Fine del mito Leombruno

ex LeonbrunoIl prossimo 10 aprile passa da Sotheby’s questo quadretto con San Girolamo (qui):

Milanese School, 16th Century
SAINT JEROME IN HIS STUDY
Estimate: 5,000 – 7,000 GBP
oil on panel 70.1 by 55.3 cm

E’ lo stesso quadro che nel giugno 2012 era passato presso Auktionskammare a Uppsala, come Andrea Solario.
Quindi Sotheby’s non ha fatto un grande sforzo critico, a parte raddoppiare la stima.

Sia in Svezia che in Inghilterra, il dipinto è ritenuto cosa milanese.
E io sono d’accordissimo.

Diciamo subito che è una copia dal famoso San Girolamo firmato da Leombruno in collezione privata.

65718

Insieme all’Apollo e Marsia di Berlino e al Compianto di Palazzo Ducale a Mantova, il San Girolamo apparve nel 1825 presso il restauratore Sigismodo Belluti (Notizie storiche spettanti la vita e le opere di Lorenzo Leonbruno insigne pittore mantovano del secolo XVI scritte da Girolamo Prandi, Mantova 1825).
Tutte e tre le opere erano firmate, e divennero subito l’ossatura del catalogo di Leombruno.

Nonostante fosse abbastanza chiaro da subito che le firme erano farlocche e che i tre dipinti non stavano insieme, la tentazione di creare un campione autoctono della pittura mantovana era troppo forte.
Da questa esigenza nasce la monografia di Leandro Ventura, Lorenzo Leonbruno. Un  pittore a corte nella Mantova di primo Cinquecento, Roma 1995, che raccoglie un po’ di tutto. Compresa la tavoletta del Museo di Tokyo, firmata (davvero), che pure da sola basterebbe a mettere in crisi tutta la sua ricostruzione, e che infatti è accolta con una datazione precocissima del tutto incongrua.

Leombruno tokyo

Ad incasinare definitivamente la situazione hanno concorso gli interventi di:
– A. De Marchi, Dosso versus Leonbruno, in Dosso’s fate. Painting and court culture in Renaissance Italy, ed. by L.Ciammitti, S.F. Ostrow, S.Settis, Los Angeles, 1998, pp. 152-175
– G. Agosti, Su Mantegna 1, Milano 1995,
costruendo castelli vertiginosi senza preoccuparsi di verificare le attribuzioni alle fondamenta (è la nuova storia dell’arte, baby).

Ricapitoliamo.
1. L’Apollo e Marsia di Berlino firmato “LAV.LEONBRUNUS.MANT.” in realtà è di Lorenzo Costa, come già pensava Paolo Venturoli nel suo saggio del 1969 sul giovane Aspertini, e come poi ribadito da Barbara Secci nella mostra su Mantegna del 2006.

Costa Berlino

2. Il Compianto di Mantova, corredato da una terrificante firma a porporina, è definitivamente tornato ad un autore anonimo, come si legge giustamente in Stefano L’Occaso, Museo di Palazzo Ducale di Mantova. Catalogo generale delle collezioni inventariate. Dipinti fino al XIX secolo, Mantova, 2011, pp. 179-180.

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3. Rimane il nostro San Girolamo, ma a questo punto non si capisce perché dovrebbe essere più Leombruno degli altri suoi due compagni di merende.
Assomiglia forse alla tavola di Tokyo?
Assomiglia alla Sala della Scalcheria nel Palazzo di San Sebastiano?
A me pare di no.

A me pare, come pensano gli esperti di Uppsala e di Sotheby’s, che assomigli a Cesare da Sesto. Che sia una cosa milanese.

Con buona pace del mito Leombruno.

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