M.o della Madonna di Ponterosso vs Piermatteo d’Amelia

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Sotheby’s ha presentato le sue aste di gennaio.
Ci sono tante cose interessanti, ma anche robe strane, anche brutte e (secondo me) anche qualcosa ai limiti dell’autenticità.

Tra le cose belle (anzi, bellissime) questo tondo del Maestro della Madonna di Ponterosso, che ormai si tende a identificare con Giovanni Calderini (qui):

Master of the Madonna del Ponterosso, possibly identifiable as Giovanni di Papino Calderini
ACTIVE IN AROUND FLORENCE IN THE LATE 15TH AND EARLY 16TH CENTURY
THE MADONNA AND CHILD WITH SAINTS JOHN THE BAPTIST AND ANTHONY ABATE AND TWO ANGELS
oil on panel, a tondo, diameter: 35 5/8  in.; 90.5 cm

Costa 400mila dollaroni!!
Pazzesco, per un piccolo maestro come Calderini.
La cifra si spiega con la sua qualità, che è altissima.

Ecco, appunto: la qualità. Mi sembra che ci sia un abisso tra questo tondo meraviglioso e il name piece, ovvero l’affresco di Figline Valdarno (c’è la foto nella scheda Sotheby’s).
E non mi si dica che la composizione è identica: la mostra perugina del 2004 ci ha ampiamente dimostrato che Perugino riutilizzava fino alla noia gli stessi modelli (cosa che peraltro già sapeva Vasari, come dimostra il suo perfido aneddoto sull’altare dell’Annunziata).
E che anche i suoi allievi e perfino i suoi rivali ripetevano quegli stessi schemi senza variazioni.
Quindi ritrovare lo stesso identico disegno non è sufficiente per distinguere il Maestro di Ponterosso da Giannicola di Paolo, o da Eusebio da San Giorgio. O anche dallo Spagna, persino.

Ma a mio modesto avviso nessuno dei suddetti presenta una qualità che si avvicina al tondo Sotheby’s.
Secondo me c’è solo un artista che può fornire un’interpretazione di Perugino così incisa e metallica. Così antiperuginesca, verrebbe da dire.

ponterosso-amelia-sothebys2

Un artista che evidentemente si confronta con Perugino già forte di un proprio stile personale. Che riscrive il modello secondo il proprio gusto: un gusto fatto di veli trasparenti e taglienti come vetro, di capelli ritorti come fili d’oro.
Un artista che (sempre secondo la mia opinione) deve chiamarsi Piermatteo d’Amelia.
I confronti cercateveli da soli, a cominciare dalla Madonna di Berlino.
Tanto tempo 24 ore arriva Mazzalupi e mi massacra.

Davvero bellissimo.
Fermo restando che 400mila sono una cifra delirante anche per Piermatteo d’Amelia.

 

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20 risposte a M.o della Madonna di Ponterosso vs Piermatteo d’Amelia

  1. Alessio Cerchi ha detto:

    Tutta l’asta ha dei prezzi allucinanti. Quella dei disegni poi….

    • micheledanieli ha detto:

      Come ho già detto mille volte, per me 300 € o 3.000.000 € sono esattamente la stessa cosa, per cui non mi fa né caldo né freddo.
      Sono solo disquisizioni teoriche.
      Sapranno loro come comportarsi, visto che in pratica non hanno concorrenza.
      MD

  2. gabriele ha detto:

    ho letto il suo commento; certo , che se è P. d’Amelia , sono soldi….

    Le chiedo un consiglio. All’ ultima asta di Dorotheum , dipinti antichi, lotto 103; è un Guercino giovane (1620 ca.) o bottega di Guercino? ( la barba mi sembra lui)
    Grazie mille a auguri!!

  3. gabriele ha detto:

    mi sa tanto che sia cosi……..

    Posseggo il volume “P.Bagni- Bendetto Gennari e la bottega del guercino” e vi ho guardato tanto…… nelle foto….e sono persuaso anch’io.

    Escluderei che si tratti di B. Zallone.

    Buona serata!!!
    e arrivederci.
    G.M.

  4. Jacopo Pasquali ha detto:

    Lisa Venturini lo considerava opera del Maestro di Santa Lucia al Prato. Che ne pensi?

  5. Anna ha detto:

    Caro Danieli,
    ho letto con interesse le sue osservazioni sul tondo. Vorrei farle notare che la sua proposta in favore di Piermatteo D’Amelia contrasta con il fatto che il pittore umbro è un artista di cultura decisamente più arcaica (infatti si era formato presso Filippo Lippi) mentre il tondo e le altre opere del Maestro della Madonna del Ponterosso sono opera di un seguace del Perugino che si ispira ai modelli del Vannucci realizzati nell’ultimo decennio del secolo. A quella data non si sa nulla di come dipingesse Piermatteo, le cui opere tarde, comunque, come il trittico di Terni, sono di una cultura molto diversa, tipica dell’Umbria meridionale. Il Maestro del Ponterosso appare invece essere propriamente un seguace fiorentino del Perugino come si vede dalla componente fiamminga e ghirlandaiesca molto evidente nelle figure di angeli e santi nel tondo.
    … una discussione comunque da approfondire …

    • micheledanieli ha detto:

      Gentilissima,
      mi conceda una risposta sintetica.
      Piermatteo è su per giù coetaneo di Perugino, con il quale aveva lavorato fianco a fianco nella cappella Sistina.
      E’ vero che non conosciamo il suo stile tardo. E’ vero anche che il trittico di Terni è più arcaico, ma bisogna vedere se è suo. Il catalogo della mostra del 2009 esprime più di un dubbio in proposito.
      La Madonna di Berlino è del 1481: Piermatteo ha ancora davatnti a sé più di vent’anni. Penso che in quel tempo sia potuto evolvere fino a forme simili a quelle del tondo Sotheby’s.
      O forse mi sbaglio. Non ho nessuna prova positiva.
      Ma quel che mi preme dire è un’altra cosa. E la ripeto. MAI, MAI e poi MAI il Maestro della Madonna di Ponterosso si può sognare di esprimere una qualità quale quella che si vede in questo quadro.
      Lasciamo stare (per un momento) l’essere seguaci di Tizio o di Caio. Il Maestro non è pittore così grande. Punto. Non mi interessa niente di quello che dice Sotheby’s. Se non si parte dalla qualità, non si arriva da nessuna parte.
      Poi non sarà Piermatteo. Allora sarà qualcun altro di pari statura.
      Ma non il primo maestro che passa.
      A presto

      MD

      • Anna ha detto:

        ancora più sintetica:
        – le altre opere riunite nel 1989 da Todini, massimo specialista della pittura umbra, sotto il nome convenzionale del Maestro della Madonna del Ponterosso mi sembra siano di qualità notevolmente alta e tali da non sfigurare rispetto al tondo
        – va poi tenuto presente che l’affresco di Figline è solo un frammento molto danneggiato e, vista dal vero, la testa della Vergine mostra un ductus e una tipologia assolutamente sovrapponibile alla testa della Madonna del tondo
        – fatta salva la differenza tra un affresco malconcio e una tavola in perfette condizioni, il gruppo sembra omogeneo
        – inoltre mi rendo conto che se si volesse credere alla identificazione del pittore con lo sconosciuto Giovanni di Papino Calderini proposta da Nicoletta Baldini sulla base di un documento non proprio inequivocabile, saremmo di fronte al capolavoro di un minore: un caso che è spesso capitato nella storia dell’arte.
        Grazie per l’approfondimento e la disponibilità.

      • micheledanieli ha detto:

        Lo so bene che Todini è il “massimo esperto di pittura umbra”.
        Quindi? Non la si guarda più se Todini non ci autorizza? O la devo guardare con gli occhi di Todini?
        Per carità, io sono il minimo esperto di niente. Però se avessi male a una gamba preferirei farmi vedere da radiologi attuali magari di oscura fama, piuttosto che farmela amputare da Ippocrate “massimo esperto” del suo tempo.
        Poi sarà come dice Todini, che alla fine è uno che azzecca più di altri.
        A presto

        MD

  6. Jacopo Pasquali ha detto:

    Adesso il dipinto si trova in vendita presso Agnews con un’attribuzione al lombardo Bartolomeo Bonone, avvallata, pare, anche da Everett Fahy. Il che mi lascia perplesso perché personalmente faccio fatica a scorgerci echi della cultura pittorica lombarda…

    • micheledanieli ha detto:

      Rimane da spiegare il particolare, evidentemente trascurabile, che copia una composizione di Perugino. Così, en passant…
      Mettendo da parte la mia proverbiale salacità, posso solo dire che sono esterrefatto. E che, se è vera la notizia di Fahy, che mi dispiace molto.
      MD

      • Jacopo Pasquali ha detto:

        Ho controllato. E’ proprio confermato: Tanzi lo attribuisce a Bonone nel periodo di influenza peruginesca su suggerimento di Everett Fahy. Anch’io sono un po’ esterefatto.

      • micheledanieli ha detto:

        Basta sfogliare il libro Cariplo sulla pittura a Pavia per vedere tutti i Bonone che servono per farsi un’idea.
        A te, poi, basta attraversare la strada fino al Petit Palais.
        Incontrerai un pittore lombardo, ovviamente. E piuttosto lontano da questo livello. Perché alla fine il punto è sempre quello.

      • Jacopo Pasquali ha detto:

        Conosco bene il dipinto di Bonone al Petit Palais: l’ho visto ancora una volta proprio la settimana scorsa. E’ anche per questo che resto perplesso…

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