Naître, aimer, mourir. Les lits (et leurs habitants) dans la peinture bolonaise des xvie et xviie siècles

letto lorena nancy.JPG

Escono finalmente gli atti del convegno parigino sui letti storici, Lits historiques.
Il luogo è la rivista online “In Situ”, edita dal Ministero della cultura francese.
Potete leggervi aggratis tutto il numero (qui), oppure soltanto il mio intervento, sia in francese (qui), che in italiano (qui).
Metto anche

I quadri discussi sono dei miei soliti amici: Orazio Samacchini, Lorenzo Sabatini, Denys Calvaert, Lavinia Fontana.
Tutte cose già note, ma rilette da questo particolare punto di vista.

Lo carico anche su Academia, già che ci sono: eccolo qui.
Cliccate dappertutto così tutti sono contenti.
Ecco infine il riferimento bibliografico completo:

M. Danieli, Naître, aimer, mourir. Les lits (et leurs habitants) dans la peinture bolonaise des XVIe et XVIIe siècles, in “InSitu”, 40, 2019

 

 

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Abraham van Diepenbeeck

diepenbeeck bonhams

Quanti fiamminghi ci sono?
Millanta.
Per distinguerli ci vuole un dono speciale (che io non ho, e comincio a dubitare che esista).
Per distinguere i seguaci di Rubens ci vuole la stessa sensibilità del ladro che ausculta il meccanismo della cassaforte con lo stetoscopio.

Per questo motivo bisogna tenersi stretti gli artisti che si è in grado di riconoscere.
Io ad esempio (non so perché) riconosco Abraham van Diepenbeeck.

Mi è venuto in mente quando ho visto questo disegno che passa da Bonhams (qui):

Studio of Sir Peter Paul Rubens (Siegen 1577-1640 Antwerp)
The Madonna and Child with Saints
pen, ink and wash on laid paper, heightened by white, incised for transfer, 40.2 x 32.9 cm (15 13/16 x 12 15/16 in).

La figura di san Sebastiano che più rubensiana non si può, i panneggi dalle pieghe solide e un po’ oleose, abbondante uso della biacca per il chiarore del cielo in alto e (abitudine sua tipicissima) per staccare meglio i volumi delle figure del gruppo centrale.
Tutte caratteristiche che possiamo ritrovare ad esempio nel bellissimo foglio della Morgan Library di New York, qui sotto:

diepenbeeck morgan

Mi gusta mucho mucho.
Sembra un po’ caro, con i suoi 2.200 euri di stima minima.
Ma fatevi un giro a vedere i risultati di Diepenbeeck, poi ne riparliamo.

 

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Antonio Maria Viani

copia viani pandolfini.JPG

Nel novero dei grandi pittori quasi totalmente sconosciuti ai più, c’è senza dubbio il cremonese (ma attivo anche a Mantova e Monaco di Baviera) Antonio Maria Viani.
Così sconosciuto che Pandolfini appioppa a un ignoto pittore centro-italiano questa sua bellissima invenzione (qui):

Scuola dell’Italia centrale, sec. XVII
ALLEGORIA DELLA GIUSTIZIA
olio su rame, cm 22,7×17,3

Prima di tutto non è la Giustizia.
Lo so per due motivi:
1. la Giustizia è donna, e le donne sono fatte diversamente (se mi ricordo bene);
2. è una copia dell’Arcangelo Michele in basso al centro nell’incisione di Jan Sadeler su invenzione di Viani:

viani sadeler.jpg

I due si incontrano a Monaco, alla corte di Guglielmo V di Baviera.
Poi Sadeler se ne andrà a Praga, e Viani a Mantova.

Sulla derivazione spero non ci siano dubbi:

cfr viani sadeler.jpg

Detto questo, il quadrino Pandolfini ovviamente non è Viani, ma potrebbe essere un fiammingo fra Cinque e Seicento, che interpreta piuttosto bene la sua fonte figurativa.

A me, tutto sommato, non dispiace affatto.

 

 

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Emilia, Toscana, Roma – no subject – no name

arenberg cortona.JPG

Nella casa d’aste Arenberg, Elsa e Anna hanno un sacco di belle incisioni, e tanti disegni meno belli.
Ho guardato molto questo qui sopra, ma senza grandi risultati (qui).

Loro dicono scuola italiana di fine Cinquecento, e dicono che potrebbe essere emiliano o fiorentino.
Tratto in inganno, ho pensato un po’ a Biagio Pupini per via della biacca abbondate, ma è evidente che non c’entra nulla, e forse non avrei neanche dovuto dirlo. Vabbeh.

Quindi alla fine non penso sia né emiliano né fiorentino.
Il soggetto (che pure non ho capito, neanche quello) è un tipico soggetto da Pietro da Cortone, quindi il disegno potrebbe stare bene nella sua cerchia.
Però anche qui non ho un nome da fare.
Non Ciro Ferri, non Lazzaro Baldi eccetera. Tutti più solidi, più moderni.

Però non vorrei allontanarmi dalla Roma barberiniana.
Quindi? Dobbiamo tornare su fino ad Agostino Ciampelli? Neanche a pensarci.
Non capisco.
E mi dispiace, perché il disegno è proprio bello.

Appena mi viene in mente lo scrivo.

 

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Raffaello del Sarto

raffaello del sarto wien.JPG

Il catalogo di una casa d’aste viennese che non avevo mai visto è pieno di copie.
Per i primi lotti tengono duro, cercando di dare notizia degli originali, poi gettano la spugna.
E il luogo più adatto dove gettare la spugna è Raffaello.
Dopo tutto, qvesti italianen di Cinquezento senbrare tutti uno poco Raffallen, loro.

Ed ecco allora questo povero quadro (qui):

Raffael Sanzio (1483-1520)- manner
The exorcism
Oil on canvas, framed 57x72cm

A parte il fatto che non è “maniera di Raffaello”, bensì “copia ottocentesca” (che sul mercato è l’unica cosa veramente importante).
Il titolo corretto sarebbe San Filippo Benizzi libera un ossessa.
Lo so perché è una copia dall’affresco famosissimo di Andrea del Sarto nel chiostrino dei voti della chiesa dell’Annunziata, a Firenze.
Eccolo:

andrea del sarto annunziata.JPG

Ho tagliato la parte alta, mi scuso.

Andrea del Sarto, non Raffaello.
Nomi da poco, checcefrega…

 

 

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sempre meglio dei concorsi truccati

massimo_gramellini.jpg

Confesso che ogni tanto leggo i Caffè di Massimo Gramellini.
L’altro giorno ne ha scritto uno su Carlo Santucci, il medico che ha rianimato una signora a Cortina (eccolo qua).
Il dott. Santucci (precario) sarà assunto all’Azienda USL di Belluno. Buon per lui.

Gramellini giustamente ironizza su come per uscire dal precariato servano imprese eccezionali.
E dice:

Di questo passo si organizzeranno tornei medievali per assegnare le cattedre universitarie (sempre meglio dei concorsi truccati).

Voi non avete idea della tristezza che mi mette addosso questo passo.
Questa allusione buttata lì, sprezzante/divertita, a una pratica mafiosa che conoscono tutti, che è ovvia per tutti. Che ci vuoi fare, ormai?

Così, come se fosse una cosa buffa.
E certamente lo è.
Così come sono buffi i picciotti con la lupara in spalla e la coppola in testa.
Pittoreschi.

Finché non vengono a spararti un colpo alla nuca.

 

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Caravaggio in Provenza – 2

caravaggio vero vs farlocco 1.jpg

Ma perché mi metto in questi casini?
Colpa del mio amico di Avignone che mi ha segnalato la mostra Caravage en Provence.
Adesso i proprietari del quadro mi hanno scritto incazzati:

Cher monsieur,
Votre papier est déplorable. Sans arguments. Du commérage de bas étage. Il faut apprendre à voir, à regarder et surtout à écouter et lire. De plus, vous répandez des mots et des expressions que je n’ai jamais prononcé sur ces tableaux. Je n’ai pas besoin d’un ventriloque qui déforme mes propos.
Ces tableaux font l’objet d’une longue analyse stylistique, archivistique, iconographique et scientifique qui va bientôt être publiée (plus de 450 pages) avec l’aide de nombreux experts, conservateurs, archivistes, artistes, professionnels etc.
Vous avez l’air de nous accusez d’oser ouvrir au public notre maison afin de partager nos découvertes (plus d’une trentaine de peintures caravagesques inédites entre autres). Nous sommes dans le partage et nous refusons de nous lier avec le marché de l’art, et ne mettons pas nos tableaux dans un coffre fort en Suisse, en Luxembourg ou sur un yacht.
Très cordialement
En espérant vous revoir et débattre en face à face.

Cher Monsieur,
pardonnez mon langage grossier; je ne voulais et je ne veux pas manquer de respect à personne.
Tout simplement, à mon àvis, votre deux tableaux ne sont pas de Caravage.
En ce qui concerne toutes autres choses, vous avez raison: je ne suis ni expert, ni conservateur, ni archiviste, ni artiste. Ni meme professionnel, car je suis sans emploi.
Je pensais d’avoir appris un peu à voir. Un petit peu, au moin.
A voir que le Saint Jean Baptiste de la Galerie Borghese est très très loin du votre Saint Sébastien.
Qu’il y a un abime entre le David de la Borghese et votre Saint Jérome.

caravaggio vero vs farlocco 2.jpg

Le St. Sebastien possède un quelque charme, car il est une copie d’après le beau Mattia Preti du Musée de La Valletta:

preti la valletta.JPG

Le St. Jérome au contraire est une oeuvre médiocre, probablement du circle de Gaetano Recco.
Tout ça, à mon àvis.
Mais je dois admettre que je suis etonné que des specialistes ont pu accepter l’attribution à Caravage.
Evidemment, comme vous dites, je se sais pas voir.
Mais je n’ai que mes yeux pour voire, et ma tete pour penser.

caravaggio vero vs farlocco 3.jpg

Et si quelqu’un pense que ces trois tableaux peuvent appartenir au meme peintre, dans les memes années… c’est pas ma faulte.

Très Cordialment,

Michele Danieli

 

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