la grande furbizia – applicazione della teoria

paris bordon copia ponte

Ricordate l’articolo sulla “grande furbizia” della case d’asta (qui)?
Un lettore mi scrive un commento che illustra la situazione perfettamente (spero non me ne voglia se lo uso come cavia, nel caso mi scuso):

Avevo notato anch’io la somiglianza, tra l’altro segnalata in un precedente passaggio in asta della stessa opera (da Wannenes, nel 2013). Ma è una copia o piuttosto una variante, magari della cerchia? E ancor più radicalmente: qual è la copia e quale l’originale? Stilisticamente la presunta copia ricorda altri dipinti bordoniani molto più del presunto originale: penso al trattamento della capigliatura e alla stessa morbidezza delle forme, molto più in linea con altre opere di Bordon di quanto non lo sia la prima opera. La collocazione in un’ovale, con cornice certamente successiva, fa tra l’altro pensare a un ritaglio, magari per “salvare il salvabile” di un’opera danneggiata. Insomma, forse la questione merita ancora un po’ di approfondimento…

Quindi?
Che sia questo l’originale?!
Ecco che si profila l’affarone… la grande furbizia è in moto.

Lasciamo da parte il dipinto del Ponte, che è una copia.
Lasciamo da parte anche il presunto originale, portato alla ribalta anche lui con grande furbizia.
Il bello è l’impostazione del rapporto compratore-casa d’aste.
La casa d’aste cerca di fregare il compratore con tutte le sue strategie.
Il compratore cerca di fregare la casa d’aste con la sua astuzia.
La casa d’aste conta sulla dabbenaggine del compratore.
Il compratore conta sull’incompetenza della casa d’aste.

Con queste premesse, ogni transazione si conclude con una fregatura, da una parte o dall’altra.
Ecchebbellezza. Viva l’Italia!
Il dipinto antico trattato come un telefonino tarocco ai margini della Vucciria.
Son soddisfazioni.

Al gentile lettore suggerisco di smascherare l’inganno in maniera molto semplice.
Scriva alla casa d’aste e dica: “Ho visto il vostro quadro. Ho visto che è in rapporto con un’opera di Paris Bordon? Cosa ne pensate? Può essere autografo? Grazie”.
Ha il diritto di sapere quello che compra.

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2 risposte a la grande furbizia – applicazione della teoria

  1. Alessio ha detto:

    E’ vero, sarebbe bello se tutto fosse trasparente e certo, ma il mercato è così (mercato azionario, immobiliare, arte, ecc…).
    Però, i gonzi e i furbi sono ovunque, non solo in Italia, ad esempio il caso Mahon – Sotheby’s – Caravaggio, questo più recente: http://www.thecobbs.com/auction-2015-04-04-lot-65.html (venduto per 390.000 $ ?), e si potrebbe andare avanti.
    Quello che dispiace è vedere il dipinto antico che non è più elemento di interesse ma, passando in secondo piano, funge da miccia per l’innesco della sfida compratore/venditore.

    • micheledanieli ha detto:

      Il “mercato” non ha volontà propria (né tanto meno si “auto-regola”). Sono le persone che lo praticano che gli danno un indirizzo truffaldino o trasparente.
      Sussurrare frasi d’amore o urlare minacce, non dipende dal telefono.
      Se svuotiamo il dipinto antico del suo portato culturale (o lo falsifichiamo), resta una tela vecchia con del colore sopra. Tanto vale scambiarsi i soldi e basta. E’ più divertente e più redditizio.

      MD

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