Lo stranissimo e increscioso affare dei Girolamini

Come si sa, il 12 aprile scorso l’élite culturale italiana ha indirizzato una sdegnata lettera al ministro per i Beni e le Attività Culturali, Lorenzo Ornaghi (qui l’ultima versione).
In calce sono firme prestigiosissime, di baroni da generazioni, molti L-Art/01 e 02.
Ecco alcuni stralci.

Signor Ministro,
Le scriviamo a proposito dello stranissimo e increscioso affare che riguarda l’attuale direzione della Biblioteca Nazionale dei Girolamini a Napoli […].

Stranissimo e increscioso, nientemeno.

Le chiediamo come sia possibile che la direzione dei Girolamini sia stata affidata dai padri filippini, con l’avallo del Ministero che ne è ultimo responsabile, a un uomo (Marino Massimo De Caro) che non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale per onorare quel ruolo.

Ah! Dà fastidio? Dà fastidio che qualcuno nomini chi “non ha i benché minimi titoli scientifici e la benché minima competenza professionale”?
E i vostri figli, le vostre mogli, i vostri amanti, i vostri amici che avete piazzato qua e là in spregio alla disciplina? I concorsi che avete truccato? Quelli non erano stranissimi? Non erano incresciosi?
Proseguendo nella lettura si capisce questo conato tardivo di moralità.

E perché questa scelta sia stata fatta in un Paese e in un’epoca affollati fino all’inverosimile di espertissimi paleografi, codicologi, filologi, storici del libro, storici dell’editoria, bibliotecari, archivisti, usciti dalle migliori scuole universitarie e ministeriali, e finiti sulle strade della disoccupazione o della sotto-occupazione (call centers, pizzerie, servizi di custodia).

Ma si può avere la faccia come il culo in questo modo?
Ma con che coraggio incolpate qualcun altro (in questo caso il ministro) di avere scavato il baratro in cui buttate sghignazzando mucchi di studiosi?
La politica vi ha parato il culo, vi ha permesso di tenere il detto culo sulla sedia epurando una intera generazione con la scusa del blocco del turn-over, e adesso le tirate adosso le carogne degli studiosi che voi avete ucciso perché non vi piace un funzionario a Napoli.
Ma andatevene affanculo.

[…] Le chiediamo infine, nel riconsiderare con molta attenzione la scelta di Marino Massimo De Caro come direttore dei Gerolamini (nonché come Suo consigliere personale), di voler creare una commissione pubblica d’inchiesta sull’amministrazione passata e recente di questa biblioteca, prima che la memoria storica dei Gerolamini rimanga affidata soltanto a una maestosa architettura ferita e umiliata, tragicamente solitaria nel cuore di una rete mondiale di traffici rapaci.

Oh, ecco il punto. Creare una commissione. Indagare. Approfondire.
E da chi potrebbe essere formata questa commissione? E’ chiaro: da chi possiede i necessari “titoli scientifici” nonché la adeguata “competenza professionale”.
Sei o sette bei tromboni settantenni, sistemati in cattedra negli anni settanta. La parte sana del paese, la spina dorsale incorruttibile. Come no.

Ma dove siamo arrivati? Un qualsiasi ministro della Repubblica che nomina un funzionario?! Senza fare un concorsone, che poi ci mettiamo d’accordo, va bene, voto il tuo, però a Teramo c’è mio cugino ricordati, eh, che ti ho sistemato tua figlia a Verona.

Povero ministro, non vorrei essere nei suoi panni. Chissà come si sente intimidito.

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