Vincenzo Campi ≠ Nicolò Frangipane

frangipane babuino.jpg

E la pittura di realtà?
E tutti gli imperdibili precedenti del Caravaggio?
Mostre, mostre, mostre, fiumi di denari per quadri prima invendibili e poi, di colpo, tramutati in oro.
Con i longhiani lombardi scatenati: qualche frase rimestata del maestro, un po’ di Gadda e via per pagine e pagine.
Per carità, tutto molto suggestivo. Però quando le attribuzione erano sbagliate (cosa che capitava, perché ovviamente sul barcone volevano salire tutti, anche chi con la storia dell’arte c’entrava poco e niente) tutto assumeva un tono imbarazzante.

Vedete… il pittore… la poesia di questa umanità… la sensibilità con la quale si accosta…
Sì ma il quadro non è suo, è di un altro.
Uff… quisquilie da topi di fototeca…

Tra chi ha beneficiato di più di quella stagione è stato Vincenzo Campi.
E giustamente, perché è pittore bellissimo e geniale.
E quindi al Babuino gli appioppano questa dipinto (qui):

VINCENZO CAMPI, bottega di
(Cremona 1536 – 1591)
BACCANALE CON CANTORI
Olio su tela, cm. 113 x 142

Però, si diceva, il quadro non è suo.
E’ una tipica composizione di Nicolò Frangipane, con tutti i suoi personaggi ricorrenti.
Il grande sileno al centro, il suonatore di liuto a sinistra eccetera.
Cercateveli un po’ da soli, che vi fa bene.

Qualità non eccelsa, ma meno peggio di tanti quadri a lui riferiti.
Deve piacere, ovviamente.

Ma che diamine, è pittura di realtà!
… la poesia di questa umanità… la sensibilità con la quale si accosta…

 

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Ambrosius Francken ≠ Pietro Candido

witte francken

Il povero Pietro Candido, che è un artista bellissimo, proprio non si riesce a riconoscere, a quanto pare (cfr. qui, o qui).
Nemmeno rivolgendosi a consulenti esterni, come fa la piccola Enchères Côte d’Opale, a Saint Martin les Boulogne (qui):

FRANCKEN Ambrosius l’Ancien (Attribué à)
Herenthals 1544 – Anvers 1618
Le Martyre de sainte Ursule et de ses compagnes
Huile sur panneau, 160 x 115 cm
Patrice Dubois – Expert en Tableaux Anciens 16 rue de Provence – 75 009 Paris

Poco da dire.
Non Ambrosius Francken (zio del più celebre Frans II), bensì copia dall’incisione di Jan Sadeler d’après Pietro Candido, del 1588.
Eccola qua:

sadeler orsola

Esiste ancora anche il quadro, a Monaco di Baviera, ma è inutile metterlo perché il quadro in asta viene dall’incisione, ovviamente.

Che figata, fare il consulente.

 

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Correggio e Fantin-Latour

fantin-latour accademia monaco

La casa d’aste Accademia Fine Art di Monaco propone una serie di disegni di Fantin-Latour, tra cui questo (qui):

HENRI-THEODORE FANTIN-LATOUR (1836-1904)
Tête de femme, 1882
Dessin au crayon sur papier
Signé en bas à droite, titré et daté
Provenance : Exposition de dessins de Fantin-Latour à la Galerie Tempelaere, Bd Malesherbes, Paris
15 x 15 cm à vue

Firmato e datato, tutto a posto.
Non è esattamente una “tête“, perché ci sono anche il busto e le braccia. E nella mano sinistra tiene una mela.
Si tratta quindi di Eva.

Lo so anche perché è una copia dall’affresco di Correggio nel Duomo di Parma. Eccolo:

correggio eva parma

Come dimenticare quella bellissima Eva adolescente?
Ma poiché non ce lo vedo, Fantin-Latour, sui ponteggi parmigiani, ne deduco che il suo disegno è tratto dal foglio di Correggio al Louvre, celebre quasi quanto l’affresco:

correggio eva louvre

900 euri sono un po’ tanti, ma per lo meno è una testimonianza dei gusti di Fantin-Latour.

 

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tutti (ri)convocati: La ragione dei lumi

ambrosiana.JPG

Se non siete venuti a Parigi, non mancate almeno a Milano, per il convegno dell’Ambrosiana qui sopra (qui).

Convegno sontuoso, con tantissimi relatori e un milione di temi.

Io parlerò del mio grande amicone Galgano Perpignani, e della sua lotta contro l’Accademia Clementina di Bologna.
L’ho un po’ ripreso in mano, e ho trovato (forse) delle novità fantastiche.
Ma tutto a suo tempo.

Mi raccomando non mancate.

 

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tutti convocati: Dessins et tableaux en quête d’auteur

heures.JPG

Mi raccomando, non mancate alla Giornata di studi all’INHA di Parigi:

« Dessins et tableaux en quête d’auteur »
6 juin 2017 – INHA – 2 rue Vivienne 75002 Paris – Salle Vasari

E’ un incontro organizzato in occasione della mostra Heures Italiennes, sui dipinti italiani della Piccardia.

QUI il programma completo.

Je vais parler de quelques tableaux émiliens.

 

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alla fine, Cornelis Cort

mosan cort

Tante volte abbiamo detto dei dipinti che derivano evidentemente da incisioni, e che invece passano con le attribuzioni più disparate.
Un giorno questa influenza delle incisioni bisognerà pure studiarla.
Non io, però: ci ho pensato, e avevo scritto un bel progetto, ma un centro studi svizzero lo ha ritenuto poco interessante.

Da Mosan, a Liegi, passa questo quadro (qui):

ECOLE FLAMANDE du XVIIe siècle
Le Christ au prétoire
Huile sur panneau
Cette œuvre s’inspire certainement d’une gravure de Jan Collaert (Anvers 1551-1620) d’après Hans Von Aachen (Cologne 1552 – Prague 1615)
105 x 73 cm

E’ una bella tavola, e anche grandina.
E Mosan coglie la derivazione da una stampa. Con sicurezza, dice che “certainement” viene da un’incisionedi Jan Collaert d’après von Aachen.

Sarà.
Io però questa incisione non l’ho trovata.
Ma a dire il vero non l’ho cercata molto, perché il quadro viene “certainement” dall’incisione di Cornelis Cort d’après Etienne Du Pérac.
Eccola:

cort perac

Però devo dire che un nesso c’è, perché nel suo bel disegno acquistato di recente dal Metropolitan, Hans von Aache dimostra di conoscere l’incisione di Cort:

aachen metropolitan

L’inquadratura è identica, con la parte inferiore riservata alla folla berciante.
Poi Hans mette al centro la sua tipica figura femminile di spalle a braccia aperte, ma conserva il dettaglio dell’uomo che regge la croce a sinistra.

Purtroppo nella tavola Mosan la parte inferiore, che dovrebbe dare forza alla composizione, è la più sofferta, e restaurata molto male.

 

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2 MILIONI di € !!

mostri a firenze.jpg

Premetto: 2 milioni di euro non li ho mai visti, quindi non so di cosa sto parlando. Mi scuso fin da subito per le inevitabili inesattezze.

2 milioni è la cifra che Gucci ha sborsato per dimostrare che, pagando, oggi in Italia si può fare tutto.
Per esempio, trasformare Palazzo Pitti in una riunione di mostri.
Un resoconto agghiacciante della sfilata è QUI: è una lettura difficile, tenete duro fino alla fine.

In apertura, il capo di Gucci (Marco Bizzarri) e Dakota Johnson.
Dakota Johnson è figlia di Melanie Griffith e Don Johnson.
Se un giorno erediterò la loro biblioteca di famiglia, spero di trovare una scatola da scarpe abbastanza grande.

Insomma, questa sfilata s’aveva da fare, perché la moda è cultura.
Ecco un po’ di cultura:

mostri firenze gucci pitti2.jpg

Questo è il grande stilista portatore di cultura, Alessandro Michele:

gucci firenze.jpg

Vabbeh, affari loro.
Fanno girare l’economia, mettono vestiti strani, e in fondo non fanno male a nessuno.

Quello che mi sembra strano è vedere foto come questa:

gucci firenze burning.jpg

Da qui, dietro la tastiera, sento il calore di quei fari, a destra.
Sento bruciare la tela del Veronese, lì dietro.
Vedo la Maddalena di Domenichino illuminata come non mai.
Battista Franco splendente.

Sarà forse luce fredda, a LED?
Lo spero. Anzi, lo immagino.
Ma comunque esistono degli standard ai quali, è evidente, si è deciso di derogare (ad esempio, vi ricodate quando i solerti custodi vi dicono di non usare il flash?).

Per quale motivo?
Beh, per 2 milioni di buoni motivi, fin qui ci arrivo anch’io.

Ecco il punto.
Io credo che il compito di alcuni dei nuovi direttori di cui si è parlato tanto (qui e qui) sia proprio quello di trovare il punto di equilibrio, la cifra, quanti buoni motivi servono per disporre di questi carrozzoni a piacimento.

2 milioni per Palazzo Pitti.

Quanti per una festicciola a Capodimonte, senza poveri tra i coglioni?
Per un’orgetta alla Reggia di Caserta?

Io porto la pastiera.
E anche una borsetta, magari a fine serata mi regalano, che so, un pezzo di Parmigianino stagionato 36 mesi, grande eccellenza del Made in Italy.

 

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