Carlo Saraceni

saraceni christie's.JPG

I soldi danno coraggio, c’è poco da fare.
Un bel rotolone di banconote in saccoccia, e il tuo atteggiamento si fa subito più spavaldo.

A noi che invece i soldi non ce li abbiamo, rimangono solo la nostra testa e i nostri occhi. E non siamo spavaldi per niente.
Quindi in un certo senso ammiro il coraggio di Christie’s, che presenta in mostra questo dipinto assegnato senza esitazioni a Saraceni (qui):

Carlo Saraceni (Venice c. 1579-1620)
The Adoration of the Shepherds
oil on canvas, unframed, 103 ¼ x 68 in. (262.3 x 172.2 cm.)

Sai quanto vogliono in cambio? 170-280mila euri.
C’è di che sentirsi spavaldi.

Vengo subito al punto: per me non è Saraceni, ma una copia di qualità tutt’altro che notevole.
Nella scheda del catalogo si fa riferimento alla mostra di Palazzo Venezia del 2014, dove è stato pubblicato per la prima volta, come autografo, con una scheda di Mina Gregori; in quest’ultima (e anche nel catalogo Christie’s) si fa poi riferimento alla versione su rame della Residenzgalerie di Salisburgo, resa nota da Anna Ottani Cavina (1968) come opera di bottega.
Quindi questa dovrebbe essere la versione originale, di grandi dimensioni, da cui deriva la replica di Salisburgo.
Eccola:

saraceni salisburgo.jpg

Quello che non si dice è che esiste anche una terza versione, passata da Bloomsbury il 19 novembre del 2009, eccola:

saraceni bloomsbury 2009

E anche una quarta, anch’essa presente in mostra a Roma nel 2014, con una scheda di Elisa Acanfora, e che dieci mesi dopo la chiusura dell’esposizione era già da Sotheby’s a New York, dove hanno tentato (senza successo) di venderla per 500-700.000 dollaroni (effetto mostra!). Eccola:

saraceni sotheby's.JPG

Le tre versioni piccole (Salisburgo, Bloomsbury, Sotheby’s) misurano al massimo 50 cm di altezza, e sono tutte su rame.
La versione Christie’s che passa adesso è su tela, ed è alta 262 cm.

Secondo me basta guardare il viso della Vergine, per vedere che la versione Christie’s non è altro che una riscrittura in grande delle altre versioni, e per giunta molto impacciata.
Vi si trovano tutte le incertezze nelle quali un pittore non geniale (tutt’altro) incappa quando cerca di trasportare una composizione di piccole dimensioni su scala monumentale.

Vogliamo andare più nel dettaglio?
Ecco un bel particolare: in alto la versione Christie’s, in basso la versione Sotheby’s (che a sua volta non è eccelsa, ma di qualità leggermente migliore):

saraceni cfr1.jpg

Ci sono tutte le caratteristiche tipiche dei copisti di Saraceni: i panneggi come nastri di gomma ripiegati, le rughe degli anziani irrimediabilmente incerte, la piattezza dei volumi illuminati.

Per chi ha visto la mostra, succedeva esattamente la stessa cosa con altri due quadri, cioè il San Rocco di Capodimonte (cat. 35) e la versione di collezione Koelliker (cat. 36), imprudentemente (anzi, spavaldamente) appesi l’uno a fianco dell’altro.
Un confronto che distruggeva la versione milanese, ahimè.

Adesso, per rifarci un po’ gli occhi e per capire di cosa stiamo parlando, guardiamo un VERO quadro di Saraceni, il grande artista veneziano di primo Seicento:

saraceni palazzo barberini

Che meraviglia.
Adesso tornate su e ditemi se il quadro Christie’s è degno di portare il nome di Saraceni.
170.000 – 280.000 €.
Ci vuole davvero un bel coraggio. Ma dietro un muro di soldi così alto sarai sempre al sicuro.

 

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2 risposte a Carlo Saraceni

  1. Francesca ha detto:

    Complimenti e grazie per aver mostrato, in modo tangibile, la bellezza di un originale rispetto alle tante copie che girano.

    • micheledanieli ha detto:

      Ha detto bene: la bellezza di Carlo Saraceni.
      Quello che mi sbalordisce è la quantità di persone che usano al meglio le proprie competenze per confondere, nascondere, distorcere la bellezza di un artista come Saraceni.
      Pretendono che i soldi ci chiudano gli occhi.
      MD

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