La crisi e le nuove opportunità

C’è la crisi. Quindi bisogna risparmiare. Ovvero bloccare gli avanzamenti e assumere meno ricercatori.

Si sente spesso dire che l’Università italiana, pur con tutti i suoi problemi, è comunque in grado di produrre eccellenze, che in fondo le cose vanno avanti ugualmente, che i nostri ricercatori tengono il passo con i colleghi esteri e via e via.

E’ vero. Ma perché? Perché qualcuno finora ha fatto anche il lavoro degli altri.
Servono 10 docenti? Bandiamo 15 posti, così posso piazzare mio figlio, mia moglie e il mio cane. I raccomandati poi non fanno un’ostia, e gli altri mandano avanti la baracca.

Adesso i soldi non ci sono più.
Servono 10 docenti? Possiamo assumerne solo 5. Cominciando dal figlio, dalla moglie e dal cane, che sono intoccabili. Così si pappano tutto loro, e non ci sono più gli ossi da lasciar rosicchiare a chi poi avrebbe lavorato davvero.

La baracca però deve andare avanti comunque. Come si fa, senza docenti?
Semplicissimo. Si gettano nella mischia i vecchi figli, le vecchie mogli e i vecchi cani, che per vent’anni non hanno fatto un cazzo, e che adesso si scoprono grandi studiosi. Tengono corsi, fanno lezioni, sono diventati professori.

Ma naturalmente il livello è quello che è, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Ti ricordi quando ti sei iscritto all’Università? Ricordi qualità e quantità dei docenti di allora? Vedi quelli di adesso?

C’è la crisi, ma bisogna coglierla come un’opportunità.
E’ un’opportunità per i cinquanta-sessantenni, che improvvisamente si riciclano luminari.
E’ un’opportunità per i raccomandati incompetenti, che vengono buttati nella mischia laddove altrimenti avrebbero dovuto continuare a fare i baby-sitter o le segretarie dei baroni.

Per gli altri invece è crisi e basta. Ma che se ne vadano pure affanculo.

 

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