Andrea Mainardi, detto il Chiaveghino

procaccini chiaveghino wannenes.JPG

Il catalogo Wannenes è diventato ormai inconsultabile.
Quasi tutte le opere sono anonime, ma poi nel (sempre più) verboso testo ti spiegano perché deve attribuirsi con certezza a Tizio o Caio.
Così devi aprire TUTTE le schede, perché delle didascalie non ci si può fidare.

Naturalmente c’è di tutto, andrebbe fatta una disamina accurata.
Tra le cose più interessanti, questa grande e bella tela (qui):

CAMILLO PROCACCINI (Parma, 1561 – Milano, 1629)
Immacolata
Firmata e datata in basso a destra: CAMILVS. PROCACINVS/ F. MDXCI
Olio su tela, cm 210×130

E’ effettivamente firmato in basso a destra, con la forma più storta, strana e farlocca che si possa immaginare:

firma mainardi procaccini wannenes.JPG

Ma soprattutto la data (1591) fa rizzare i capelli, pensando possa essere veramente Camillo.
Ma Camillo non c’entra nulla, poverino.
Non bisogna credere a tutto quello che si legge.

Si capisce subito che è un quadro cremonese, che ricorda da vicino la celebre Assunzione di Bernardino Campi, oggi alla Pinacoteca Ala Ponzone (la metto piccola, tanto è arcinota):

bernardino campi ala ponzone cremona.jpg

Chiaramente è più moderno (il quadro di Campi è del 1568), e risente nei colori metallici dell’influsso del dominatore della scena cremonese tra Cinque e Seicento, ovvero il Malosso.

I colori acidi, i panneggi solidi e taglienti, le lunghe pieghe disegnate. E (più nello specifico) le mani grandi sproporzionate, gli occhi grandi e sbarrati.
Tutte caratteristiche tipiche del Chiaveghino, al quale la tela deve essere restituita.

Confrontiamola ad esempio con l’Assunzione della chiesa di Santa Margherita a Pandino:

chiaveghino-cfr1

Stessi colori, stessa posa, stessa riconoscibilissima fisionomia.
Vediamo anche un confronto tra due angeli, che hanno gli stessi riccioli scarmigliati e sono avvinghiati nello stesso panneggio sottile (entrambi ricordi degli affreschi di Orazio Samacchini in Sant’Abbondio):

chiaveghino-cfr2

Più morbide le forme della pala di Pandino, che è datata 1586.
Il quadro Wannenes deve essere più tardi, vicino a dipinti quali quello della Pinacoteca di Cremona, che è del 1609:

chiaveghino cremona.JPG

Ecco che, alle date giuste, incontriamo i colori metallici, i panneggi compatti, le grandi manone eccetera.
E già che ci siamo, un confronto definitivo che spero chiuda la questione:

chiaveghino cfr3.JPG

Quindi:
– firma “Camillo Procaccini” palesemente falsa, certo tracciata per esigenze di mercato (e mantenuta tutt’oggi per le medesime esigenze).
– data 1591 anch’essa falsa, ma che forse mantiene traccia dell’originale: la lettura MDXCI potrebbe essere la corruzione di un originale MDCXI, ovvero 1611, che renderebbe conto benissimo delle ragioni di stile.

Non ho qui a casa le vite degli artisti cremonesi dello Zeist, quindi non so se proviene da un qualche luogo pubblico.
Viste le dimensioni (oltre due metri di altezza) mi pare legittimo sospettarlo.

Infine, costa 10mila euro.
Ci vuole un cremonese illuminato.

 

 

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