2 MILIONI di € !!

mostri a firenze.jpg

Premetto: 2 milioni di euro non li ho mai visti, quindi non so di cosa sto parlando. Mi scuso fin da subito per le inevitabili inesattezze.

2 milioni è la cifra che Gucci ha sborsato per dimostrare che, pagando, oggi in Italia si può fare tutto.
Per esempio, trasformare Palazzo Pitti in una riunione di mostri.
Un resoconto agghiacciante della sfilata è QUI: è una lettura difficile, tenete duro fino alla fine.

In apertura, il capo di Gucci (Marco Bizzarri) e Dakota Johnson.
Dakota Johnson è figlia di Melanie Griffith e Don Johnson.
Se un giorno erediterò la loro biblioteca di famiglia, spero di trovare una scatola da scarpe abbastanza grande.

Insomma, questa sfilata s’aveva da fare, perché la moda è cultura.
Ecco un po’ di cultura:

mostri firenze gucci pitti2.jpg

Questo è il grande stilista portatore di cultura, Alessandro Michele:

gucci firenze.jpg

Vabbeh, affari loro.
Fanno girare l’economia, mettono vestiti strani, e in fondo non fanno male a nessuno.

Quello che mi sembra strano è vedere foto come questa:

gucci firenze burning.jpg

Da qui, dietro la tastiera, sento il calore di quei fari, a destra.
Sento bruciare la tela del Veronese, lì dietro.
Vedo la Maddalena di Domenichino illuminata come non mai.
Battista Franco splendente.

Sarà forse luce fredda, a LED?
Lo spero. Anzi, lo immagino.
Ma comunque esistono degli standard ai quali, è evidente, si è deciso di derogare (ad esempio, vi ricodate quando i solerti custodi vi dicono di non usare il flash?).

Per quale motivo?
Beh, per 2 milioni di buoni motivi, fin qui ci arrivo anch’io.

Ecco il punto.
Io credo che il compito di alcuni dei nuovi direttori di cui si è parlato tanto (qui e qui) sia proprio quello di trovare il punto di equilibrio, la cifra, quanti buoni motivi servono per disporre di questi carrozzoni a piacimento.

2 milioni per Palazzo Pitti.

Quanti per una festicciola a Capodimonte, senza poveri tra i coglioni?
Per un’orgetta alla Reggia di Caserta?

Io porto la pastiera.
E anche una borsetta, magari a fine serata mi regalano, che so, un pezzo di Parmigianino stagionato 36 mesi, grande eccellenza del Made in Italy.

 

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i direttori, inevitabimente

direttori trombati

E così, alla fine, il TAR ha annullato le nomine di alcuni dei direttori piazzati da Franceschini (per quel che ne penso, cfr. qui).
Ne parlano tutti, dalla Repubblica al Corriere e poi tutti gli altri.
Ma era inevitabile.

Lasciamo perdere la norma che limita la partecipazione ai soli cittadini italiani.
E’ stupida, va cambiata e tutto andrà a posto.

Molto più interessanti le parole della sentenza che fanno riferimento a procedure “oscure” e “magmatiche” nella valutazione.
Mi permetto di sintetizzare: la consueta pastetta mafiosa per piazzare gli amici.
Concedetemi allora un minuto (solo uno) da moralizzatore:

– se tu (Ministro) credi nelle leggi e nelle regole, fissa regole giuste e chiama uomini di buona volontà a vigilare su di esse. Regole giuste e persone giuste produrranno risultati che forse non saranno quelli che speravi (id est magari non nomineranno un tuo amico), ma che andranno a vantaggio della comunità

– se tu (Ministro) hai come obiettivo piazzare i tuoi amici, sarai costretto a cucire loro addosso un castello di norme e un sistema di valutazione che sarà SEMPRE attaccabile. Soprattutto se c’è la volontà esplicita (comune ai renziani) di mostrarsi più forti della normativa. Così si spiega la falla dei cittadini stranieri vs cittadini italiani.

Tutto qua.
Adesso, ne sono certo, ci sarà un’altra leggine che risanerà le cose. Perché bisogna difendere non questi figuri miracolati, ma l’arroganza di Franceschini.

Perché il Ministro non ha semplicemente scelto 20 persone dicendo “Ho deciso così”? Perché si è andato a impaludare in un concorso (finto), con una commissione (finta) e tutto l’ambaradan?
Perché occorreva dimostrare che la forza bruta poteva aver ragione anche nella normativa vigente.

Per essere costruttivi, diamo un consiglio a Franceschini, mutuato dal magico mondo dell’Università, che questo problema lo ha brillantemente risolto da tempo.
Se vuoi imporre la tua volontà rispettando la normativa, prima TI DEVI SCRIVERE LE NORME PIU’ ADATTE ALLE TUE ESIGENZE.

Sveglia!!

 

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Humpty Dumpty sat on a wall

saenredam

Domani è il mio non-compleanno.

Potessi scegliere un regalo, prenderei questo lotto di incisioni che Piasa regala (qui).
Regaliamolo allora a chi se lo può permettere.

 

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Pieter, il Candido Bamboccio

annunciazione bamboccio candido sotheby's.JPG

Sotheby’s fa un’asta a Parigi, dove mette dentro un po’ di tutto: dipinti antichi, Ottocento, disegni, sculture…
Roba bella e meno bella.
Ma soprattutto alcune sciatterie che non sarei aspettato da chi macina fantastilioni grazie alla propria competenza.

Ai lotti 14 e 15 infila un uno-due micidiale.
Il 14 (qui) attribuito a Bernardo Strozzi è un franco-fiammingo men che mediocre; il 15 (qui) appioppato senza esitazioni a Marcello Venusti è una copia senza pretese dall’incisione famosissima del Béatrizet e successive rielaborazioni.

Ma il massimo è questa Annunciazione (qui):

Antwerp School end of 16th Century, Circle of Frans Pourbus the Younger
THE ANNUNCIATION AFTER AN ENGRAVING BY PIETER VAN LAER
Huile sur cuivre
42 x 31 cm

Ma come?! Non sei tu che rompi sempre i cabbasisi lamentando che le case d’asta non indicano i prototipi delle copie?
Bene, allora vediamo un po’.

Frans Pourbus il Giovane nasce nel 1569, e muore nel 1622.
Pieter van Laer nasce (forse) nel 1599 e muore nel 1641-1642.
Visto che di van Laer non sappiamo niente prima del 1625, quando è documentato a Roma, questa Annunciazione è una bomba, perché deve per forza essere precedente 1622.
Si tratta dunque della prima testimonianza dell’artista!!!

Vabbeh, basta così.
Ovviamente l’incisione evocata non è di Pieter Van Laer (detto il Bamboccio: proprio lui, quello dei Bamboccianti), ma di Johann Sadeler su invenzione di Pieter de Witte (detto Pietro Candido).
Eccola:

sadeler candido.JPG
Chiaro?
Candido, non Bamboccio.
Sempre Pieter, ma due persone diverse.
Santiddìo.

Per quale motivo poi il dipinto sia messo sul groppone di Frans Pourbus, è un mistero ancora più fitto, sul quale preferirei sorvolare.

8mila euro di ignoranza.
Un affarone.

 

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Abraham Bloemaert

 

bloemaert minerva.JPG

A me mi piace Abraham Bloemaert.
Ma parecchio, eh. Ho sempre vissuto questa mia infatuazione come un piccolo tradimento nei confronti della prediletta scuola anversese, ma tant’è.

E per lungo tempo la mia idea di ricchezza si è identificata con gli irraggiungibili volumi di Jaap Bolten, Abraham Bloemaert, c. 1565 – 1651. The drawings, Leiden 2007 (introvabile), e soprattutto di Marcel Roethlisberger, Abraham Bloemaert and his sons. Paintings and prints, Doornspijk 1993 (qui).

A farla breve, da Minerva passa questo disegno, dato a scuola fiamminga del Seicento (qui):

Scuola fiamminga, secolo XVII
Due figure presso un albero
matita, penna, inchiostro bruno e acquerello su carta, mm 204 x 194
reca iscrizione in basso a destra: Bloemart

Come si sa, tendo a parlar male delle case d’asta.
Ma in questo caso mi sembra eccessivo pensare che non siano sati in grado di decifrare la scritta Bloemart.
Evidentemente non si fidano dell’indicazione del collezionista.

A me invece pare buono.
800 euro, li avessi, li metterei volentieri.
Anche perché costa molto meno del libro di Bolten.

 

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Giacomo Nani, l’emiliano

nani cambi

La natura morta può piacere o meno.
A me non entusiasma.
Ne ho scritto in un articolino abbastanza di recente (qui, che tutti si pregiano di ignorare), ma non aspiro a divenirne uno specialista.

Ciò non toglie che se lavori nel mercato, la natura morta la devi maneggiare, volente o nolente.
Ecco perché mi stupisce un po’ questo quadro che passa da Cambi (qui):

Scuola emiliana del XVIII secolo
Natura morta con cacciagione e carne
olio su tela, cm 100×74,5

Ripeto, se smanacci un po’ di natura morta quei tacchini spiumati, quelle salsicce, quelle bisteccone le devi riconoscere.
Formano il repertorio tipico di Giacomo Nani.
Che non è emiliano, bensì napoletano.

A dimostrazione, metto il quadro (firmato) passato da Finarte qualche decennio fa.

nani finarte

Spero non ci sia bisogno di aggiungere altro.

 

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Tobia, Elia e il navigatore satellitare

elia tobia

La casa d’aste Enchères Côte d’Opale è così piccola che non ho trovato nemmeno il loro sito.
Prendiamola come una giustificazione per questa buffa svista iconografica (qui):

Ecole flamande du XVIIème siècle
Tobie et l’ange
Huile sur cuivre 24,3 x 17,8 cm

Tobia?! Ma Tobia è un ragazzo, quasi un bambino, quando se ne parte di casa con l’arcangelo Raffaele!
Stanno in viaggio un bel po’, a quanto pare. Giusto il tempo di farsi crescere un bel barbone fluente e canuto.
E in effetti Tobia è lì che sembra pensare: “Secondo me ci siamo persi”…

In effetti non è Tobia (ma va?).
E’ il profeta Elia, che dopo aver sterminato i sacerdoti di Baal, si rifugia nella città di Bersabea.

Egli si inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire, disse: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. Si coricò e si addormentò sotto il ginepro. Allora, ecco un angelo lo toccò e gli disse: “Alzati e mangia!”. Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia cotta su pietre roventi e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi tornò a coricarsi. (1Re, 19, 4-6)

Avete presente quel quadro famoso del Moretto, in San Giovanni a Brescia?
Ecco, è lo stesso episodio.

hh

 

 

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