Direttori di Musei

direttori di musei

Sogno o son desto?
Scorro adesso l’elenco degli ammessi al colloquio per i posti di Direttore dei Musei Nazionali.
E’ qui (qui).

Confesso che quando ho letto dell’uscita del bando, mi pareva una buona idea.
Ma adesso che leggo il documento partorito, vedo bene che è la solita storia.
La solita spartizione della solita tortina.
Con alcune new entry incredibili. INCREDIBILI. Roba da sagra di paese.

Novità: zero.
Curiosità: zero.
Interesse per l’argomento: zero.
Mica serviva un ministro, per una lista del genere. La sapevano già tutti.

Qualcuno mi spiega come cazzo fa Mauro Felicori, dirigente al Comune di Bologna (100mila € all’anno, beato lui, qui), ZERO pagine di storia dell’arte scritte in vita sua, a essere in lizza alla 1) Galleria Estense di Modena 2) Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria 3) Museo Archeologico Nazionale di Taranto 4) Palazzo Ducale di Mantova 5) Palazzo Reale di Genova 6) Polo Reale di Torino.
Un genio assoluto, che abbraccia competenze enormi. E nella totale modestia, perché finora non abbiamo avuto il piacere di leggere una riga.

Cinque posizioni anche per Scalini.

E che dire di Beatrice Buscaroli Fabbri? Fresca di nomina (qui), finalista in tre specialità tra cui il Bargello [sic].

Una farsa agghiacciante.
Agghiacciande.

PS
Scherzi a parte, faccio notare la assoluta impermeabilità tra Soprintendenza e Università, con il solo De Marchi in lizza a Firenze. E Ekserdjian? chiederanno i miei piccoli lettori? Ma andatevene aff…
Della società civile (civile…) abbiamo già parlato, meglio soprassedere.

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5 risposte a Direttori di Musei

  1. Alex Cavallucci ha detto:

    Non è un sogno.
    Questa è la natura delle cose, in Italia, e noi facciamo parte della natura e siamo italiani.
    La solita committenza, una volta una volta erano i ricchi e i chiesaroli, oppure era la sinistra ora è qualcosa di sinistro e basta.
    In una scena di “criminali da strapazzo” di Allen, dove l’imprenditrice ex povera in canna diventata ricca, alla cena di presentazione con la borghesia newyorkese dice: Vorrei mettere su una collezione con dei bei nomi come quello li com’è che si chiama ah si! Caravaggio, Tiziano.. insomma la solita banda! ah ah ah ah! Avete usato le coppe lavadita?
    Più o meno è così, non cambieremo noi il mondo.

    • micheledanieli ha detto:

      Io certo non cambierò il mondo. Non ne sono capace, né voglio farlo: io volevo solo studiare la storia dell’arte.
      Sono italiano, sì, ma non faccio parte della natura di queste cose. E nessuno potrà dire che ne sono complice, e nessuno potrà dire che non ho fatto sentire la mia piccola voce.
      Mi scuso per la presunzione, ma mi piace credere che se tante persone dicessero pubblicamente quello di cui si lamentano in privato, e semplicemente additassero le logiche mafiose che controllano il settore, o ancor più semplicemente rifiutassero di farne parte, il mondo un pochino un pochino un pochino cambierebbe. Un pochino solo, magari.
      Questo, dal sottosuolo, è il mio contributo.
      MD

  2. Fabio Lamacchia ha detto:

    Finalmente si apre una nuova rubrica!

  3. Marco ha detto:

    A mio modesto parere, la lettura della rubrica “Come stanno le cose” dovrebbe essere imposta per prescrizione medica a chiunque voglia aver a che fare in qualche modo con la storia dell’arte. Così, tanto per avere un’introduzione al “bel mondo” senza doverci necessariamente sbattere il muso. Titolo e foto geniali, questo blog riesce a strapparmi una sana risata anche quando il contenuto degli interventi è oggettivamente avvilente…giusta la considerazione sulla mancanza di denuncia pubblica, ma temo il sistema oramai si autoprotegga scartando fin dall’inizio chi parla troppo e pensa con la propria testa. E anche se qualcuno passasse per errore, ai livelli superiori scatta il firewall 2.0: scartano tutti e tengono parenti, amici e complici.

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