Il sottosegretario Cardinale e i concorsi truccati

E’ vicenda vecchia, ma è ricicciata fuori il mese scorso perché nel frattempo il chiarissimo professor Cardinale è diventato sottosegretario.
Roba di concorsi truccati (ma no!), favori agli amici e una figlia piazzata come ricercatrice (un riepilogo). Il minimo sindacale, per un preside di facoltà. Di medicina poi, figuriamoci.

Mentre leggevo l’articolo sul giornale, pensavo al povero pubblico ministero Renato Nitti che si deve gestire la patata.
Povero lui, ne ricaverà soltanto una figura barbina.
La mazzata alle indagini infatti la ha già data il giudice alle indagini preliminari, Antonio Diella, che ha dichiarato la propria incompetenza territoriale e diviso il processo tra cinque procure.

E’ chiaro che più si va nel dettaglio, meno risultati si portano a casa.
Ogni concorso preso singolarmente è perfettamente legale. Nessuno brucia o nasconde documenti. Nessuno dichiara titoli fasulli. E nessuno falsifica i verbali.
Grazie al cazzo, non ce n’è bisogno. Basta il giudizio della commissione, che per legge è insindacabile.
Basta mettersi d’accordo prima.
Mettersi d’accordo prima in effetti è un reato (abuso d’ufficio, falso ideologico).
Ma nella sostanza è impossibile da dimostrare. Come si può dimostrare la complicità degli altri membri della commissione? Che vantaggio avrebbero?

Solo considerando tutto l’insieme dei concorsi, anche di un solo settore disciplinare, si scopre l’ingranaggio.
Io faccio passare tua figlia, così tu convinci Tizio a far passare mio nipote, e a Sempronio gli facciamo associato il suo gatto.
E’ un ingranaggio che si vede subito a occhio nudo, mica occorre essere dei geni.

E se ne sarà accorto anche Renato Nitti, al quale va tutta la mia solidarietà.
Non troverà mai non dico un Tommaso Buscetta o un Gaspare Mutolo, ma nemmeno un ricercatorino che ricordi un concorso truccato. “Mah, signor giudice, io nel nostro Ateneo non sono a conoscenza di alcuna irregolarità. Tutta la documentazione è regolare”.

A memoria d’uomo, non si ricorda un docente pentito.
Mafiosi sì. Docenti no.
Mica sono docenti per niente.

Coraggio Renato Nitti, siamo con te.

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