Giuditta ≠ Acan

Qualche problema di iconografia da Doyle a New York, a proposito di questo quadro (qui):

European School 17th/18th Century
Judith and Holofernes
Oil on canvas 12 x 15 5/8 inches (30.5 x 39.7 cm)

E’ vero che la scenografia ricorda la scena di Giuditta: la tenda, l’inserviente, i soldati addormentati…
Ma manca il povero Oloferne, e poi cos’è quel falò che arde in lontananza?

Secondo me la scena rappresenta la Punizione di Acan, narrata in Giosuè 7.
Gli Israeliti volevano conquistare la città di Ai (che dovrebbe essere Et-Tell, in Cisgiordania), ma Acan si era fregato parte del buget destinato alle spese militari.
“E allora la collera del Signore si accese contro gli Israeliti”, perché va bene trombare le proprie figliole (come Lot) o concedersi per farsi sposare (come Ruth), ma giù le mani dal malloppo.

Allora Giosuè fa un’ispezione, Acan viene beccato e confessa: “Avevo visto nel bottino un bel mantello di Sennaar, duecento sicli d’argento e un lingotto d’oro del peso di cinquanta sicli; ne sentii bramosia e li presi ed eccoli nascosti in terra in mezzo alla mia tenda e l’argento è sotto”.
Ed ecco che nel nostro quadro i messaggeri sollevano il mantello, e sotto c’è l’oro e l’argento (almeno credo, perché non si vede niente).

Quindi cosa succede ad Acan e alla sua famiglia? Richiamo verbale? Congedo con disonore?
“Tutto Israele lo lapidò, li bruciarono tutti e li uccisero tutti a sassate”.
Ed ecco spiegato anche l’allegro falò che scoppietta sulla destra.

Mosè ve lo aveva detto: non rubate.

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Giovanni Battista Paggi

Mi piace molto Giovanni Battista Paggi, ma nel nostro blog è molto sacrificato.
Solo un vecchio post su una sua fortunata incisione, replicata mille volte ma raramente riconosciuta.
Oggi possiamo rimediare parlando di questo quadro che passa da MeetingArt (qui):

Pittore emiliano del XVII secolo
Santo con allegoria della Carità
Olio su tela, 238×173 cm

E’ accompagnato da una breve scheda, dove si dice che rappresenta “un santo sacerdote che una notte illuminata dalla luna incontra una giovane donna con tre bambini che cammina con passo veloce e che gli indica un gruppo di malati che si intravvedono nello sfondo, dentro dei letti. La donna potrebbe essere una allegoria della Carità e il santo essere san Filippo Neri o altro santo che si reca a trovare dei malati”.
Secondo me la donna è davvero la Carità, ma il santo potrebbe essere Nicola: ha tre palle d’oro sul libro, attributo suo tipico.
E nella stanza non ci sono dei malati, bensì le tre fanciulle senza dote.
Il problema è che il santo è vestito in abiti contemporanei, come appunto un Filippo Neri, e non da vescovo.
Ripeto, per me è Nicola, ma non ho mai visto un’iconografia simile.

Ancora la scheda dice che potrebbe essere Tiarini, durante il suo giovanile soggiorno toscano.
Quasi giusto.
E’ proprio un pittore dell’Italia settentrionale che mostra chiare influenze fiorentine, specialmente del Passignano.
Solo che non è bolognese, bensì genovese.

Ed è un quadro magnifico di Giovanni Battista Paggi.
Bastano 5 minuti su google per vedere che è proprio lui, con quelle facce inconfondibili, quei contorni netti, quelle luci da lampada alogena.

Parte da 8mila, un po’ alto.
Ma solo in apparenza, perché è un capolavoro.

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Guercino satisfying different patrons

Ormai la proliferazione dei Guercino non conosce più alcun freno.
Una volta pensavo che sarebbe diventato un problema. E lo pensavano in molti.
Adesso credo di essere rimasto solo io.
Gli altri, come al solito, sono più svegli di me e dove io vedevo un problema loro hanno visto subito un’opportunità.
E allora passano quadri come questo (qui):

Giovanni Francesco Barbieri, called Il Guercino
Cupid
Oil on canvas. 51.5 x 39 cm

Come dicono nella descrizione, viene dalla parte alta della Vestizione di san Guglielmo, oggi alla Pinacoteca di Bologna:

Sulla plausibilità dell’attribuzione, lascio parlare il confronto:

Un motivo per cui dovrei spendere 20mila euri per questo pupazzetto, senza giunture e senza qualità, proprio non riesco a immaginarlo.

Ma come riusciamo a evitare di chiamarlo col suo nome, cioè copia da Guercino?
Ci riusciamo perché in tanti anni abbiamo fatto passare sotto il suo nome quadri ben peggiori.
Copie e copie, e copie di copie. Spergiurando che fossero suoi.
E quindi siamo riusciti a far passare l’idea che Guercino amasse tantissimo copiarsi da solo, e produrre quadri uguali ai suoi ma (chissà perché) più brutti.

Guercino faceva un quadro bello, poi ne copiava le singole figure e ne ricavava dieci brutti.
“This working procedure allowed the artist to capitalize on his formulas, satisfying different patrons with the same invention”, dicono nella scheda.
Sarà. Ma a me sembra che questa “working procedure” si adatti piuttosto alla distorsione del mercato attuale.
Qui sì che si può “capitalize”: basta dire “è Guercino, proprio lui in persona”.
Per quanto sia brutto il quadro di cui stai parlando, sicuramente ne è passato uno più brutto come autografo.

Povero Guercino, il cui unico capitale era il suo genio, e adesso si vede trasformato in un deficiente.

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gli Zuccari per Caprarola

Da Pierre Bergé a Parigi fanno una bellissima asta di disegni, tutti a prezzi stracciati.
Segnalo almeno quello di Amico Aspertini, solo per la cronaca dato che farà almeno dieci volte la stima.

Ma quello che più mi impressiona è questo (qui):

Attribué à Taddeo ZUCCARI (1529-1566)
Mariage d’Ottavio Farnese et Marguerite d’Autriche
Plume, lavis brun, 19,5 x 18,5 cm

Come dicono giustamente nella scheda, è in relazione con l’affresco di palazzo Farnese a Caprarola.
Ho un po’ di paura mentre lo scrivo, ma non mi pare una copia: manca il paggetto a sinistra, i personaggi in secondo piano hanno pose diverse, i tendaggi sono completamente modificati.
Inoltre i piedi di Ottaviano erano stati tracciati a matita un po’ più in basso, ma sono stati alzati nella versione definitva, per lasciare Margherita in posizione prominente e creare quella composizione leggermente diagonale che poi tornerà anche nell’affresco.

Allora una seconda versione, per un altro apparato farnesiano?
E dove?
E perché non copiare anche i ritratti, allora? Non avrebbe avuto senso epurarli.

Il disegno è assegnato a Teddeo, che fu il progettista dell’apparato.
Ma poi l’affresco lo dipinse Federico, e a me francamente sembra di Federico anche il disegno.
E mi sembra bellissimo.

800 euri, regalato.
Stima bassa, ma allineata con quella degli altri disegni in asta.
Se c’è un trucco, io non lo vedo.

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palazzo Fava da San Domenico

La Croce Rossa di Bologna ha sede in un palazzo storico, che le fu donato nel 1958.
Sul palazzo, io e i miei compari scrivemmo un libro nel lontano 2008: eccolo qua.

Di recente è stata restaurata la facciata, e sarà presentata in pompa magna (più o meno) dopodomani.
Il mio compito sarà presentare gli affreschi di Cesare Baglione all’interno, perché l’idea sarebbe quella di restaurare anche loro.

A not-to-be missed event.

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la 119a priorità

Traggo l’immagine dal sito di Repubblica di venerdì, ore 10.47.
Lo specifico perché oggi, a 48 ore di distanza, le notizie sono già scomparse.
A quel tempo invece erano fresche fresche: quella sui reati di Genova risaliva al giorno prima, quella sui reati di Foggia era stata battuta solo poche ore prima.

Quindi? Sbattute in prima pagina, anche se solo per poche ore?
Non esattamente.
Scorrendo la pagina sul telefono, abbiamo questo ordine:

1. In apertura, notizie sulla guerra in Ucraina, come è giusto che sia. Una decina di articoli e approfondimenti
12. segue la morte di Fabio Palotti, caduto sul lavoro, notizia straziante, e anzi mi scuso per averla citata in questa pagina zeppa di stupidità
14. in quattordicesima posizione, l’errore di Ionut Radu, portiere dell’Inter, decisiva per le sorti della nazione
18. Johnny Depp contro Amber Heard, appassionantissimo
52. Mi piaccio dunque sono, articolo su non so cosa, non mi sono addentrato
54. Quanto vive un cane? Pare che il Jack Russel sia il più longevo, lo sapevate?
76. al numero 76, una mostra fotografica su William & Kate, di cui si sentiva il bisogno
82. I Maneskin in concerto a Verona
92. un podcast di Federico Russo che si intitola Le polpette (della mamma) (se interessa, questo è ancora al suo posto)
115. anche le donne ammesse alla ambìta professione di gondoliere
119. articolo sui fatti di Genova e Foggia

Questa la lista approssimativa delle priorità.
Da una parte c’è un grande sforzo comunicativo per ridimensionare e insabbiare (un giorno ne parleremo).
D’altro canto il giornale si adegua a una semplice dinamica di domanda/offerta.

Non frega un cazzo a nessuno, quindi giù in fondo, dopo le polpette e le gondoliere.

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scovare Giulio Romano

Passa da Van Ham questo disegno (qui), con attribuzione puttosto generica:

NORTH ITALIAN SCHOOL 16th C.
Title: Battle or Triumph Scene
Technique: Pen drawing on brown paper
Measurement: 23.5 x 14cm

Niente di sbagliato, ma possiamo un po’ precisare.
A chi somiglia?
Basta guardarlo: somiglia a Giulio Romano.

Dove può essere una scena simile dipinta da Giulio Romano?
A palazzo Te, o in Palazzo Ducale.
Ma non c’è.

Ok, allora PROGETTATA da Giulio Romano.
Torniamo a palazzo Te, ed eccola qua, nella Camera degli Stucchi: rappresenta il Trionfo dell’imperatore Sigismondo.

Per fugare ogni dubbio, con i miei potenti mezzi grafici sovrappongo il disegno al fregio:

Sicuramente a monte c’era un progetto di Giulio, che poi ha ffidato agli allievi la realizzazione degli stucchi.
Ne esiste almeno un’altra copia, che si conserva al Louvre (inv. 3750), che riprende lo stesso gruppo di personaggi:

E’ incredibile quante cose si riescano a fare con un computerino e un paio di occhi.

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Precisioni nelle Gallerie Estensi. Bartolomeo e Tiburzio Passerotti

E’ uscito il mio articolo sui dipinti dei Passerotti nella Galleria Estense di Modena.
Fa seguito a quello su Bissolo e Frangipane, di qualche anno fa.
Chi vuole, può anche comprare la rivista, che si chiama Taccuini d’Arte.

Tratta di quattro dipinti, due di Bartolomeo e due di Tiburzio.
Il più bello è quello qui in apertura, che ha una storia attributiva complicata, che passa anche per Tiziano (sic!). Più di recente è stato assegnato a un ignoto pittore lombardo del Cinquecento, e con questa attribuzione è tuttora esposto.
Incredibile che sia sfuggito per tutti questi anni.
Tanto meglio.

Gli altri tre più o meno hanno sempre gravitato intorno ai Passerotti, ho cercato di fissare delle coordinate un po’ più precise.
Ecco il riferimento bibliografico completo:

  • Michele Danieli, Precisioni nelle Gallerie Estensi. Bartolomeo e Tiburzio Passerotti, in “Taccuini d’Arte”, 14, 2022, pp. 97-103.

Chi vuole, può leggerlo qui.

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nel mare di Goltzius

Ci sono artisti così importanti, che non si riconoscono.
Mi spiego: la pittura del Trecento è giottesca, giusto? Tutta. Chi non è giottesco, non è quasi considerato un artista, ma un imbianchino, o nel migliore dei casi un artigiano.
Davanti a un quadro del 1350 non diremo: “Ricorda Giotto”, perché è fin troppo ovvio.
Come davanti a un laptop non diciamo: “Ricorda un Commodore64, ma più evoluto”. Anche se è così.

Uno di questi artisti secondo me è Hendrick Goltzius.
L’Europa del nord tra Cinque e Seicento è talmente immersa nella cultura creata da Goltzius che non ne riconosciamo più la fonte.
E allora succedono cose come questo quadro (qui):

AMBITO DI POLIDORO CALDARA DETTO DA CARAVAGGIO, TERZO QUARTO DEL XVI SECOLO
San Matteo e l’Angelo
Olio su tavola, cm. 51,5×30

E’ vero, come dice la scheda, che si risale fino a Raffaello (un altro degli artisti di cui sopra) e Michelangelo (un altro ancora).
Ma seguendo questi fiumi poi si sfocia in un mare nuovo, che si chiama Goltzius:

Eccolo il prototipo, l’incisione di Jacob de Gheyn II su invenzione di Goltzius, datata “Anno 1588”, quando Polidoro era sottoterra ormai da quasi mezzo secolo.
Pasticciato, caricato, deformato quanto si vuole, ma pur sempre copia dal grande Goltzius.

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effetto Attila – 2 – Grafica d’Arte

Ovviamente il post precedente, come al solito, è stato accolto dal disinteresse più totale.
Del resto se le cose vanno come vanno, un motivo ci sarà.

Torniamo quindi al nostro tran-tran, tranquillo o quasi.
Dico quasi perché alle volte dimentico di avere alcuni super-poteri, e mi muovo con troppa disinvoltura.
L’unico mio super-potere è l’effetto Attila.

Questa volta ho colpito e affondato la bellissima rivista “Grafica d’Arte”, di gloriosa tradizione.
Ho scritto, con imprudenza, una semplice mail:

Buongiorno.
Grazie a una fortunata coincidenza, ho ritrovato le matrici in rame di alcune incisioni di Xxxxxxxx Xxxxxxxx.
È possibile inseguirne le vicende collezionistiche fino al Settecento.
Mi chiedevo se potesse essere un argomento interessante per Grafica d’Arte.
Con i migliori saluti

A stretto giro di posta, l’inevitabile:

Egregio sig. Danieli, la ringraziamo per la sua interessante proposta, ma «Grafica d’Arte», dopo 32 anni di attività, ha volontariamente cessato le sue pubblicazioni a partire dal mese di gennaio 2022.
Con un cortese saluto
La Redazione

Bong.
Povera “Grafica d’Arte”…

Quanto a me, mi metto subito al lavoro:
Egr. presidente Putin, con la presente sono a proporLe la mia collaborazione nell’ambito della operazione speciale…

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