Jacopo Alessandro Calvi

jacopo alessandro calvi sordino

Credo che questo sia il primo post di un blog che ha per soggetto Jacopo Alessandro Calvi, detto il Sordino.
E’ una immagine molto sovraesposta di una pala del Sordino. In maniera del tutto accidentale, o forse miracolosa, la massa del mio corpaccione proietta un’ombra che ritaglia perfettamente la figura di san Luigi Gonzaga.
Un dipinto bellissimo, già sull’altare di una chiesa e che oggi riaffiora sul mercato.

A me il Sordino è sempre piaciuto, anche perché ho sempre pensato di farne il protagonista di un Dizionario degli artisti disabili.
Divisi per categorie.
Arti inferiori: Marco Zoppo, Giovanni Battista Discepoli (lo zoppo da Lugano).
Vista: Guercino, Orbetto, o anche Garofalo, che perse un occhio nel 1531, e l’altro nel 1550.
Parola: Filippo Ceppaluni, Juan Fernandez de Navarrete (el Mudo)
Gobba: Cristoforo Solario, Pietro Paolo Bonzi
Udito: Antonio Viviani (il sordo di Urbino), e appunto il Calvi.

Un po’ tetro, neh?
Umorismo noir.
Ma non se la prenderanno. Sono tutti miei amici, in fondo.

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8 risposte a Jacopo Alessandro Calvi

  1. Edoardo Maffeo ha detto:

    A proposito di “Dizionario degli artisti disabili”: Magari le è già noto, ma le segnalo anche il pittore Lorenzo Toma (1798-1867), sordomuto.
    http://www.parona-lomellina.it/html/lorenzo_toma.htm
    Saluti e complimenti per blog.
    Edoardo Maffeo

    • micheledanieli ha detto:

      Grazie per la segnalazione.
      Ma non credo che mi mettero’ mai su questo progetto.
      Magari potrei compilare un dizionario degli storici dell’arte disabili. Disabili mentali, cominciando da me.
      A presto

      MD

  2. Paolo Costa ha detto:

    Allora forse abbiamo anche un pittore disabile che raffigura un santo disabile.
    Un bozzetto per pala d’altare (72×44) che la targhetta attribuisce al Sordino e che raffigura l’unico santo – almeno credo – mentalmente disabile, San Giuseppe da Copertino: davvero un “diversamente abile” visto che era un po’ minorato mentale però sapeva volare…

    • micheledanieli ha detto:

      Beh, adesso non esageriamo. Sconfiniamo nel sanatorio…
      Scherzi a parte, il tema follia-santità è molto antico. Coinvolge i primi eremiti, fino a Francesco, il santo folle per eccellenza.
      Certo, di qui a una diagnosi di devianza mentale ce ne passa.

      Il bozzetto è molto carino, ma non sembra Calvi. Visto così, fa più copia da Gaetano Lapis.
      MD

  3. Paolo Costa ha detto:

    In effetti, leggo su “Il frate volante. San Giuseppe da Copertino nella cultura e nella memoria”:
    “Una delle più belle tra queste trasfigurazioni è rappresentata dalla grande pala (350 x 208 cm) di Gaetano Lapis, firmata e datata: “Gaet. Lapis F. 1763″, nella chiesa di San Francesco al Prato a Perugia. La tela mostra il Santo mentre volaverso il gruppo della Vergine con il Bambino, apparsa miracolosamente sopra una nuvola, mentre numerosi astanti sottolineano il prodigio; in alto gli angeli si affacciano tra le nuvole ad osservare la scena.”.
    Sfortunatamente non si trovano riproduzioni in rete, però le proporzioni – considerato che nella copia sono tagliate un po’ le figure ai lati – sembrano coincidere notevolmente.
    Se due indizi fanno una prova (senza contare la pistola fumante del “l’ha detto Danieli”), allora è davvero una copia di Lapis e l’unico disabile resta il Santo se non vogliamo contare anche quello che lo ha affibbiato al Sordino…

    • micheledanieli ha detto:

      Non trova riproduzioni in rete perché il quadro non è più in San Francesco al Prato. Non so dove sia, ma certo non lì, perché la chiesa è stata distrutta (pardon, restaurata) negli anni venti, se non ricordo male. Devastando completamente l’interno e asportando tutti gli altari.
      A dire il vero, non so neanche se il dipinto esiste ancora. Nel caso, il suo bozzetto sarebbe una testimonianza importante.
      Ma queste sono ricerche che lascio volentieri a lei. Mi pare di aver fatto il mio, dopo tutto.
      Buon lavoro.
      MD

      • Paolo Costa ha detto:

        A definitiva conferma, dal catalogo stampato per il bicentenario della morte del Lapis (“Gaetano Lapis, i dipinti”, Urbania, 1976) ecco saltar fuori la foto della pala d’altare che stava in S. Francesco al Prato:

        A parte una figura sullo sfondo, un vecchio barbogio che qui è accuratamente depilato, direi che non c’è alcun dubbio sulla paternità dell’invenzione (e sull’occhio di Danieli…)

      • micheledanieli ha detto:

        Et voilà, come volevasi dimostrare.
        Chiedete, e vi sarà dato.
        MD

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