Madonne: Reframing, Coronation and Re-Installation of Marian Images in Early Modern Spaces

monaco sacrima madonne.JPG

Tra un mercatino di Natale e un barilotto di birra, se siete a Monaco di Baviera fate un salto a questo convegno:

Madonne: Reframing, Coronation and Re-Installation of Marian Images in Early Modern Spaces

QUI tutto il programma.

Il mio intervento parlerà di Francesco Francia, Innocenzo da Imola, Prospero Fontana e Tiburzio Passerotti.
Solita roba, insomma.
Pare che però all’estero interessi ancora. Curioso, neh?

 

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Marco Pino – you’re welcome

pino zuccari wannenes

Chi si ricorda di questo quadro?
Passava da Wannenes come Federico Zuccari (qui).
Secondo me invece era una cosa della cerchia di Marco Pino perché, dicevo nel post relativo, collegato al suo quadro della Galleria Borghese e all’affresco nell’Oratorio del Gonfalone a Roma.

Oggi a un anno di distanza ripassa, sempre da Wannenes (qui):

MARCO PINO (attr. a)
(Siena, 1525 circa – Napoli, 1587 circa)
Resurrezione
Olio su tavola, cm 55X43

Cito dalla scheda: “Già attribuita a Federico Zuccari, l’opera si può riferire a Marco Pino […] Pino cita sé stesso riguardando alcuni brani della ‘Resurrezione’, oggi alla Galleria Borghese che a sua volta riprende fedelmente l’affresco eseguito dall’artista per l’Oratorio del Gonfalone”.

Lieto di essere stato utile.
Per i ringraziamenti, sarà per la prossima volta.

 

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Pietro Faccini

faccini christie's.JPG

Un giorno Christie’s mi ha fatto vedere un disegno bellissimo di Pietro Faccini (qui):

Pietro Faccini (Bologna circa 1562-1602)
Allegory of the Immaculate Conception
pen and brown ink, brown wash heightened with white on light brown prepared paper
22½ x 15½ in. (57.2 x 39.4 cm)

Non ho fatto un gran sforzo attributivo, visto che qualcuno aveva già provveduto a scrivere sul montaggio: “Pietro Facini, Pittore Bolognese”.

La cosa interessante era il soggetto, che ha permesso di ricollegare il foglio con una pala d’altare di Agostino Marcucci nella chiesa bolognese di San Giacomo, citata dalle fonti ma già rimossa nella seconda metà del Seicento.
Non c’è dubbio però che il disegno spetta a Faccini, che come al solito rifornisce i suoi allievi di disegni.
O meglio: si era sempre pensato che lo facesse, e questa è la prova definitiva.
Tutte le altre informazioni sono nella scheda: scendete giù e aprite il menù “lot essay”.

Prezzo Christie’s (17mila euri), ma è impressionante per dimensioni (oltre mezzo metro) e qualità. Non è che si trova tutti i giorni.
Dedichiamo un pensiero al buon vecchio Mario Di Giampaolo che, se fosse ancora al mondo, ne sarebbe entusiasta.

 

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il giorno del Giudizio (di Paride)

giudizio paride tre grazie.jpg

Come ripeto sempre, non sono un esperto di iconografia.
Però ho bisogno di capire cosa è raffigurato nei quadri che guardo.
Non è sufficiente scrivere Donna col seno scoperto: devo sapere se è sant’Agata o Venere perché ne va delle scelte dell’artista.

O per lo meno devo avere una vaga idea.
Chi non ce l’ha per niente è la casa d’aste Carvajal, che propone questo quadro (qui):

Ecole italienne du XVIIe siècle
Trois grâces, un courtisan et un putto
Huile sur toile
36 x 30 cm

Tre grazie, un cortigiano e un putto.
Sembra l’inizio di una barzelletta.
Ma che sta succedendo? Due Grazie se ne vanno, mentre la terza si attarda a parlare.
Con chi, poi? Ma con un cortigiano, è evidente!
Certo, perché a corte è buona norma presentarsi seminudi, con un cappellaccio di paglia.

“Courtisan” può voler dire anche corteggiatore, ammiratore.
Ma anche in questo caso, se devi fare la corte a qualcuno mi sento di suggerire un abbigliamento più adatto.

Uff…
Le due signore che se ne vanno sconfitte sono Atena (in armatura, con la lancia) ed Era (con la corona), il giovane è Paride che consegna il pomo ad Afrodite, accompagnata dal figlio Eros (entrambi in abiti da lavoro).
In sintesi, Giudizio di Paride.

Ma se “giudizio” può voler dire anche “sale in zucca”, qui siamo piuttosto lontani.

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ancora Ferraù Fenzoni

Ricordate il post precedente, dedicato a Ferraù Fenzoni e alla notorietà delle sue invenzioni, a dispetto della sua scarsa fama (qui)?

Dobbiamo tornare sull’argomento, perché i meriti del povero Fenzoni non vengono riconosciuti nemmeno da Christie’s, che propone questo quadro (qui):

Bolognese School, circa 1700
The Madonna and Child with Saint Francis and angels
oil on copper
18 ¾ x 14 ¾ in. (47.6 x 37.5 cm.)

Dicono che proviene da una vendita Sotheby’s, dove era assegnato a scuola romana del Settecento.
Giusto quindi riportarlo in ambiente emiliano.
Tanto vale fare anche l’ultimo passo e agganciarlo all’incisione di Francesco Villamena su invenzione appunto di Fenzoni:

Povero Fenzoni, cosa deve fare di più?

 

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da Faenza ad Haarlem

Ci sono pittori chesembrano non appartenere al loro tempo e alla loro patria.
Uno di questi, a mio avviso, è Ferraù Fenzoni.
E’ di Faenza, in Romagna, ma non ha proprio nulla di provinciale: sempre riconoscibile, fortemente individuale nelle sue scelte stilistiche. Ricorda un po’ Andrea Lilio, sotto questo aspetto.

Mi viene in mente vedendo questo quadro che passa a Parigi (qui):

Ecole FLAMANDE du début du XVII ème, entourage de Cornelis van HAARLEM
Moïse et le serpent d’airain
panneau inséré dans un panneau parqueté. 52 x 36 cm

Cornelis van Haarlem, nientemeno.
Beh, in effetti la composizione esagitata, gli scorci difficili, le espressioni caricate tornano bene con i modi di Cornelis.
E invece è una copia da un’incisione di Francesco Villamena su invenzione di Fenzoni, del 1597:

Impressionante, nevvero?
E’ uno dei misteri di Fenzoni, che ha messo a punto due o tre invenzioni poi tradotte in incisione e che hanno conosciuto un soccesso enorme.
Quindi oggi viaggia per l’Europa un bel numero di quadretti che replicano sue idee, ma il suo nome non lo conosce nessuno.

E questo è un male.
Dunque ben venga un piccolo risarcimento per Fenzoni.


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Ludovico Carracci, convincente

ludovico carracci rotterdam.JPG

Forse dovrei scriverci un articolo sul Burlington Magazine, e non un post su un blog di perditempo.
Ma dato che le mie “precisazioni attributive” a stampa vengono valutate come gli sproloqui di un deficiente, tanto vale scriverlo qui.
Anzi, di solito i miei amici dicono che sono “poco convincenti”, anche quando hanno superato peer-review nazionali e internazionali.

Allora vediamo se è “convincente” l’attribuzione che vorrei suggerire per questo quadro (qui):

Early 17th century
The adoration of the shepherds
Not signed. Verso number 178ER.

Koper 39 x 29 cm

Era un piccolo rame, che passava in asta senza nessuna indicazione attributiva.
Ma secondo me è Ludovico Carracci, senza se e senza ma. E anche di meravigliosa qualità.
Sulla datazione, potrei azzardare un ultimo decennio del Cinquecento, vicino alla Sant’Orsola del Museo Civico di Imola, che è del 1600.

Che dite? E’ convincente?
Se lo scrivo su una rivista, diventa subito “una proposta episodica di corto respiro storiografico”. Quindi non è convincente.

Ma visto che partiva da 650 € [sic] e ne ha totalizzati 440.000 [sic], direi che è convincente.
Con i soldi, tutto diventa convincente.

 

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