…e anche un po’ Peruzzini

peruzzini magnasco new york.jpg

Niente di interessante economicamente: il Magnasco n° 34945923 che passa in asta a New York nei prossimi giorni (qui):

ALESSANDRO MAGNASCO [IL LISSANDRINO] (ITALIAN 1667-1749)
Saint Anthony of Padua Preaching to the Fish
oil on canvas
148.5 x 108 cm (58 1/2 x 42 1/2 in.)

Un bel quadro, di discrete dimensioni e di buona qualità.
Peccato il prezzo, con una ambiziosa partenza da 16mila, come se fosse una cosa rara.

Alla fine però non mi dispiace.
A patto di dare a Cesrae quel che è di Cesare.
In questo caso, il paesaggio è da restituire a Peruzzini, come si vede senza sforzo.

Non che sia un gran raggiungimento critico, ci arriva anche un bimbo piccolo.
Ma in questo fiacco inizio d’anno, è pur sempre qualcosa.

 

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Marta e Margherita contro il dragone

tiziano copia nevers

Inizio d’anno piuttosto fiacco sul mercato.
Ripieghiamo allora su un quadretto da 300€ che passa a Nevers, con qualche incertezza iconografica (qui):

Ecole italienne du XVIIe siècle
Saint personnage terrassant un dragon
Huile sur toile, rentoilée, H_46 cm L_34 cm

San Personaggio che uccide un dragone?!
Mah.
Di santi che uccidono o calpestano draghi ce ne sono diversi, e diversi sono i loro draghi.
Il drago in carne e ossa di Giorgio, il drago luciferino di Michele, il drago metaforico di Bernardo da Chiaravalle.
E poi ci sono le sante, Margherita e Marta.
E il nostro quadro è appunto una copia dalla Santa Margherita di Tiziano, conservata al Prado (la versione dell’Escorial è più difficile da trovare):

tiziano prado.JPG

Ma poi è proprio Margherita?
Jacopo da Varazze dice che il demonio-drago apparve a Margherita mentre era in cella, e che lei lo sconfisse facendosi il segno della croce.
Ma qui non vedo celle o prigioni.
A me pare invece che il quadro illustri alla lettera la leggenda di Marta: “Marta lo trovò [il drago] in un bosco, che stava mangiando un uomo [lo scheletro è in basso a destra]. Gli gettò dell’acqua benedetta, gli mostrò una croce”. In lontananza, la città di Tarascona in fiamme, devastata dal drago stesso.

Non è una mia pensata, credo che ne parli Panofsky nel libro sull’iconografia tizianesca.
Si continua a dire Santa Margherita perché c’è una lettera nel 1552 dove Tiziano parla a Filippo II appunto di una Santa Margherita (che si pensa sia quella dell’Escorial).

Ma a me questa confusione pare tanto strana.
Come è possibile che, a Concilio di Trento già inizato, Tiziano mandi al Re Cattolico un quadro dove “confonde” le due iconografie, dove inserisce elementi precisi della leggenda di Marta, del tutto estranei a quella di Margherita, soltanto per un misunderstanding divenuto ormai tradizionale (che è esattamente quello che i protestanti rimproveravano)?
Nel dubbio, bastava chiedere chiarimenti all’Aretino, che ormai era rimbambito e sfornava biografie di sante a tutt’andare.

Insomma, per me è Santa Marta tutta la vita.
E la lettera del 1552?
Ah, non lo so.
Ma se io mi scrivo “Richard Gere” sulla carta di identità, non posso poi obbligare tutti a credere a quello che leggono a dispetto di quello che vedono.

 

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Galgano Perpignani

perpignani.JPG

Ognuno ha i suoi punti di riferimento.
Uno dei miei è Galgano Perpignani (1694-1771), sempre beffeggiato, sempre ostacolato, e che non smise mai di lottare, tra il divertimento generale.
Negli anni ho trovato tanti suoi dipinti inediti, che forse un giorno pubblicherò.
Ma quello che innanzi tutto mi premeva era raccontare la sua storia, quella sua testardaggine ottusa senza la quale anche i suoi dipinti (raramente capolavori) perdono una parte di senso.

Quindi consiglio a tutti (!) la lettura dell’articolo qui sotto, che sono poi gli atti del convegno dell’Ambrosiana dello scorso anno.
Questo è link (qui), questo il riferimento bibliografico:

Michele Danieli, Tra protezione e ostracismo. L’Accademia Clementina contro il cavalier Galgano Perpignani, in Arte e cultura tra classicismo e lumi. Omaggio a Winckelmann, a cura di Isabella Balestrieri, Laura Facchin, Milano 2018, pp. 489-506.

E QUI il link alla scheda del libro, sul sito dell’editore.

Ottimo modo per terminare l’anno.

 

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prima Velazquez, poi Raffaello

velazquez preraffaellita

Strane cose accadono sotto Natale, anche quando c’è di mezzo il festeggiato.
Ad esempio da Oberursel passa questo quadro (qui):

Unbekannter Künstler ( XIX ) “Präraffaelit”
Jesus am Kreuz
133 cm x 89 cm. Gemälde, Öl auf Leinwand

Illustre (più o meno) provenienza, poi una strana notazione: “Wohl eine Arbeit eines der originären Präraffaeliten”, probabilmente opera di un pre-raffaellita.
Mah, io non capisco.
Un pre-raffaellita dovrebbe ispirarsi ad artisti anteriori a Raffaello, giusto?
Però a me questo quadro sembra una copia da quello di Velazquez al Prado.
O mi sbaglio?

velazquez prado

Fammi ricordare… Velazquez è dopo Raffaello.
O è prima?
Ma no, è dopo. Quindi è un quadro post-raffaellita?

Ma va’, va’…
Fammi tacere, che è Natale…

 

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Giovanni Demio e la maniera moderna

demio.JPG

Con qualche ritardo, segnalo la mostra scledense su Giovanni Demio (qui).
“Scledense” vuol dire “relativo a Schio”.
E’ un termine che ho imparato proprio studiando il pittore.

Me ne ero già occupato qualche anno fa, in occasione della mostra Tiziano e la nascita del paesaggio moderno. Allora schedai la sua bella Natività degli Uffizi e le due Adorazioni di Santa Maria in Vanzo a Padova (lo dico qui perché nel catalogo il mio piccolo intervento non è citato, ahimè).

Questa volta però non ho scritto su Demio in persona, bensì su alcuni artisti presenti in mostra. Per la precisione:
– Ortolano (Assisi)
– Francesco Prata (collezione privata)
– Battista Franco (collezione privata)
– Tiziano (il ritratto del Bembo di Capodimonte, nientemeno)
– Nosadella (Capodimonte, che si ostina a considerarla opera di Pellegrino Tibaldi)
– Schiavone (collezione privata)

Come si vede dalla foto in apertura, che è anche il manifesto della mostra, è un pittore bellissimo e stratificato.

 

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Alessandro Sauli a Palermo

sauli.JPG

Spesso ci si lamenta della mancanza di un mercato più vivace nell’Italia del Sud.
Quindi segnalo con piacere un bel quadro che passa presso Sarno, a Palermo (qui):

SEGUACE DI RIBERA
Sant’Alessandro
olio su tela in cornice dorata. Secolo XVII. cm 98×74

Si vede subito che Ribera non c’entra assolutamente nulla.
Ma prima ancora dello stile, vediamo il soggetto.
Loro dicono Sant’Alessandro e in effetti in basso c’è una scritta: è tagliata nella foto, ma si legge abbastanza per riconoscere Alessandro Sauli (1534-1592).

Ora, perché un pittore napoletano del Seicento dovrebbe dipingere un quadro raffigurante un vescovo barnabita, che trascorse tutta la sua esistenza tra Milano, Pavia e la Corsica? E che non era neanche beato, cosa che accadde solo nel 1741?

Quindi secondo me il quadro è post 1741, e anche lombardo, non napoletano.
L’autore non lo so, adesso mi compro il librone sul Settecento Lombardo e me lo guardo bene.

Passa oggi alle 21.00, per 1500 euri.
Per me un affarone, perché è proprio un bel quadro.

 

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Guido van der Reni

guido babuino

Ha lasciato un po’ sbalordito un mio fedele lettore questo quadro che passa al Babuino a Roma (qui):

PITTORE OLANDESE, XIX SECOLO
LA FUGA IN EGITTO
Olio su cartone, cm. 58 x 46,5

E in effetti lascia un po’ sbalordito anche me.
Se sia un pittore olandese dell’Ottocento, non lo so.
Ma di sicuro è una copia da una invenzione di Guido Reni, nota in diverse versioni.
Metto quella dei Musées Royaux di Bruxelles, che è la più nota:

guido bruxelles

Boh. Inspiegabile.
Forse hanno perso la strada, e dall’Egitto sono finiti in Olanda…

AGGIORNAMENTO:

Ecco la risposta della casa d’aste, quando ho fatto cortesemente notare la derivazione dal dipinto di Guido:

si lo sappiamo che è una copia ma fatta da un pittore probabilmente olandese del XIX secolo, il dipinto è firmato in basso a destra da un artista straniero ed il cartone e la materia pittorica sono presumibilmente del XIX secolo. Nel catalogo per errore non è stata segnalata la firma

 

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