una presunta autosufficienza culturale che sfocerà inevitabilmente in una provincialissima ignoranza.

Che oltremanica si coltivi una certa autoreferenzialità è cosa risaputa, e lo dimostra anche questo quadro che passa nel Suffolk, poco a nord di Londra (qui):

English School, 16th century
A full length portrait of a Scottish nobleman, possibly Henry Stuart, Lord Darnley (1545-1567) wearing a suit of armour, with a sword in his hand
oil on canvas, 107 x 71cm, unframed

Scozzese?! E perché mai?
E cosa c’entra Henry Stuart, che fu marito della regina di Scozia?
Se il quadro è in Inghilterra, sarà inglese, no?
Ma questo lo fanno un po’ tutti gli storici dell’arte, non solo inglesi…

Proviamo a confrontarlo con il Ritratto di Alessandro Farnese di Alonso Sanchez Coello (forse) alla Galleria Nazionale di Parma:

Portrait of Alessandro Farnese (Rome, 1545-Arras, 1592), Italian General, Painting by Alonso Sanchez Coello (1531-1588)

O meglio ancora con quello a figura intera già in collezione Volpi di Misurata, assegnato allo stesso Coello in collaborazione con il suo maestro Anthonis Mor:

alessandro farnese christies

Somiglia abbastanza.

Per carità, finezze lontane dallo spessore cuturale di Boris Johnson, differenze minime appianabili con qualche decina di pinte di birra (da pagare subito, al banco).

 

Pubblicato in Consigli per gli acquisti, Fatto o da fare | Contrassegnato , , , , , , , , , , , , , , , , , | 10 commenti