araldica vs stile – Medici e Lorena 1589

vasari piguet ginevravasari piguet ginevra verso

A proposito del disegno discusso nel post precedente, un lettore mi fa questa precisazione:

La fascia è – appunto – inclinata, ergo trattasi di banda, ed è – appunto – caricata di tre aquilotti.
Ergo non di Medici (Francesco) – Austria (1565) si tratta, bensì di Medici (Ferdinando) – Lorena (1589).

Stiamo quindi parlando delle nozze di Ferdinando I de’ Medici (granduca dal 1587) e di Cristina di Lorena, nipote del re di Francia, celebreate appunto nel 1589.
Certo, vedere tre aquilotti in quei segnetti è difficile, ma l’ipotesi ci può stare.
Ecco l’arme dei Lorena:

stemma lorena

Come si vede, ci può stare.
Se proprio devo fare una obiezione, è che lo stemma di Cristina era molto più complesso.
Vediamo quello di Bernardino Poccetti a palazzo Orlandini:

poccetti palazzo orlandini

E già che ci siamo anche quello sulla volta degli Innocenti (il passaggio coperto accanto al Museo Archeologico):

volta degli innocenti

Uno stemmone ufficiale e complicato, con tutte le illustri parentele della sposa.
Immagino che questo fosse lo stemma ufficiale dei due sposi. E che quindi fosse anche quello esposto durante gli apparati eretti per festeggiare l’ingresso di Cristina a Firenze nel 1589.
Il disegno invece è molto più semplificato.
Ma può ben essere un primo pensiero, dove l’artista studia la partizione dei campi senza preoccuparsi della precisione araldica.

Gli apparati del 1589 sono simili, a grandi linee, a quelli del 1565.
Anche qui, grande profusione di stemmi e di figure allegoriche, compresi i fiumi.

Però gli artisti che partecipano sono quelli della generazione successiva, ovviamente.
Gregorio Pagani, Passignano, Cosimo Gamberucci.
Della vecchia guardia rimangono pochi. Tra questi, Alessandro Allori, che mi ero sentito di escludere ma che adesso quasi quasi…

Mi sembrava troppo moderno per essere un disegno del 1565, però mi sembra anche troppo arcaico per essere del 1589.
Ma una delle due cose deve essere per forza.

NOTA BENE: ragiono soltanto con la mia capoccia, in assenza del catalogo della mostra del 2009 Ferdinando I de’ Medici. Maiestate Tantum, che probabilmente sarebbe di aiuto.

 

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money for Vasari

vasari piguet ginevra

Per diventare ricco, avevo pensato di comprare questo disegno, che passava in asta ieri a Ginevra, offerto a 500 franchi svizzeri (qui):

Ecole romaine de la fin du XVIe s.
Etude, homme nu assis, un lion et un dieu fleuve (recto)
Etude de blason avec deux femmes assises (verso)
avec annotation, plume et encre brune, 21×15 cm

Non era scuola romana, bensì un meraviglioso foglio di cultura vasariana.
Non ci vuole molto a capire che il grande stemma fa riferimento al matrimonio tra Francesco I de’ Medici e Giovanna d’Austria, celebrato nel 1565.

Per l’ingresso trionfale degli sposi in Firenze, venne allestito uno degli apparati scenografici effimeri più famosi di tutti i tempi.
Vi parteciparono una quantità di artisti, ridisegnando la geografia culturale del tempo.
A capo di (quasi) tutto, ovviamente, Giorgio Vasari.

Purtroppo, essendo appunto effimere, di queste decorazioni non rimane quasi più niente.
Per di più non si capisce cosa rappresentino le due figure al lati dello stemma partito, e questo rende praticamente impossibile rintracciarle nella lunghiiiiiiissima descrizione degli apparati redatta da Domenico Mellini (qui, buona lettura).

C’er anche un verso, altrettanto bello.

vasari piguet ginevra verso

Anche qui, materiale iconografico mediceo.
Il leone che regge lo stemma è una bellissima rivisitazione del Marzocco fiorentino.
L’allegoria fluviale in basso è certamente l’Arno.
Anche qui, la lettura del Mellini offre diversi spunti, ma difficili da verificare.

Come si diceva, l’ambiente è sicuramente quello vasariano, ma non mi sento di attribuire il disegno direttamente all’aretino.
Vi è un tessuto grafico più mosso, forme più allungate e sfuggenti.
A me, come si sa, piace molto Naldini e quindi non mi dispiace pensare a lui, che l’altronde era reduce da una collaborazione con Vasari strettissima nelle tavole del “palco” del Salone dei Cinquecento.

Ma non mi straccerei le vesti se si scoprisse che si tratta invece di un giovane Jacopo Zucchi, o persino di un Poppi ventenne.
Meno probabile l’ipotesi Alessandro Allori: Mellini riferisce che dipinse soggetti simili, ma il ductus è davvero molto molto diverso.

Insomma un disegno bellissimo e interessante.
Deve aver pensato così anche chi alla fine ha scucito i 7.000 franchi necessari per portarselo a casa.
Mannaggia a lui.

Ma per assistare allo spettacolo, bisogna pagare il biglietto.
A parte i miei lettori, maledetti scioperati…

PS
Non perdete tempo a decifrare i versi accanto allo stemma, non c’entrano nulla.

 

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Aglauro Cidonia

artemisia faustina.JPG

Adesso che la Brexit si è consumata, forse noi continentali sembriamo tutti uguali, tutti uniformemente stranieri agli occhi dei nostri ex-cugini d’oltremanica.
Difficile distinguere una ragazza dall’altra, specie le italiane. Piccole, nere, le sopracciglia folte, le labbra carnose.
Tutte uguali, diciamo la verità.

A maggior ragione le pittrici.
Come riconoscerle?
E infatti da Lawrence, nel Somerset, hanno un sacco di difficoltà (qui):

MANNER OF ARTEMISIA GENTILESCHI (1593-1653)
PORTRAIT OF A LADY ARTIST WITH A PALETTE
Oil on canvas, 62 x 54cm

Donna, sì. Pittrice, sì.
Ma non Artemisia, bensì Faustina.

Maratti Faustina, nata a Roma dal fu Carlo.
Pittrice e poetessa, membro dell’Arcadia con il nome accademico di Aglauro Cidonia.
A consegnare la sua immagine alla storia ci ha pensato il suo babbo, nella tela della Galleria Corsini a Roma:

faustina maratti roma corsini.JPG

E tanto basti, perché il quadro fa schifo.

Però, santiddio…

 

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allegoria

caravaggio allegoria trionfante.JPG

Allegoria, dicono. Allegoria.

XX secolo
Allegoria
olio su rame, cm 23,5 x 30

Allegoria.

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Jan Gossaert

mabuse monaco

E tirate fuori questi 400mila euri.
Al massimo li dilazionate in 76 anni, come la Lega.
Ne vale la pena, per comprare uno dei quadri più belli dell’anno, questa magnifica Madonna col Bambino di Jan Gossaert detto Mabuse (da Maubeuge, oggi in Francia).
Eccola qui:

JAN GOSSAERT dit « MABUSE » (1478-1532)
Madone à l’Enfant
1512
Huile sur panneau de bois parqueté, 73,5 x 52 cm
Daté au milieu à gauche

400-800mila di stima.
Un po’ tantino. A me serve circa una vita lavorativa e mezzo (senza mangiare e bere, ça va sans dire).
Però bellissimo.

mabuse monaco2

Guardarlo non costa niente.

 

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le voglie di Diana

ercole onfale gorringes.JPG

Nel panthoen greco ci sono tre divinità femminili che si distinguono dalle altre.
Estia (la Vesta dei romani), Artemide (Diana), e Atena (Minerva), la dea dagli occhi lucenti.
Sono le tre dee vergini.
A loro appartengono i tre cuori che Afrodite non riesce a piegare né a ingannare (lascio cadere dall’alto una citazione dall’Inno ad Afrodite).

Però, dai e dai… mi vuoi dire che un po’ di curiosità… una piccola voglia…
No? Sicure sicure?

Da Gorringes, piccola casa d’aste inglese, devono aver pensato che dopo tutti questi secoli Diana si sia un po’ stufata della sua castità (qui):

Early 19th century Italian School
Diana and attendants
oil on canvas, 14.5 x 11.5in.

E allora ha pensato bene di prendersi in casa un “attendant”: un aiutante, un inserviente.
E in cosa possa aiutare, questo omone nerboruto e seminudo, mi pare fin troppo evidente.

Che bello, riscrivere la storia e la mitologia a proprio piacimento, riplasmandola sul calco della propria ignoranza.
Poche cose danno più soddisfazione.
Oggi la democrazia è questo: il diritto a essere ignoranti. Il diritto a esercitare un ruolo senza averne le competenze.
Libertà!

E visto che la rete è sinonimo di libertà, cerchiamo con google Ercole e Onfale.
Scopriremo che la signora è Onfale, rigina della Lidia.
Il signore invece è Ercole, che per espiare l’uccisione di Ifito trascorse tre anni come schiavo, facendosi beffeggiare dalla regina che si diverte con le sue armi e si compiace di osservarlo intento in occupazioni femminili, come il filare.

E la verginità?
Direi che non c’entra nulla.

 

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cammuffare Sisto Badalocchio

badalocchio bonte bruges

Credo di stabilire un altro record (l’ennesimo), dedicando il primo post della storia a Sisto Badalocchio.
L’occasione mi viene da questo quadro proposto da Carlo Bonte a Bruges (qui):

17th Century
A female saint with a skull accompanied by an angel
oil on canvas, 98 x 127 cm

Come si vede, a Bruges non vanno tanto per il sottile.
L’autore, un orpello inutile.
Anche lo sforzo di riconoscere Maddalena in questa “santa con un teschio” pare eccessivo per le competenze fiamminghe.

Quindi non possiamo stupirci se sfugge il modello, che è il bellissimo Tancredi battezza Clorinda di Sisto Badalocchio alla Galleria Estense.
Eccolo:

badalocchio modena estense

Un Badalocchio tardo, già rientrato a Parma dopo le esperienze romane.

Via le armature, le spade, gli elmi.
Al loro posto ali, teschi, croci. E il gioco è fatto. Dalla Gerusalemme liberata ai Vageli apocrifi, il passo figurativo è più breve di quanto ci si potrebbe aspettare.
Con qualche equivoco, perché il copista si è dimenticato di togliere gli eleganti sandali, poco appropriati alla condizione eremitica, quand’anche femminile.

In sè, il quadro è bruttino.
Pochi i brani decenti: l’angelo, il teschio e il libro, la mano destra di Maddalena.
Tutto il resto molto mediocre, ed è evidente la difficoltà nel replicare il panneggio di Badalocchio.

Parte da 1.800 €.
Poi però tocca spenderne altri 3-4mila per l’expertise che lo trasforma in “una importante acquisizione al catalogo dell’artista”.
Però rimane sempre bruttino.

 

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