Padovanino ≠ Paris Bordon

paris bordon padovanino capitolium.JPG

Una delle prime regole è che più il quadro è bello, più è facile da riconoscere (le luminose eccezioni fanno storia a sé).
Il quadretto mediocre è il più insidioso e frustrante, perché quasi mai il risultato (quando c’è) corrisponde all’impegno profuso.
Quindi quando ci si trova di fronte a un dipinto tipico di un maestro, ci si rilassa e si trae un sospiro di sollievo.
Tipo questo, che passa da Capitolium a Brescia (qui):

PARIS BORDONE
San Giovanni Battista
Olio su tela, cm: 99 x 132

Un quadro davvero bello, ma non di Bordon, bensì di Alessandro Varotari detto il Padovanino. Stesso posto, ma secolo successivo.
E’ talmente evidente che non volevo mettere nessun confronto.
Poi per scrupolo ho guardato tra le foto di Zeri, e ho trovato questo bel quadro di collezione privata (qui):

padovanino collezione privata

Direi che come expertise gratuita in tempo reale può bastare.
In conclusione: Padovanino, un po’ caro ma molto bello, più del quadro schedato da Zeri.

Per carità, è vero che Padovanino si dedica al revival dei grandi veneziani del primo Cinquecento, ma cascarci ancora dopo quattrocento anni…

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15 risposte a Padovanino ≠ Paris Bordon

  1. Silvia ha detto:

    Come fa a dire che non si tratti di una copia di Bordon? Domanda da chi si affaccia ora al mondo della pittura

  2. Silvia ha detto:

    Scusi, il contrario: come fa a dire che Varotari non ha copiato Bordon ( per questioni anagrafiche)?

    • micheledanieli ha detto:

      Ah, è possibile che sia una copia da Bordon, da un prototipo che non conosco.
      Ma mi pare improbabile, la composizione è seicentesca, e non è tipica d Bordon.
      E comunque, copia o no, il quadro è di Padovanino. Mentre viene venduto come Bordon. Mi sembra questo il punto.

      MD

  3. Silvia ha detto:

    Beh, non voglio insistere, però … il prototipo di Bordon sarebbe quello in vendita ora all’asta e la copia quella conservata alla fondazione, attribuita al già noto ‘copiatore’ Varotari… L’occhio ignaro fa fatica a dire che questo di oggi non possa essere Bordon: questione di allenamento, credo. Saluti

    • micheledanieli ha detto:

      E il fatto che siano palesemente della stessa mano? Potrebbe contare qualcosa?
      MD

      • Silvia ha detto:

        Per un neofita palese è un aggettivo un po’ forte, soprattutto se una foto è a colori e l’altra B/N. Non me ne voglia. (Scheda 38938 sempre della fototeca Zeri). Nemmeno volevo farla arrabbiare: si cerca di imparare in qua ed in là.

      • micheledanieli ha detto:

        Nessuna arrabbiatura. Per le foto in bianco e nero e a colori, io non posso farci niente.
        Ma è solo la mia opinione. Ognuno è libero di vederla come vuole.
        MD

  4. Marco ha detto:

    Dal momento che si accettano domande di metodo, ne approfitto. Un neofita si chiede: il fatto che siano in controparte, come s’interpreta? Di solito non indica che si tratta di una copia da un’incisione? Inoltre, è vero che la figura umana è più bella nel quadro in vendita, ma la composizione sembra meglio svolta nel quadro da fototeca Zeri…

    • micheledanieli ha detto:

      Sì, trovare due composizioni identiche ma in controparte spesso indica che c’è stata una incisione di mezzo.
      Ma in questo caso, l’incisione non c’è. O almeno io non la conosco.
      Ma soprattutto: entrambe le versioni (Capitolium e Zeri) sono autografe, quindi non c’è bisogno di ipotizzare alcun tramite fra l’una e l’altra.
      MD

  5. Paolo Costa ha detto:

    Probabilmente non esiste nessuna incisione perché il “positivo” della fototeca Zeri è quasi sicuramente stato invertito in fase di stampa fotografica.
    Operando una inversione orizzontale con i potenti mezzi di Photoshop, la fotografia, oltre ad assumere un aspetto più naturale, rende leggibile il cartiglio che reca la scritta “ECCE AGNUS DEI” in mano al Battista.
    padovanino girato

  6. Marco ha detto:

    Grazie anche da parte mia per le cortesi risposte.

  7. brixio ha detto:

    Tanto alla Capitolium fanno solo finta di vendere, millantando basi d’asta che non esistono e cercando di far rialzare allo sprovveduto di turno il prezzo anche dieci volte la base, dal momento che é quasi sempre tutto invenduto e questo almeno significa che come truffatori sono pure fallimentari. Ah ah ah

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