Giacomo Nani, l’emiliano

nani cambi

La natura morta può piacere o meno.
A me non entusiasma.
Ne ho scritto in un articolino abbastanza di recente (qui, che tutti si pregiano di ignorare), ma non aspiro a divenirne uno specialista.

Ciò non toglie che se lavori nel mercato, la natura morta la devi maneggiare, volente o nolente.
Ecco perché mi stupisce un po’ questo quadro che passa da Cambi (qui):

Scuola emiliana del XVIII secolo
Natura morta con cacciagione e carne
olio su tela, cm 100×74,5

Ripeto, se smanacci un po’ di natura morta quei tacchini spiumati, quelle salsicce, quelle bisteccone le devi riconoscere.
Formano il repertorio tipico di Giacomo Nani.
Che non è emiliano, bensì napoletano.

A dimostrazione, metto il quadro (firmato) passato da Finarte qualche decennio fa.

nani finarte

Spero non ci sia bisogno di aggiungere altro.

 

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9 risposte a Giacomo Nani, l’emiliano

  1. Giacinto Brandi ha detto:

    Seguendo la sua segnalazione ho sfogliato il catalogo dell’asta. A quanto pare c’è di che allestire una pinacoteca, ma – in ordine sparso e incompleto – le attribuzioni a Traversi (lotti 220-282), Cambiaso (331), Strozzi (334), Magnasco (341-342), Assereto (357), Maratta (365) non le scolpirei nel marmo.
    Per le parafrasi della Santa Caterina (371) e del plurimo Sacrificio di Isacco di Caravaggio (387) ha senso riferirsi a Minniti e Finson?
    Scartabellando online trovo invece un interessante collegamento (figura di San Giuseppe) tra il quadro riferito a Luca Longhi (312) e uno di soggetto quasi analogo (Santo Stefano al posto di San Giovannino) della Nivagaards Malerisamling (Niva, Danimarca).
    Infine, che gliene pare del Vescovo del lotto 226, attribuito genericamente a un pittore veneto del XVII secolo?

    • micheledanieli ha detto:

      Accidenti, come faccio a rispondere a tutto?
      Assereto (357) mi sembra bellissimo, e giusto. Gli altri meno.
      Visto che Finson ormai passa per Caravaggio (vedi il caso di Tolosa), tanto vale riferire le copie a Finson. Tanto vale tutto, nessuno dice niente.
      Molto bello anche Luca Longhi (312), forse il mio preferito.
      Del Vescovo (226) non ho molto da dire, non mi sembra notevole. Non mi sembra neanche veneto, ma non saprei fare molto meglio.
      A presto
      MD

  2. Giacinto Brandi ha detto:

    La ringrazio per la risposta.
    Le mie curiosità sono piuttosto elementari e tutt’altro che sistematiche, ma mi sembra proprio, come dice lei, che valga tutto, e che si spari alto a prescindere quando si procede su base stilistica – e commerciale.
    Mi hanno colpito le attribuzioni a Traversi perché proprio qualche giorno fa ho rivisto le (malissimo illuminate) tele del duomo di Parma; e la stesura quasi rigida del colore, per non limitarsi che a questo, nelle opere del catalogo mi sembra escludere nettamente l’autografia.
    Minniti e Finson (va bene, ambito di, attribuito a) mi sembrano pittori decisamente superiori ai quadri loro riferiti, e perché non specificare in una piccola riga che si tratta di copie da Caravaggio? Ma di questa abitudine ne ha parlato diffusamente in altri post e quindi la spiegazione viene da sé.
    Nel Vescovo la conduzione del panneggio e la saldezza della figura mi sembravano giustificare qualche attenzione ma mi fido del suo giudizio, anche se rivedendo il quadro continuo a trovarlo attraente.
    Ancora grazie e a presto,
    Gianluca

  3. Luca Santini ha detto:

    Buonasera,
    Per quanto riguarda il vescovo lotto 226 dell’asta Cambi potrebbe essere di Pier Francesco Guala……
    L.S.

    • micheledanieli ha detto:

      Ormai tra Cambi, Wannenes e MeetingArt saranno passati 10mila quatri tra Pianca e Guala. Di ogni forma, colore e qualità, tanto che non ci si capisce più niente.
      Comunque mi sembra un’idea sensata.
      Gracias
      MD

  4. Giacinto Brandi ha detto:

    Grazie per la segnalazione. Guala per me è poco più di un nome, ottima occasione per approfondire.

    Gianluca

  5. matteo ha detto:

    Osservandolo più attentamente si vede anche la firma, in basso a destra (seconda foto nel catalogo). Tra l’altro il dipinto compare anche nella fototeca Zeri. Quindi, a parte il fatto che non è andato venduto, qual è stata la strategia in questo caso? Un saluto, Matteo.

    • micheledanieli ha detto:

      Ah, e io che ne so? E’ la grande furbizia delle case d’asta.
      Qualche volpone (alcuni infestano anche questo blog) sono convintissimi che il dipinto anonimo si venda meglio. Eccone una prova lampante.

      Se il dipinto è firmato, lo avrà saputo anche il proprietario precedente, no?
      Quindi la casa d’aste lo avrà convinto a insabbiare la verità, dicendogli cosa? Che l’anonimo si vende meglio?
      Boh.
      Qualcosa gli avrà detto.

      Ve lo dico io cosa gli hanno detto: “Mettiamolo anonimo emiliano, così ognuno ci vede quello che vuole. E se poi qualcuno lo riconosce come Nani, tanto meglio: avrà la sensazione di aver fatto una scoperta”.
      Questo però, a mio modesto parere, sarebbe truffare sia il proprietario (che ha diritto alla valorizzazione del suo bene) che l’acquirente (che ha diritto ad essere informato su quello che acquista).
      Quindi, tutti truffati e contenti.
      Perché, non dimentichiamolo, la gente VUOLE essere truffata.
      Solo una trattativa illegale, dove rimane la sensazione di aver inchiappettato la controparte, dà la giusta soddisfazione.

      Questa volta non è andata.
      Sarà per la prossima.
      MD

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