Pardon: un capolavoro del Guercino

Un sedicente Vittorio Sgarbi lascia due cordiali commenti a proposito della Maddalena guercinesca passata pochi giorni fa presso Il Ponte a Milano (qui il vecchio intervento):

 16 marzo 2012 alle 08:50
Io a differenza tua, che smanetti tra internet e qualche libro di arte scolastico, prendo l’aereo e visiono i quadri dal vero!!!. Vatti a vedere i due disegni preparatori pubblicati da D. Mahon per la figura della sorella di Lazzaro ( non signora come tu la definisci ) e la “Maddalena ” collezione Menning.

 E prosegue:

 16 marzo 2012 alle 08:58
Ora che sono io il proprietario del dipinto, ti chiedo di togliere la foto dal sito. Altrimenti agirò legalmente.

 Il tono in effetti è il suo, l’unica cosa è la mail che è un po’ strana (vittorio.sgarbi@stacippa.org).
Vabbeh. Mi scuso con quello vero, notoriamente incazzoso.

Partiamo dai disegni, che raffigurano proprio la sorella di Lazzaro, e non una signora che passava di lì per caso, come io sostenevo scioccamente.
Uno è a Windsor, l’altro in collezione Mahon (Il Guercino. Catalogo critico dei disegni, a cura di D. Mahon, Bologna 1968, catt. 46-47)

La Maddalena di collezione Suida-Manning (non Menning) non è più in collezione Manning a New York ma si trova al Blanton Museum of Art di Austin in Texas. Mahon (Il Guercino. Catalogo critico dei dipinti, a cura di D. Mahon, Bologna 1968, p. 84) pensa che “potrebbe essere opera del Gurcino stesso, eseguita in un periodo considerevolmente più tardo” rispetto alla Resurrezione di Lazzaro del Louvre. Eccola qui:

Si noti che, tramite l’aggiunta del teschio, è stata trasformata in Maddalena. Senza attributi iconografici difficilmente avrebbe potuto sbarcare sul mercato come opera autonoma.

Non a caso la brutta versione della Pinacoteca di Faenza, che non ha subito questa trasformazione iconografica, è stata inevitabilmente riconosciuta come opera di bottega dallo stesso Mahon (ibid.): “Il fatto che questo dipinto abbia l’apparenza di una somma di parti, piuttosto che di un tutt’uno, e il suo tocco sia pesante e incerto mi suggeriscono l’idea che sia una derivazione di bottega” (contraddicendo opportunamente R. Longhi, Tangenze caravaggesche nel Guercino [1926], in Saggi e Ricerche 1925-1928, Firenze 1967, pp. 29-31).
La mancanza di un plausibile contesto iconografico (e la qualità della pittura, ovviamente) fa sospettare la stessa cosa per la nostra tela.

Venendo poi alla tela del Ponte, essa (colpo di scena) è già pubblicata. È infatti senza dubbio da riconoscere nel quadro segnalato da Maurizio Marini in collezione privata romana, come autografo di Guercino (M. Marini, Giovanni Francesco Barbieri il Guercino, in “Studi e Ricerche di Storia dell’Arte”, 4, 1977, pp. 123-126).
Ed ecco il giudizio di Luigi Salerno sul quadro di Marini: “una modesta derivazione simile della stessa figura”, ovvero della Maddalena Suida-Manning (L. Salerno, I dipinti del Guercino, Roma 1988, p. 188). 

Il cerchio è chiuso, io sono a posto. Il mio expertise gratuito l’ho fatto. Le cose stanno così, nero su bianco, non altrimenti. 

In alternativa, possiamo fare come i veri storici dell’arte:
“Ho visionato attentamente il dipinto, e sono giunto alla conclusione che si tratta di un capolavoro del Guercino”.
Sono 3.000 euro. No, no: niente fattura…

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4 risposte a Pardon: un capolavoro del Guercino

  1. Simone Di Filippo ha detto:

    Riguardo questa Maddalena voglio aggiungere che la riutilizzazione delle tele usate come studi di momenti di opere più grandi è un metodo di lavoro più volte adottato dal maestro di Cento.
    Basti pensare all’Et in Arcadia Ego di Palazzo Corsini ed Apollo che scortica Marsia di Palazzo Pitti, oppure alla Sibilla ed il San Sebastiano soccorso conservati a Bologna.
    Si tratta di opere che mettono in risalto la tecnica ed il metodo di lavoro del Maestro, il quale ama usare olio e tela anche per fare i modelli di studio.
    A tale proposito ho studiato una Madonna con Bambino che ritengo essere il modello preparatore di una delle lunette eseguite dal Guercino nel complesso decorativo dell’Aurora del Casino Ludovisi.
    Magari non mancheranno occasioni per illustrare l’opera.

    • micheledanieli ha detto:

      Bisogna stare attenti a non generalizzare, e a valutare caso per caso con grande attenzione. Il mondo pullula di quadri guercineschi, che non è facile definire “falsi” o “veri”. Talvolta è impossibile, perché il “falso” comincia dentro la bottega di Guercino, quando tecnicamente è ancora “vero”.
      Però andrei cauto nel dire che dipinti ad olio, perfettamente finiti, sono studi per opere più grandi.
      Parlo del caso che conosco meglio: il San Sebastiano curato della Pinacoteca di Bologna, al quale è stata posta accanto una tela che raffigura la testa di una delle pie donne. Idea malsana, perché il confronto ammazza la tela piccola, separata dall’originale da un abisso di qualità. E’ evidente che si tratta di una replica di bottega, e non di uno studio.
      La tela piccola è stata regalata alla Pinacoteca da Mahon in persona, quindi nessuno lo dirà mai, ma è così.
      MD

      • Simone Di Filippo ha detto:

        Riguardo la piena autenticità della Sibilla il dibattito è sicuramente aperto:
        Delle differenze qualitative sicuramente ci sono, ma potrebbero anche essere giustificate anche dal fatto che tra due “copie” autografe vi è sempre una di qualità superiore. O forse, più propriamente, è possibile che il “bozzone” della donna che strizza la spugna sia stato fatto dal maestro e finito e riadattato in bottega ….
        La cosa certa è che Guercino nei due disegni preparatori del San Sebastiano ipotizza una versione con la donna con la spugna ed una senza, definendo un percorso creativo che non può escludere la presenza di un modello di prova.
        Sarebbe interessante rieffettuare delle indagini Rx ed infrarosso oltre quelle già effettuate presso la National Gallery per studiare le stesure primigenie.
        Lo studio che ho condotto sul dipinto du cui accennavo è stato fatto anche sulla base di indagini scientifiche.
        Saluti
        Simone Di Filippo

      • micheledanieli ha detto:

        Ma infatti è un gran casino, diciamo la verità. E’ chiaro che Guercino conservava anche idee poi non realizzate, che sarebbero venute buone in casi come questo. Realizzate poi da lui? O da Ercole Gennari? O Bartolomeo? O Lorenzo? eccetera.
        Io ho la massima fiducia nell’occhio del conoscitore. Ma penso che se (ad esempio) Bartolomeo Gennari nel 1655 dipinge una figura a mezzo busto sforzandosi di imitare la maniera di Guercino, poi magari Guercino scende dal piano di sopra e gli dà un paio di pennellate, nessuno oggi può riuscire a distinguerlo.
        Tanto meno uno strumento scientifico.
        MD

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